L’isolotto di San Leonardo

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E se invece di “Partenope” si fosse chiamata “Leonardopoli”?

Napoli città delle unicità, nei panorami, negli innumerevoli folklori, nel centro storico, nelle numerose leggende che la vedono nascere in diversi modi, ma anche unica, e questo nessuno lo ha mai evidenziato, nell’avere origini su uno scoglio e da li espandersi senza mai tagliare il cordone ombelicale con la città madre.

Probabilmente il destino di Napoli è legato all’esistenza di quello scoglio circondato dal mare ma a poca distanza dalla terra ferma.

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Certo è stato tutto il contesto (il mare, il golfo, il vesuvio, il clima etc etc) ad aver indicato ai marinai greci la loro futura patria ma, sarebbe mai nata Napoli se non fosse mai esistita l’isoletta di Megaride? Sarebbe mai sorta la “vecchia città” sulla collina di Pizzofalcone senza il suo porto?

Un quesito a cui è difficile dare una risposta,  ma se gli antichi naviganti non avessero avuto la scelta del piccolo isolotto di tufo, probabilmente avrebbero avuto ancora altre tre opportunità per creare il loro primo mercatino portuale, si perché Megaride non era l’unico isolotto ad un salto dalla linea costiera partenopea.

Altre tre piccole isolette, non piu esistenti, erano a breve distanza dal litorale, due di esse erano probabilmente troppo piccole per poter dare inizio alla fantastica avventura napoletana,  ma furono ugualmente utilizzate; l’una in epoca borbonica con la costruzione della torre di san Vincenzo da cui nacque il molo più antico della città, e l’altra utilizzata per la realizzazione della lanterna del Molo, costruita negli anni del 1400 come “avviso ai naviganti”, e distrutta dopo mezzo millennio di onorato servizio.

La terza isoletta forse avrebbe avuto una opportunità in piu, delle due minori, di dare le origini a “Palepoli”, ma le sue caratteristiche erano molto diverse da Megaride e sicuramente avrebbe avuto un nome differente.

Non era uno scoglio di tufo, ma un isoletta bassa e sabbiosa, non aveva vicino a se nessun promontorio da dove poter controllare l’orizzonte marino, ma una lunga e larga distesa di sabbia che in futuro verrà denominata “Riviera di Chiaia”, e nessun fiume poteva abbeverare i suoi primi abitanti e, probabilmente, se Napoli fosse nata li…ora si scriverebbe tutta un’altra storia.

Ma questa isoletta, per quanto sembrasse inadatta a dar vita ad un piccolo borgo, ha una storia da raccontare, anche se relativamente breve e con un’epilogo non molto felice.

Tutto cominciò dal viaggio di un mercante castigliano, Leonardo d’Orio, che trasportava sulla sua nave piu di 100.000 ducati in mercanzia e che si trovò ad affrontare una terribile tempesta giusto al largo del golfo di Napoli.

Non poté entrare in porto a causa di onde alte come montagne, forti raffiche di vento strappavano le vele della sua nave una dopo l’altra, eravamo intorno all’anno 1000 e il Ducato di Napoli si apprestava a diventare normanno.

Il mercante ebbe paura di perdere la vita e la merce, quindi fece voto a san Leonardo e in cambio della salvezza promise la costruzione di una chiesa a suo nome, e questa sarebbe sorta nel punto esatto dove i suoi piedi, al momento dello sbarco, avrebbero toccato terra.

Improvvisamente il vento sparì, il mare divenne una tavola e la nave poté gettare l’ àncora, il santo aveva accolto la preghiera e il commerciante potette scendere su un isolotto a pochi metri dalla spiaggia.

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Al largo della riviera di Chiaia, al centro della sua estensione, poche decine di metri al largo della linea di costa, esisteva questo piccolo isolotto, disabitato ma probabilmente già utilizzato come approdo per piccole barche di pescatori e li, il ricco castigliano, fece costruire, nell’anno 1028, la chiesa di San Leonardo, dotandola di un fondo annuo di 40 ducati.

In poco tempo divenne molto frequentata, specie dai più poveri, dai disperati, dagli ex galeotti e dai senzatetto.

San Leonardo infatti, era patrono delle partorienti, ma anche dei carcerati, dei prigionieri e dei naufraghi, insomma degli strati sociali più bassi, e molti di questi si rifugiavano sull’isolotto per sfuggire al loro destino danneggiandone la reputazione.

Inizialmente, la chiesa fu affidata ai monaci basiliani, ma dopo poco tempo venne da loro abbandonata, e ad essi sopraggiunsero, nel 1500, le suore dei SS. Pietro e Sebastiano e, a loro spese, trovandola semidiroccata, la riedificarono, e realizzarono, al posto delle case limitrofe, un piccolo monastero per ospitare sei frati dell’ ordine domenicano.

In seguito l’isola visse un periodo florido e fu teatro di molte trame politiche napoletane dei re e dei nobili del tempo, in poco tempo la sua fama fu riconosciuta in tutta la città vista ormai il frenetico passaggio di popolani di varia natura, si ebbe l’esigenza, presso la spiaggia adiacente, di creare un posto di riposo e di ristoro, nacque così la Taverna di Florio che, come scrisse Salvatore Di Giacomo nel suo “Taverne famose napoletane”, con il Cerriglio e quella del Crispano, formava la triade delle taverne napoletane famose nel secolo XVI.

Nel 1648 il borgo cominciò a decadere, un gruppo di popolani napoletani in una battaglia contro gli spagnoli, vi si asserragliarono impadronendosi dell’isola e, dopo sette secoli dalla fondazione del borgo, le case ormai fatiscenti, furono occupate da gente di malaffare, contrabbandieri e soldati, trasformando l’Isolotto monastico in un centro di contrabbando e criminalità di ogni tipo.

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Alla fine del 1700 l’isola esisteva ancora ma la spiaggia della “Ghiaia” si andava avvicinandosi sempre più alla chiesa per riempimenti naturali o artificiali e, all’ inizio dell’ Ottocento, solo una parte della chiesa resterà ancora dentro mare, fra l’ acqua e la spiaggia, per essere poi definitivamente abbattuta nell’ ambito dei lavori di completamento della Villa Reale.

Infatti intorno al 1780,  Ferdinando IV di Borbone decise di realizzare un grande giardino pubblico, la Villa reale,  e l’Isolotto sparì sacrificato in nome dei lavori di completamento di quella che oggi è nota come Villa Comunale, in via Caracciolo.

La chiesa fu completamente distrutta, le casette abbattute e sull’Isolotto rimasto libero, fu aperta la “loggetta a mare”, che dalla Villa si protendeva nel mare in forma di arco schiacciato ai lati e allungato. Là dove c’era la loggetta, e quindi l’Isolotto, ora c’è la Rotonda Diaz.

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