I “Quartieri Spagnoli”

PIU CHE UN QUARTIERE, UNA CASERMA

Il Regno di Napoli terminò nel 1501 con Federico I e la città cadde sotto il controllo dei reali di Spagna che la governarono  dal 1503 al 1713.

Una grande moltitudine di viceré si alterno’ al governo cittadino e spesso la gestione di tali figure fu corrotta da vizi, debolezze e interessi privati che influenzarono senza dubbio il loro operato politico.

Ma nonostante la loro “corrotta” gestione, Napoli divenne uno dei massimi centri della monarchia spagnola e il piu grande centro del Mediterraneo.

Un centro culturale così florido che, nel periodo più illustre del “siglo de oro”, oltrepassò, per la sua facoltà di attirare le personalità più estrose dell’Impero spagnolo, la stessa corte madrilena.

Importanti opere urbanistiche che diedero a Napoli le prime impronte di una capitale a livello europeo, furono sicuramente attuate da Don Pedro di Toledo, viceré di Napoli dal 1532 al 1553, che riuscì a far diventare la città una delle principali roccaforti dell’Impero spagnolo.

Terminato il flagello della peste nel 1529 che provocò più di 60.000 morti, Don Pedro volle modernizzare le strutture fatiscenti della città avviando lavori di pavimentazione delle strade e l’espansione dei confini della vecchia città dando l’avvio, oltre ai nuovi quartieri oggi considerati tra i piu eleganti di Napoli, a quella che fu definita la strada più bella ed elegante del mondo, via Toledo.

L’area a monte della strada che trova il confine superiore con il corso Vittorio Emanuele, strategicamente vicina a Castel Nuovo e al Palazzo vicereale in piazza del Plebiscito, ovverossia i centri del potere politico di allora, venne destinata ad alloggi per l’accoglienza delle guarnigioni militari spagnole con le loro famiglie, destinate alla repressione di eventuali rivolte della popolazione napoletana, ma anche come dimora temporanea per coloro che passavano da Napoli in direzione di altri luoghi di conflitto.

Nascono così, impostati su una maglia a scacchiera con sei strade parallele a via Toledo e numerose altre piccole vie perpendicolari, i Quartieri Spagnoli.

Purtroppo per la continua ricerca di divertimento da parte dei loro occupanti, i “quartieri” presentarono, fin dalla loro nascita, fenomeni di criminalità e soprattutto prostituzione, nonostante l’emanazione, da parte del vicerè, di alcune apposite leggi tese a debellare il fenomeno.

Dette leggi, però, non vennero rispettate, anzi fu subito trovato il modo di violarle, infatti, tra le stradine dei quartieri, là dove lo spazio lo permetteva, vennero sistemate varie baracche di legno che servivano per gli incontri tra i soldati e le loro “compagne di piacere”.

I luoghi in cui sorgevano questi ripari portano ancora oggi i nomi di: Largo Baracche e Via Lungo Gelso, quest’ultima per la presenza di fitti boschi di gelso dove era facile appartarsi.

Un altro grave problema che caratterizzò i quartieri spagnoli fu la criminalità. Piccole bande criminali, infatti, giravano tra i vicoli commettendo furti e ogni genere di soprusi ai danni della popolazione. Inevitabilmente scoppiavano risse che spesso finivano nel sangue.

Questa situazione di disagio sociale purtroppo si manifestò per secoli nonostante i successivi cambi di gestione politica, e solo negli ultimi anni sembra si stia aprendo uno spiraglio di speranza nel dare alla loro storia un giusto merito, aprendo al turismo e creando piccoli “street food” in cui sembra che i turisti si trovino a proprio agio e stiano apprezzando tantissimo il connubio “cucina e storia napoletana”.


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