3 Aprile 2026

È la prima delle otto statue sulla facciata principale di Palazzo Reale a Napoli.
Ritenuta la migliore in termini di posa tra tutte le altre, è anche la più espressiva.
L’espressione del re è grave e solenne, imperiosa, severa, estratta dalla considerazione storica dell’arcivescovo di Salerno, Romualdo, che lo definì, il terrore dei Greci e dei sarracini.
L’artista gli ha conferito la tipica posa storica del Normanno, la solita ch’egli usava impostare innanzi al consesso dei baroni e dei nobili convenuti per rendergli omaggio.
E vestito di ferro, con maglia alle braccia e alle gambe, largo petto corazzato, una corona bizantina gli cinge il capo, i capelli quasi rasati alla fronte son più lunghi alla nuca, sciolti e liberi non proprio confacenti la natura regia dell’uomo ritratto, ma comunque tipici delle razze nordiche; ed infine una sorta di stola, forse un antico pallio ed una croce sul petto ricordano il vicariato papale di cui ne fu investito per tutta la durata della carica.
Un mantello reale copre le spalle della statua del re, come fosse un panneggio lasciato in libertà di drappeggiare voluttuoso, forse è probabile non per la schiatta del personaggio, quanto piuttosto per colmare spazio vuoto nella nicchia.
Nella mano sinistra stringe uno scettro e nella destra impugna la spada, che tiene puntata di traverso a terra e che, in verità, il Ruggiero non abbandonò mai durante le esibizioni pubbliche come primo uomo normanno del Regno; sulla spada fece incidere i noti versi: ”Appulus et Calaber, Siculus mihi servit et Afer”

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