1943 – L’ultimo distruttivo bombardamento

Anno III della seconda guerra mondiale, la visuale della foto sotto allegata inquadra un soldato americano e una jeep che percorrono il prolungamento del “Ponte della Maddalena”, percorso parallelo alla “Calata della Marinella” e alla nuova via Marina ad altezza dell’incrocio con corso Lucci.

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Via Marina dopo i bombardamenti degli alleati. In fondo si riconosce il Mercato Ittico

Sulla sinistra vi sono fabbricati in macerie come risultato degli ultimi bombardamenti alleati, e su quelle macerie in seguito verranno costruiti la sede distaccata della Prefettura di Napoli e l'”Agenzia delle Entrate” di Piazza Duca degli Abruzzi, dove per molto tempo vi fu la sede principale del collocamento, in fondo è visibile la sagoma dell’inconfondibile fabbricato del mercato Ittico.

I bombardamenti colpirono Napoli dal 1940 al 1944 ma le incursioni più spaventose si ebbero nel 1943 nel tentativo di piegare le ultime resistenze prima dell’entrata degli alleati terrorizzando la popolazione, infatti fu l’anno più tragico con 3.000 morti oltre alla distruzione completa delle strutture portuali.

Durante tutti i bombardamenti il patrimonio artistico della città venne gravemente danneggiato, alcune chiese non furono più ricostruite, sculture, quadri ed affreschi, documenti cartacei irrimediabilmente persi per sempre, venne bombardato anche l’Archivio di Stato, nonostante le misure preventive adottate con i codici internazionalmente riconosciuti, come i grandi triangoli bianchi e gialli tracciati su chiese, musei, edifici di interesse culturale, castelli ed ospedali, volutamente ignorati dagli Alleati.

 

Napoli – “Piazza Nicola Amore (Quattro Palazzi). Binario tranviario spezzato (Bombardamento del 20 febbraio 1943)”

La testimonianza di uno noto scrittore napoletano Mario Scognamiglio:

“… la terrificante estate del 1943 registrò il totale collasso di Napoli bersagliata quotidianamente da valanghe di bombe sganciate da macroscopici stormi di Liberators, trecento, quattrocento per raid, che rasero al suolo interi rioni,distruggendo ospedali, scuole, chiese e musei, seppellendo sotto le rovine delle loro case migliaia e migliaia di persone, in gran parte donne e bambini.

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Via Marina all’incrocio con Corso Garibaldi e Castello del Carmine. Lavori di risanamento dopo i bombardamenti

 Nel più micidiale attacco aereo subìto dai napoletani durante la guerra, a sorpresa uscirono da dietro il Vesuvio quattrocento fortezze volanti della “Mediterranean Bomber Command” e invasero il cielo di tutti i quartieri della città, da Borgo Loreto a Santa Lucia, da Porta Capuana agli antichi Decumani, scaricando migliaia di bombe dirompenti e incendiarie sulla popolazione civile, terrorizzandola, massacrandola, uccidendo intere famiglie.

Napoli – Interno della chiesa di Santa Chiara come si presentava prima del bombardamento dell’agosto 1943.
Napoli, interno della Basilica di Santa Chiara dopo il bombardamento del 4 agosto 1943.

Il bombardamento durò un’ora e mezzo poi, compiuta la “missione”, i Liberators tornarono indenni alle loro basi, lasciandosi dietro le rovine fumanti di una grande, illustre città.

Napoli, Chiesa del Carmine : interno dopo il bombardamento del 1943.

Quel giorno crollarono case popolari e palazzi storici, orfanotrofi, alberghi e ospedali; crollò anche, centrato da tonnellate di tritolo, uno dei luoghi più cari ai napoletani, la chiesa trecentesca di Santa Chiara, affossando sotto le arcate sbriciolate di Masuccio, i sarcofaghi dei re di Napoli, i bassorilievi di Antonio Bamboccio e gli affreschi polverizzati di Giotto.

File:Napoli 4.8.1943, bombardamento aereo statunitense.jpg
Bombardamento aereo statunitense di Napoli del 4 Agosto 1943

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