Il complesso del “Carminiello ai mannesi”

La nostra città è talmente ricca di storia che ogni cantiere aperto potrebbe diventare un “pozzo di san Patrizio” (infinito) di reperti archeologici e sorprese architettoniche.

In ogni vicolo si nasconde una storia, anzi, piu storie che si sovrappongono fino a mettere in luce la più lontana archeologia e, come in questo caso, potrebbe succedere di camminare tranquillamente per una via del centro storico e non sapere di essere a pochi metri di distanza da reperti a cielo aperto più che bimillenari.


Forse il nome per tanti napoletani non sarà nuovo, ma in pochi sanno cosa sia e…dove sia.

IL COMPLESSO DEL CARMINIELLO AI MANNESI.

Nel nostro scorso racconto de “La storia del Duomo”, abbiamo visto che tutta l’area ora occupata dall’Arcivescovato e dal Duomo, era utilizzata gia prima della nascita di Cristo, dai ricchi patrizi romani per costruirvi le loro domus.

Nel racconto scoprimmo che la Chiesa Madre dopo, e la chiesa di stanta Restituta prima, furono tutte sovrapposte ad una Domus romana, la quale a sua volta poggiava su un tempio di Apollo.

Ora, nella stessa zona, troviamo un’ulteriore seconda Domus sovrapposta, nel I secolo, alla prima, accrescendo così ancora di più la storia “stratificata” di via duomo e, probabilmente anche questa, sovrapposta al primordiale tempio di Apollo creando le fondazioni per la successiva chiesa di Santa Restituta.

Immaginate cosa doveva essere l’area vescovile 2000 anni fa, cosi ricercata e così sfruttata, una collinetta in lieve pendenza cha dalle mura di Neapolis scendeva dolcemente verso il mare, dalle parti di piazza quattro Palazzi, piena di colture varie e ricca di acque fluviali per i tanti ruscelli che provenivano dalla collina di Capodimonte.

La seconda Domus riscoperta, di circa 700 mq., doveva essere cosi importante da riportare al suo interno un piccolo tempietto dedicato al dio Mitra, molto venerato dai soldati Romani ma anche da alte personalità politiche e dell’esercito.

Nata come una grande casa privata in età imperiale, dopo il terremoto del 62 e l’eruzione del 79 d.C., fu convertita in un grande complesso termale.

Esso ebbe vita fino al VI secolo dopodiché, con la caduta della romanità, venne abbandonata e usata come ricettacolo di materiale non piu usato, alcuni ambienti furono riutilizzati per scopi imprecisati (abitazione, depositi, o scantinati), e furono aperti alcuni varchi nei muri antichi.

Nel VII secolo, sui ruderi venne costruita una prima chiesa la quale, nel corso del XVI secolo, venne inglobata a sua volta nella chiesa di Santa Maria del Carmine ai Mannesi, in origine una piccola cappella, affidata alla Congregazione dei Falegnami.

Il nome “Carminiello” probabilmente fu adottato sia per indicare le piccole dimensione della chiesetta, sia per differenziarla dalla Basilica del Carmine Maggiore in piazza del Mercato già esistente dal 1200.

Il toponimo “Mannesi” si riferisce invece a tutta l’area urbana intorno, infatti era abitata da molti artigiani (detti “mennesi” dal latino “manuensis”) che lavoravano il legno, soprattutto costruttori e riparatori di carri. (È un caso che li vicino esista ancora un vicolo di nome “Scassacocchi”?

La piccola chiesa del Carmine nel 1943 fu rasa al suolo da un bombardamento e, dalle sue macerie, uscirono i resti del grosso edificio di epoca romana, dell’estensione di un’intera insula compresa tra il Decumano maggiore e il Decumano minore.

Purtroppo il ritrovamento non è molto visibile ne molto conosciuto, anche se è in un vicoletto a pochi metri dalla frequentatissima e centralissima via Duomo.

Da quel che ricordo, nei suoi pressi non vi è nessun cartello che ne indichi la locazione, e parliamo di una delle poche strutture di epoca romana visibile a cielo aperto, nel centro urbano di Napoli e, oltre la parte visibile anche da dietro la recinzione, molto altro è coperto dai palazzi a ridosso della stessa.

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