L’ascensore di monte Echia

Monte Echia è uno spuntone roccioso, interamente in tufo giallo, ubicato nella zona di Pizzofalcone, nel quartiere San Ferdinando di Napoli.

Questo promontorio si staglia sul Golfo di Napoli fra il borgo di Santa Lucia ad est, la conca di Chiaia ad ovest e sovrasta l’isolotto di Megaride a sud.

Su di esso i Cumani fondarono Partenope alla fine dell’VIII secolo a.C., anche se la più antica documentazione archeologica è risalente al II-III quarto dell’VIII, ossia tra il 750 e il 720 a.C., non lontana dalle fasi più antiche di Pithecusa e dell’abitato di Cuma.

L’ascensore, collocato ad incrocio tra via Santa Lucia e via Chiatamone, ti accompagna in un viaggio verso l’alto fino al sovrastante belvedere di Pizzofalcone in cima allo spuntone roccioso del Monte Echia, in prossimità della storica struttura di Villa Ebe.

La fermata inferiore è accessibile tramite una galleria, anch’essa in cemento armato, ricavata nella struttura tufacea dello sperone del Monte Echia.

L’ascensore è sito all’interno di un pozzo in cemento armato di 15 metri di diametro contenente, oltre all’impianto elevatore a due cabine, intercomunicanti in caso di avaria, una scala di sicurezza elicoidale.

La fermata superiore, sita nell’area verde del belvedere di Pizzofalcone, è posta in un torrino di cemento rivestito di pietra lavica, appositamente realizzato per ospitare l’accesso alle cabine.

…esci dell’ascensore e questo è il primo impatto visivo che colpiscono i tuoi occhi.

Già intuisci che il panorama sarà mozzafiato.

Tu che conosci Napoli già sai cosa vedrai facendo solo qualche passo in avanti, un incontro tra cielo e mare che a Napoli hanno lo stesso colore e formano l’infinito.

Oggi il cielo è tetro, il suo azzurro non è visibile ma lo sfondo grigio nelle foto metterà ancora piu in evidenza i naturali e artistici componenti del panorama partenopeo.

Al di là del terrazzo sono appena visibili Monte Somma, il Vesuvio e la costiera Sorrentina…

…poi ti avvicini alla ringhiera e vedi il mare che confina con il cielo e tra i due si inserisce una garbata figura “mitica” la cui siluette è conosciuta in tutto il mondo e non esiste profilo più famoso di questo…

…è il profilo dell’isola di Capri, e metti a fuoco la vista per ammirarla meglio.

E noti che la parte destra della sua sagoma ricorda moltissimo il profilo del viso di una donna dormiente distesa ma altri, ben meno romantici, notano la testa di un coccodrillo semiemersa dal mare.

Ma le sorprese non finiscono qui, continuiamo a girare lo sguardo sulla sinistra fino ad incontrare un doppio rilievo montuoso che riempie l’orizzonte.

Il più piccolo è il monte Somma, il monte/vulcano che 2000 anni originò il più famoso Vesuvio, il rilievo più grande la cui eruzione del 79 ci ha, purtroppo, conservato come in nessun’altra parte del mondo, uno spaccato di vita, un fermo/immagine, da cui abbiamo imparato molte cose del passato, Pompei ed Ercolano tra tutti, e non solo.

E dopo il lato mare, volgiamo lo sguardo all’interno che certo non offre meno interesse storico.

Posto sulla parte apicale di Pizzofalcone, vi è il Gran Quartiere che occupa l’area che ospitava anticamente le Delizie di Lucullo.

Sotto Carlo I d’Angiò vi era posizionata l’area di caccia con i falconi, da cui il luogo prese il nome.

Successivamente, il palazzo fu acquistato da Ferrante Loffredo di Trevico e nel 1651 dal viceré Conte d’Oñate.

Quest’ultimo ordinò che vi si stanziassero le truppe spagnole fino ad allora alloggiati nella zona a ridosso di via Toledo nei quartieri spagnoli.

Inizialmente i soldati vennero suddivisi tra Palazzo Carafa e i suoi giardini.

Solo tra il 1667 e il 1670 il viceré Pedro Antonio di Aragona fece costruire, sulla superficie precedentemente occupata dai giardini, il Gran Quartiere di Pizzofalcone, così da permettere un migliore sistemazione della guarnigione spagnola.

Dopo avere ospitato per secoli reparti della guarnigione dell’Armata napoletana e la Real Accademia Militare della Nunziatella, costituita il 18 novembre 1787, subito dopo l’Unità d’Italia l’edificio ospitò il 1º Reggimento bersaglieri.

Contestualmente fu dedicato a Nino Bixio.

Dopo la seconda guerra mondiale divenne caserma della Polizia di Stato, adibita ad ospitare il IX Reparto mobile di Napoli, dal 1971 denominato IV Reparto Celere delle guardie di pubblica sicurezza fino a diventare il IV Reparto mobile della Polizia di Stato di Napoli.

Per ultimo lasciamo le origini della storia di Napoli, l’antica costruzione romana che fece da fondamenta a tutti gli efifici che vennero appresso compreso il Castel dell’Ovo, la Villa del generale romano Lucullo.

La sua estensione andava dall’isolotto di Megaride fino al monte Echia sul lato sud e, molto probabilmente anche fino al circondario del Maschio Angioino, nei pressi di piazza Municipio.

La villa era dotata di laghetti di pesci e di moli che si protendevano sul mare, di una ricchissima biblioteca, di allevamenti di murene e di alberi di pesco importati dalla Persia, che per l’epoca erano una novità assieme ai ciliegi che il generale aveva fatto arrivare da Cerasunto.

Divenne così celebre per i suoi banchetti, tanto che ancora oggi esiste un aggettivo in lingua italiana “luculliano”, che sta ad indicare un pasto particolarmente abbondante e delizioso.

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