LO SNODO DI PIAZZA CARLO III

Sembra tutto cosi pulito, perfetto e organizzato nella foto a cavallo delle due guerre, le aiuole ben squadrate e ben disposte quasi a creare disegni architettonici, presenza di alberi ben tenuti e certo non invasivi o ingigantiti oltre misura da rami superflui, si cammina o si discute tranquillamente seduti a delle panchine, non c’è traccia delle corse affannate di oggi e, sembra quasi messo apposta per abbellire ancora di piu l’inquadratura, fa mostra di se un gazebo circolare in ferro e vetro dallo stile squisitamente d’epoca, forse un fioraio o magari la biglietteria.

Certo è solo una foto e chissà quali e quanti altri problemi urbani terrà nascosta, ma ciò non toglie che per i nostalgici e i romantici ammirarla non dia un effetto di tranquillità e di pace, e viene da pensare chissà da dove proviene quel carro sulla sinistra che trasporta fieno o similare, forse dalla provincia nord, Casoria, Caivano o Fratta, per indicare qualche comune a cui si arrivava percorrendo calata Capodichino, ma ti viene anche da pensare di cosa potessero parlare quelle persone sedute sulle panchine, forse della guerra appena trascorsa.

Piazza Carlo III anni ’50

 

Nel 1749 re Carlo III di Borbone vi fece progettare e costruire il gigantesco “Albergo dei Poveri” che si vede sulla sinistra, uno dei più grandi edifici del Settecento che fu, ma per poco tempo, la dignitosa residenza di tutti i poveri del regno e, dopo la sua realizzazione, dinanzi vi era ancora un immenso spazio aperto, un grande slargo spesso attraversato da cortei di militari provenienti dal “Campo di Marte” (ora occupato dall’aeroporto di Capodichino) dove si eseguivano esercitazioni e sfilate dimostrative dell’esercito borbonico, e quindi risultava ancora una zona quasi del tutto libera da abitazioni pur trovandosi nei pressi del borgo di Sant’Antonio Abate, mercato popolare di secolari origini.

L”‘Albergo dei poveri” o “Palazzo Fuga”

Nel periodo che notiamo in foto, intorno il 1920, piazza Carlo III era ormai divenuto uno snodo carraio e tramviario, ad ingresso città, molto importante in cui si intrecciavano linee urbane ed extraurbane e in cui i mezzi di trasporto, arrivati in piazza, aspettavano in fila sui binari il loro turno per la ripartenza e il ritorno in linea facendo un grande giro attorno i giardinetti.

Rientro trionfale di Ferdinando I re delle Due Sicilie in Napoli (1815) dopo l’esilio a Palermo durante il periodo murattiano. A sinistra l’Orto Botanico e a seguire l’Albergo dei Poveri

Di là vi passava il tram che arrivava dalla Torretta, quello che faceva solo la tratta lungo via Foria dal Museo fino al tiro a segno sistemato sulla sinistra oltre la piazza, oppure quello che partiva dalla piazza stessa e arrivava a Mergellina nei pressi del palazzo Barbaja per poi fare ritorno, e tanti altri provenivano dallo stazionamento di porta Capuana percorrendo corso Garibaldi sulla destra per poi proseguire il loro viaggio nei paesi a nord passando per via don Bosco o Calata Capodichino ma anche per raggiungere piazza Ottocalli dove vi era un altro importante stazionamento.

 

Lo stazionamento adiacente al “tiro a segno” odierno “Largo caduti vigili del fuoco

Ma non solo semplici tram in partenza o di passaggio da qui, con l’ampliamento della città a est, la piazza diventò in seguito anche un importante snodo ferroviario di ferrovia extraurbano, infatti nel 1913 aprì la Ferrovia Alifana che proprio qui aveva il suo capolinea che, provenendo da Capodichino e scendendo per l’odierna via Don Bosco, la salita che si vede al centro in alto, attraversava centralmente la piazza con i suoi binari che si moltiplicavano nella zona sud-ovest, presso la chiesa di Sant’Antonio Abate, in basso a destra, dove sorgeva il fabbricato di stazione, in foto non visibili.

Nell’immagine allegata la chiesa di Sant’Antonio Abate (1889 circa) è alle spalle del vecchio ingresso al convento ed è ubicata alla fine della strada del Borgo omonimo e vista da piazza Carlo III.

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