Baia e Pompei, due nobili città legate da un unico destino

Ma l’argomento non è attuale, il bradisismo è sempre esistito e anzi in tempi molto remoti il suo fenomeno ha avuto risultati molto più tragici di quelli che adesso, per il momento, stanno avvenendo.

Uno dei fenomeni più rilevanti del bradisismo è il “parco sommerso di Baia”

Il golfo della cittadina di Baia è racchiuso tra i rilievi di punta Lanterna a sud e punta Epitaffio a nord, esso non è altro che un antico cratere vulcanico, risalente a circa 8.400 anni fa e conservatosi solo per metà, essendo la sua parte ad oriente sprofondata o del tutto erosa dal mare.

Secondo la leggenda, il suo nome deriva da Bajos, il nocchiere di Ulisse, che qui fu sepolto ma, leggende a parte, il nome latino Baiae deriva da Balineae (bagni pubblici).

Il primo nome della città, quello greco, fu Philopolis perché città consacrata alla dea Venere.

Situato a nord del Golfo di Napoli, è anche definito “la Pompei sommersa”, poiché ha una struttura simile a quella della città romana.

Fu allora evolutissima, ricca di studi, di arti di ogni genere e di edifici anche sontuosi, finché un giorno iniziò un violento bradisismo e il mare venne a coprire completamente la pianura in cui sorgeva la maggior parte della città; si salvò solo la ristretta parte collinare.

In epoca romana, come testimoniato dalle ricche ville, fu luogo di riposo e di villeggiatura frequentato da patrizi romani.

La località era infatti famosa per le sue calde acque termali, ricercate per lusso e per la cura delle malattie.

Qui sorsero ricche ville di cui restano numerose vestigia; tuttavia parte del complesso archeologico rimane sotto il livello del mare, sprofondato a causa di inabissamento del golfo.

Tale fenomeno ha causato movimenti verticali dell’area con escursioni in positivo ed in negativo di molti metri provocando negli ultimi 2000 anni l’inabissamento della linea di costa di circa 6/8 metri.

Intorno al primo secolo a.C. infatti l’intera zona costiera a nord di Napoli era una fiorentissima stazione climatica, resa alla moda anche dalla presenza di una villa imperiale, il Pausilypon appunto che dette il nome al Promontorio di Posillipo, costruita dal ricco liberto Publio Vedio Pollione.

Fra gli ambienti di maggiore pregio, che oggi si trovano inabissati, vi è il ninfeo di Punta Epitaffio situato ad una profondità di circa 7 metri sotto il livello del mare, triclinium con funzione di sala per banchetti risalente all’epoca dell’imperatore Claudio, le cui statue sono state trasferite all’interno del Museo archeologico dei Campi Flegrei dove l’ambiente è stato ricostruito.

Inoltre si trovano sommersi su tale costa i resti dei porti commerciali di Baia (Lacus Baianus) ed il Portus Julius.

Più a nord aveva sede il porto di Capo Miseno sede storica della flotta imperiale romana.

Lo straordinario valore di tali siti è dato sia dal notevole stato di conservazione dei reperti archeologici, oltre che dal loro valore storico archeologico oggettivo.

Mosaici, tracce di affreschi, sculture, tracciati stradali e colonne, sono sommersi a circa 5 metri sotto il livello del mare tra anemoni stelle marine e branchi di castagnole.

Il luogo è straordinariamente suggestivo, e fa di questo tratto dei fondali una piccola Atlantide romana.

Tempio di Venere e di diana a Baia

 

Baia: il porto, il Castello Aragonese, il Tempio di Venere
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