La caserma Bianchini – un primato napoletano nascosto

Ad inizio 1500 la Spagna entrò in possesso del Regno di Napoli mantenendone il potere fino al 1713, periodo in cui si videro passare, al suo comando, innumerevoli viceré spagnoli.

Molti di essi risultarono deleteri al Regno creando pesantissime tasse da inviare al governo centrale spagnolo senza alcun riscontro positivo per la città.

Altri invece segnarono una svolta fondamentale nella storia della sua capitale, come Don Pedro de Toledo, che trasformò la città di Napoli rendendola una delle roccaforti dell’Impero spagnolo.

Nel 1581, in pieno periodo vicereale, il Principe di Pietrarsa, fece costruire, ancora prima del Palazzo Reale, nei pressi del ponte della Maddalena, un palazzo di “Cavallerizza” per l’addestramento dei cavalli dell’esercito reale.

Il manufatto era molto distante dalle mura perimetrali cittadine, infatti il tratto più vicino era lo sperone del Carmine costituito dalle vecchie mura aragonesi, dal castello fel Carmine, demolito nel 1906, e dalla omonima porta che, dall’odierno corso Garibaldi, dava direttamente in piazza del Mercato.

In seguito, la “Cavallerizza” venne trasformata in maneggio, con una pista circolare dove si praticava l’equitazione, si allenavano i cavalli e si eseguivano gare ippiche di allenamento.

La parola francese “manège” viene dall’italiano maneggio poiché questo tipo di struttura napoletana fu la prima ad essere realizzata e quindi risultante la piu antica del mondo.

Essa ospitò i più grandi Cavalieri e Cavallerizzi napoletani, inventori e maestri dell’Alta Scuola Equestre, e tutti i maneggi europei furono costruiti, in seguito, sul modello di quelli Napoletani e secondo i dettami dei famosi e ricercati “cavallerizzi” Napoletani.

Nel 1742 si decise di trasferire la “Cavallerizza” altrove all’interno delle mura della città, e il vecchio manufatto fu trasformato in una arena adibita a spettacoli circensi e combattimenti tra animali, denominata “Serraglio”.

Il progetto però rimase incompiuto per molti anni poiché, al serraglio, si preferì ampliare la costruzione della vicina caserma vanvitelliana e, nel 1827, dopo circa 80 anni, con il calare dell’interesse per le attrazioni ludiche-animalesche, si decise di ritornare al vecchio utilizzo militare dell’edificio originale, riattando le celle più grandi per il deposito di armi e quelle più piccole per i cavalli.

Nel 1897 da “Cavallerizza Borbonica (reale)” diventò caserma Bianchini, dedicata ad un eroe napoletano, medaglia d’oro al valor militare.

Un valoroso uomo del sud che sacrificò la sua vita e quella dei suoi uomini per quelli che una volta erano i piu grandi ideali nazionali appartenenti al colonialismo.

Nel 1896, nella battaglia di Adua in Abissinia, le forze italiane furono investite da una potente carica delle forze etiopi che sbaragliarono l’avanguardia italiana, penetrando nella nostra seconda linea.

Ricevuto l’ordine di “sparare sino all’ultimo colpo e di sacrificarsi sul posto per permettere agli avanzi della brigata di potersi ritirare” il capitano Bianchini, insieme alla quasi totalità degli ufficiali e degli effettivi dei due reparti, obbedì trovando la morte sul campo.

Durante la seconda guerra mondiale, la caserma fu bombardata e seriamente danneggiata correndo il rischio di essere completamente demolita ma, fortunatamente, furono eseguiti interventi di recupero per cui anche oggi possiamo ammirarne la sua architettura.

Dopo un recente ulteriore restauro, attualmente ospita l’ufficio “Napoli 3” dell’ Agenzia delle entrate e, per ricordare ai posteri le sue origini militari, Il 2012 vi fu apposta una lapide in ricordo di Eduardo Bianchini.

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