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Obelisco di san Domenico

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L’obelisco di San Domenico si erge al centro dell’omonima piazza nel cuore del centro antico di Napoli ed è una delle testimonianze più emblematiche della tradizione delle guglie votive barocche della città.

La sua origine risale al 1656, quando Napoli fu colpita da una terribile epidemia di peste che ridusse drasticamente la popolazione.

Come atto di fede e di ringraziamento, i cittadini e i Domenicani decisero di erigere un monumento dedicato alla Vergine e a San Domenico di Guzmán, il santo cui è intitolata la basilica che domina la piazza.

I lavori iniziarono nel 1658 con il contributo di Cosimo Fanzago, che curò la progettazione della base e delle decorazioni marmoree.

In seguito l’incarico passò a Francesco Antonio Picchiatti, che si occupò della struttura architettonica e ne definì i principali sviluppi fino al 1666.

Alla fine del Seicento, intorno al 1680, vi intervenne anche Lorenzo Vaccaro, mentre il completamento definitivo fu affidato al figlio, Domenico Antonio Vaccaro, che nel 1737 concluse l’opera e le conferì la ricca veste barocca che oggi ammiriamo.

La guglia raggiunge un’altezza di circa ventisei metri ed è costruita su un basamento in piperno che sostiene una struttura marmorea a tre ordini, scandita da decorazioni, statue, busti e medaglioni raffiguranti santi domenicani, stemmi della città, dei sovrani spagnoli e dei viceré.

La verticalità è accentuata da una sequenza di angeli, putti, festoni e simboli religiosi che guidano lo sguardo fino alla sommità, dove nel 1747 venne collocata la statua bronzea di San Domenico, realizzata su modello di Domenico Antonio Vaccaro, che stringe il giglio, tradizionale attributo di purezza e di fede.

L’obelisco di San Domenico non rappresenta un episodio isolato ma appartiene a un linguaggio urbanistico tipicamente napoletano, che tra Seicento e Settecento diede vita ad altri monumenti votivi come la guglia di San Gennaro e quella dell’Immacolata in piazza del Gesù. In esso si intrecciano devozione popolare, autorappresentazione del potere politico e ricerca artistica, restituendo un’immagine chiara della cultura barocca napoletana.

Oggi, al centro della piazza, tra la vitalità quotidiana del quartiere e l’imponente presenza della basilica, la guglia continua a raccontare la storia di una città capace di trasformare la memoria di una tragedia in un’opera d’arte destinata a durare nei secoli.

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