
Amedeo Maiuri tra il 1913 e il 1924 fu responsabile della Missione Archeologica Italiana nell’Egeo, con la carica di direttore del Museo Archeologico di Rodi e di Soprintendente degli Scavi nel Dodecanneso.
Nominato, nel 1924, sovrintendente alle Antichità della Campania e del Molise, scavò e restaurò i siti di Cuma, Pozzuoli, Baia, Paestum, Liternum, riprendendo il disseppellimento di Ercolano, dal 1927, e della Regio I di Pompei.
Autore dello scritto “Dal Sepolcro di Virgilio all’ Antro di Cuma”, così racconta dei “Campi Flegrei”:
<<Nessun golfo al mondo è splendido come la ridente Baia>>
«Una moltitudine di crateri e tutti i fenomeni più singolari e diversi dell’idrologia e del vulcanismo, fonti minerali e termali, ribollenti dal suolo e dalle profondità del mare, fumarole e solfatare con caldissime emanazioni gassose, vulcani spenti e laghi scaturiti dalle voragini di crateri inabissati, boscaglie secolari che ammantano le pendici di altri»
crateri, lento sprofondare della terra e violento ed improvviso erompere di vulcani, rendono ragione della denominazione che gli antichi dettero a tutta la regione a ponente di Napoli, comprese le isole di Nisida, di Procida e d’Ischia:
«Campi Flegrei» si dissero dai primi abitatori ellenici, che vedevano ancora nel V secolo l’Epomeo solcato dalle vampe sanguigne delle lave, perché apparivano fiammeggianti e come combusti dal fuoco.
Ed accanto alla più lussureggiante vegetazione ed agli aspetti più sereni e lieti della natura, qual è tutto l’amenissimo lido di Pozzuoli e di Baia, il cratere ribollente della Solfatara, la plumbea pesantezza delle acque del lago d’Averno, le caverne e le spelonche sacre al culto dell’invisibile, agli spiriti ed alle voci del mistero».

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