
Lucia, chiamata dolcemente “’a madunnella” (piccola Madonna) dagli amici e dai frequentatori del luogo, era un raggio di luce nel cuore di Napoli, nel lontano 1888.
La sua figura snella e delicata si muoveva tra i tavoli affollati della trattoria «Villa di Londra», in via S. Sebastiano, dove il fumo dei sigari si intrecciava alle parole di studenti, giornalisti e professori della vicina università.
Quando apriva la bocca per cantare, il mondo intorno sembrava fermarsi: la sua voce, sottile come un filo di seta, vibrava nell’aria accompagnata dal suono melodioso del suo mandolino, mentre occhi assorti o persi in pensieri lontani si inchinavano alla magia che ella diffondeva.
Anche grandi nomi della cultura italiana, come il compositore Pietro Mascagni e lo scultore Vincenzo Gemito, furono rapiti dal suo dono durante qualche serata fortunata; ma quei momenti luminosi non cambiarono subito il corso della sua vita, che proseguì con la dolce semplicità di sempre.
Talvolta, al suo fianco, suonava un uomo piccolo e vestito di scuro: suo padre, musicista ambulante che girava per le strade della città portando con sé note e passioni.
Così trascorsero vent’anni e più, dipinti di note e di sguardi affettuosi…, fino a quando una sera, come in un antico racconto popolare, il destino decise di sorridere a ’a madunnella: lei conobbe l’uomo che avrebbe trasformato la sua esistenza, sposandosi e diventando la contessa Valdieri.
Un finale da favola che resta impresso nella memoria di Napoli, come un segno che la bellezza e il talento possono, un giorno, trovare la loro dimora nei cieli più alti.

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