Una inquietante presenza, Castel Sant’Elmo

Da Mergellina, da piazza Municipio, dalla zona della stazione centrale, ma anche da via Foria e piazza Carlo III, dal Vomero, da Posillipo, addirittura da Spaccanapoli, dai luoghi dell’antica Partenope, dai Camaldoli, dalla collina di Capodimonte, questo per restare in citta.
Ma dai suoi 250 m s.l.m. è visibile da tutto il golfo di Napoli e quello di Pozzuoli, dal Vesuvio e dalla costiera amalfitana.

Solo l’enorme mole del Vesuvio riesce a stargli dietro a visibilità, ma esiste un solo luogo capace di essere visto a 360°gradi dalla nostra città e dai suoi dintorni, questo è Castel Sant’Elmo.

Esso sorge nel luogo dove vi era, a partire dal X secolo, una chiesa dedicata a Sant’Erasmo(da cui Eramo, Ermo e poi Elmo).
Il primo castello per estensione della città, in parte ricavato dalla viva roccia (tufo giallo napoletano), trae origine da una torre d’osservazione normanna chiamata Belforte.

Per la sua possente mole, e per l’assoluto dominio che esercitava sull’intera città, fu sempre guardato dai Napoletani con un senso di timore. Ed infatti più che a difendere la città da un nemico esterno, Sant’Elmo servì piu volte per offendere la popolazione.

Di origine medievale, risale al 1275 e fu adattato nel 1329 a palazzo di corte con pianta quadrilatera e due torri.

Il castello ebbe una lunga storia di assedi: nel gennaio del 1348, dopo l’efferato omicidio di Andrea di Ungheria, ebbe il battesimo del fuoco con il suo primo assedio da parte di Ludovico di Ungheria, giunto a Napoli per vendicare il fratello la cui uccisione si attribuiva all’uxoricidio da parte della regina Giovanna I d’Angiò.

Nel 1416 la regina Giovanna II lo vendette per la somma di diecimilacinquecento ducati ad Alfonso d’Aragona. Il castello fu un ambito obiettivo militare quando francesi e spagnoli si contesero il Regno di Napoli. 

Durante il viceregno spagnolo (1504-1707) assume l’attuale pianta stellare con sei punte (molto suggestiva la visione aerea del castello) che sporgono di venti metri rispetto alla parte centrale, in seguito ai lavori iniziati nel 1537. Un anno dopo, sul portale di ingresso, viene posta l’epigrafe, sormontata dallo stemma di Carlo V con l’aquila bicipite asburgica.

Nel 1587 un fulmine, caduto nella polveriera, fece saltare in aria buona parte della fortezza uccidendo 150 uomini ed arrecando danni al resto della città.

Nel 1647, durante la rivoluzione di Masaniello, il popolo invano cercò di impadronirsene, ma dal forte si bombardò la città e, grazie ad una organizzata difesa, resistette ai suoi assalti.

Il 7 luglio del 1707 le truppe austriache entrarono facilmente in Napoli ed in pochi giorni s’impadronirono della città e delle fortezze, fugando il nemico. Ultimo a cadere fu il Castel Sant’Elmo, che ammainò la bandiera spagnola quando ormai il Regno di Napoli era perduto per sempre dalla Spagna.

Nel 1734 Carlo di Borbone ebbe il merito di ridare al Regno di Napoli la sospirata Indipendenza. A lui si deve di aver risanata, ingrandita ed impreziosita la città, facendone una delle più belle, eleganti e vive metropoli dei suoi tempi. I giorni critici per Napoli ricominciarono a seguito degli avvenimenti della Rivoluzione Francese. I cannoni di Sant’Elmo ripresero a sparare contro la città.

Durante i moti del 1799 fu preso dal popolo e poi occupato dai repubblicani, i quali durante l’assedio delle forze francesi, da qui bombardarono alle spalle i lazzari napoletani che erano insorti per opporsi all’occupazione della città. Spazzata via l’ultima resistenza, il 21 gennaio vi piantarono il primo albero della libertà e il 23 vi innalzarono la bandiera della Repubblica Napoletana.

Il 15 maggio del 1848, nel momento più critico dell’insurrezione, il generale Ruberti ebbe l’ordine di sparare sugl’insorti. Ma si rifiutò di eseguire l’ordine. Per tale comportamento fu immediatamente destituito ed esiliato.

Nelle prime ore del mattino del 9 settembre del 1860, due giorni dopo l’entrata di Garibaldi in Napoli, il presidio borbonico lasciò a testa alta Castel Sant’Elmo e raggiunse la roccaforte di Gaeta per continuare la guerra a fianco del re Francesco II. Ma la valorosa (e tardiva) resistenza a nulla valse per salvare il Regno. Il 9 settembre, due ore dopo l’uscita dei borbonici, sul Castello sventolava il Tricolore Italiano con lo stemma sabaudo.

Oggi il castello è meta di turisti sia per il valore storico del manufatto che per il fantastico panorama che l’ambiente circostante offre.

Proprio per farne partecipe tutti, finalmente anche le persone non vedenti potranno ammirare il panorama sul golfo di Napoli da Castel Sant’Elmo.

Grazie ad un un corrimano di metallo che si snoda lungo tutta la terrazza panoramica di Piazza d’Armi ed i percorsi tracciati per camminare e gli spalti.
Sul corrimano di metallo è disposto un sistema di lettura braille per le persone affette da cecità e disturbi gravi della vista.

I non vedenti potranno leggere, toccando il braille “scritto”, e immaginare il paesaggio della città di Napoli: infatti sono stati riportati i testi del libro “La terra e l’uomo” di Giuseppe De Lorenzo, ma anche altri spezzoni tratti da opere di famosi scrittori come Stendhal, Erri De Luca e Matilde Serao.
Viene cosi ribaltata la consueta concezione della visione, riuscendo a creare una relazione inedita tra il castello e il territorio circostante.
L’esperienza tattile che i non vedenti vivranno a Castel Sant’Elmo non sarà come quella visiva, ma forse ancora migliore.

Altri video e altri racconti nell’archivio storico di:

“NAPOLI NEI PARTICOLARI”

 

I percorsi obliqui di Napoli

La stazione metropolitana di via Toledo (video)

La conquista del Vomero

La linea Napoli – Portici (stazione Bayard)

I “nilensi” nella Neapolis

I PALAFRENIERI RUSSI (CAVALLI RUSSI O DI BRONZO)

3 Risposte a “Una inquietante presenza, Castel Sant’Elmo”

    1. Probabilmente farà parte di una mappa d’epoca ma tra tutte quelle che ho a disposizione nessuna è simile, mi dispiace.

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