La Basilica di Santa Restituta, situata all’interno dell’attuale Duomo di Napoli come terza cappella della navata sinistra, rappresenta un’importante testimonianza delle origini paleocristiane della città.
Fondata nel IV secolo, si tratta della più antica basilica napoletana e primitiva chiesa cattedrale.
La sua collocazione, con alta probabilità, coincide con quella di un preesistente tempio dedicato ad Apollo.
Alla fine del V secolo, accanto ad essa, fu edificata la Basilica della Stefanìa, poi rimaneggiata in seguito a un incendio verso la fine dell’VIII secolo, periodo in cui la Basilica del Salvatore assunse la titolarità di Santa Restituta.
L’arcivescovo Atanasio I (849-872) arricchì gli intercolumni delle navate con mosaici e panni dipinti.
Nel 1294, per volere di Carlo II d’Angiò, la Stefanìa fu demolita per far spazio al Duomo di Napoli, dedicato a Santa Maria Assunta.
In origine, la Basilica di Santa Restituta si estendeva su cinque navate e presentava una campata aggiuntiva, oltre a una facciata autonoma con ingressi per ciascuna navata.
Con la costruzione del Duomo nel XIII secolo, perse la facciata esterna e fu ridotta nelle dimensioni, divenendo una cappella della nuova cattedrale.
A seguito del terremoto del 1456, le navate esterne furono trasformate in cappelle laterali, con la conseguente chiusura degli ingressi per consolidare l’edificio.
Ulteriori interventi di consolidamento furono eseguiti nel 1742 per volere del cardinale arcivescovo Giuseppe Spinelli, che fece murare altri ingressi laterali per garantire maggiore stabilità.
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