
Un piccolo esempio di macchietta :
“La sera vado al circolo
il giorno a via Caracciolo,
sono il conte Mammòccolo
y de Cavaturacciolo.”
Il napoletano Maldacea, Celebre attore e canzonettista, dopo un duro tirocinio in provincia, si esibì nelle prime riuscite macchiette al Salone Margherita dove riscossero gran successo.
Creò così, come “attore che cantava” e non quale canzonettista, il nuovo genere delle macchiette (buffi “recitativi” con accompagnamento musicale).
Ecco come lui stesso parlava delle sue creazioni: «Come un disegnatore, mi ripromettevo di dare al pubblico un’impressione immediata schizzando il tipo, segnandolo rapidamente, rendendone i tratti salienti.
Da ciò l’origine della parola macchietta, che è propria dell’arte figurativa: <<schizzo frettoloso, che renda con poche pennellate
un luogo o una persona in modo da darne un’impressione efficace con la massima spontaneità caricaturale».
Fra le più applaudite macchiette di Maldacea, oltre la già citata Elegante, i critici dell’epoca elogiavano Il servitore, O jettatore, Il balbuziente, O paglietta, Il conte Flick, O’ mbriaco, Il madro, O sbruffone, L’ommo ’e core, O studiente, Il superuomo, O rusecatore (“maldicente”).
Erano macchiette i cui autori (poeti, commediografi e giornalisti) avevano nomi celebri: Salvatore Di Giacomo, Roberto Bracco, Ferdinando Russo, Ernesto Murolo, Ugo Ricci, Rocco Galdieri, Trilussa.
Proprio di Trilussa era un’aggiornata favola, di cui rammentiamo i primi versi:
“L’acqua, er foco e l’onore
che fecero e gioia d’esse sempre amichi
vicini ne patto e nel dolore
come s’usava ne li tempi antichi…”
E in un’altra macchietta di Trilussa, intitolata Il gerente responsabile, Maldacea canticchiava:
“…non so né leggere né scrivere
ma faccio il responsabile per vivere…”
Le irresistibili strofette interpretate da Maldacea venivano di solito appositamente musicate, con orecchiabili ritornelli di accompagnamento, da Vincenzo Valente e da Salvatore Gambardella, quest’ultimo definito “fischiettatore” perché componeva la musica senza conoscerne le note.
Ammirato perfino da Eleonora Duse per la quale fischiettò per la prima volta ” Come facette mammeta”, mentre per Maldacea creò nel 1905 (in coppia con Capurro) Lilì Kangy, cantata per la prima volta al teatro Verdi di Napoli, oltre Nini Tirabusciò (assieme a Califano nel 1911).

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