Il mare circondava Pizzofalcone

La città di Napoli è marginalmente attraversata, nella parte interna, da una continua catena collinare che va da Posillipo a Capodichino.

Questo continuo promontorio che divide con una linea quasi netta la città alta dalla città bassa, presenta una diramazione che, ad altezza della collina di castel sant’Elmo, va dirigendosi verso il mare terminando con una rupe, probabilmente millenni fa l’isola di Megaride era la sua naturale appendice.

Nell’800 a.c. Megaride vide nascere Partenope, il nostro primordiale insediamento urbano, essa non era altro che un mercato di porto dove i marinai che provenivano da lontano scambiavano le loro merci e si procuravano scorte per proseguire il loro viaggio.

Da mercato portuale, Partenope diventò città e intorno al 680 a.c. si prolungo’ sul monte Echia prendendo il nome di Palepoli per poi, in seguito, fondare Neapolis, dove è attualmente il centro storico e, poco alla volta, la “città vecchia” venne completamente abbandonata, questo avvenne nel 500 a.c. circa.

Ma intorno l’anno “0”, nella maggiore espansione romana, i patrizi, alla ricerca di luoghi tranquilli dove trascorrere l’otium, videro, nella vecchia città il luogo perfetto per collocare le loro ville, lontane dal caos e dai frastuoni del centro cittadino.

Fa parte di questo periodo, la costruzione dell’enorme villa di Licinio Lucullo, che sorgeva proprio tra l’isolotto di Megaride e il promontorio dove vi era la città di Palepolis.


La villa di Lucullo aveva una estensione enorme, dall’isolotto di Megaride saliva sul Monte Echia fino al cavone di via Chiaia, sovrapponendosi alla città di Palepolis, mentre lateralmente si allargava dal Maschio Angioino fino alla Riviera di Chiaia.

Il monte Echia, che tutte le opere pittoriche hanno sempre rappresentato come un promontorio, era in realtà, al tempo di Lucullo, un’isola-scoglio, poiché il mare circondava tutto il Monte.

Infatti, Lucio Licinio Lucullo, per rendere la sua residenza ancora piu esclusiva, approfittò del naturale declivio delle acque sorgive che formavano il profondo solco dove è ora via Chiaia, per dividere, con enormi lavori di sbancamento, il promontorio dalla collina dove vi è ora il castello di sant’Elmo, per distaccarla dalla terra ferma e fare in modo che il mare la circondasse per intero.

Dotata di laghetti di pesci e di moli che si protendevano sul mare, la villa divenne così celebre per i suoi banchetti, tanto che ancora oggi esiste in lingua italiana l’aggettivo «luculliano» per indicare un pasto particolarmente abbondante e delizioso e sulla collina, sono visibili alcuni resti della fastosa costruzione.

Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, a partire dalla fine del V secolo d.C., la stessa zona decadde di nuovo e fu occupata da una importante comunità di monaci basiliani, che nel VII secolo vi adottarono la regola di San Benedetto.

Il nome “Pizzofalcone” lo troviamo solo intorno al 1200, quando Carlo I d’Angiò scelse di praticarvi la caccia al falcone, facendo costruire sulla collina una falconeria per la real caccia di falconi.

Ma, come al solito, anche in questo caso nasce una leggenda che vuole invece, più semplicemente, che il nome Pizzofalcone sia legato alla sua particolare forma a becco di falco.

Altro nome della collina è “Monte di Dio”, e questo deriva invece dall’omonima chiesa fondata nel XVI secolo insieme al convento, oggi non più esistenti.

Nel 1440 la collina si trovava ancora fuori delle mura della città e, a sua difesa, venne costruito un bastione chiamato “fortelicio di Pizzofalcone”, per rispondere ad eventuali attacchi esterni.

Solo nel 1500 ebbe inizio la sua urbanizzazione grazie al vicerè Don Pedro de Toledo che inserì la collina all’interno delle mura della città.

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Una risposta a “Il mare circondava Pizzofalcone”

  1. Per quanto riguarda l’origine del nome Pizzofalcone c’è da segnalare una diversa, interessante e documentata interpretazione che ho trovato nel libro ‘Le origini preistoriche dell’onomastica italiana’ di Guglielmo Peirce (Pp. 369-370). Napoli, 2010; ma è un discorso un po’ troppo lungo ed elaborato per trascriverlo qui. Il libro è comunque scaricabile dal sito della sua editrice americana online SCRIBD.

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