
Il nome Castel dell’Ovo ha origine da una leggenda conosciuta solo per sommi capi. Virgilio, grande benefattore di Napoli, avrebbe collocato un uovo in una caraffa di vetro, chiusa poi in una gabbia, e sospesa al soffitto di un sotterraneo sul quale successivamente fu edificato il castello, che si trova al centro del litorale partenopeo.
L’uovo è un simbolo ricorrente in numerosi riti religiosi, a Napoli come altrove.
È allegoria della vita per eccellenza, ha una forma perfetta e rappresenta l’universo: contiene infatti una parte gialla come il sole e l’altra bianca come la luna, astri che simboleggiano rispettivamente l’uomo e la donna.
A Napoli l’uovo è legato, tra l’altro, al culto della sirena Partenope, divinità metà donna e metà uccello, fondatrice di Napoli, che prima di morire aveva deposto un uovo sacro nel luogo nel quale poi sorse la sua tomba.
Era dunque di cattivo presagio che l’uovo sparisse o si rompesse.
Questa credenza era ancora viva anche nel XIV secolo, epoca in cui ci si sforzava di sradicare i culti pagani.
Si racconta infatti che quando la Regina Giovanna I d’Angiò fece ricostruire il castello, distrutto da un maremoto, volle che una gabbia contenente un uovo fosse sospesa nei sotterranei della fortezza a difesa della città.
L’isolotto fu ribattezzato “Il Salvatore”, dal nome della chiesa che è all’interno del castello.
Nello stesso tempo fu costruita una cappella dedicata alla Madonna dell’Uovo, un modo per non scontentare né il clero né il popolo.
Oggi non esiste più alcuna traccia della cappella, ma i sotterranei del castello continuano ad essere avvolti dal mistero.
Il Castel dell’Ovo fu edificato dai Normanni (XII secolo) sulle rovine di un monastero basiliano, eretto a sua volta sui resti di una sontuosa dimora appartenuta al generale romano Lucullo.
L’immensa villa si estendeva dall’attuale isolotto fino alla collina di Pizzofalcone e molto probabilmente fino a Castel Nuovo (Piazza Municipio).
Lucullo fece allevare delle murene nei numerosi laghi d’acqua salata di cui il parco era disseminato.
Nei suoi splendidi giardini fece piantare i primi peschi importati dalla Persia e i primi ciliegi importati da Cerasunte, città sulle rive del Mar Nero.
La sua passione per la gastronomia valse a Lucullo una tale fama che ancora oggi si dice “pranzo luculliano”.

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