Da “castello” a “Palazzo”, le residenze dei sovrani di Napoli

CASTEL DELL’OVO

Le “residenze reali” di Napoli hanno una lunga e complicata storia poiché nei mille anni della loro esistenza, i vari re che si sono succeduti nella loro dimora, hanno sempre voluto imprimere ad esse un tocco personale.

La prima abitazione reale, anche se non realizzata inizialmente a tale scopo, fu Castel dell’Ovo, situato lì dove ha origini la “leggenda madre” che da inizio alla storia di tutta la città.

Costruito sull’isolotto di Megaride dove secondo fantasiosi racconti vi morì la sirena Partenope, fu il primo castello della città; sullo stesso isolotto nacque l’antica Palepolis sviluppatasi in seguito sull’adiacente altura di Pizzofalcone, dando poi a sua volta vita alla Neapolis che, con i suoi cardini e decumani, ancora oggi costituisce il centro vivo dell’intera città di Napoli.

Le sue fondazioni furono costruite almeno un secolo prima di Cristo, esse appartenevano ad una grandiosa villa romana i cui possedimenti andavano da Pizzofalcone a pozzuoli; era la domus del console romano Lucio Licinio Lucullo, dotata di laghetti di pesci e di moli che si protendevano sul mare; egli divenne così celebre per i suoi banchetti, che ancora oggi si dice «luculliano» per indicare un pasto particolarmente abbondante e delizioso.

In seguito la villa venne fortificata da Valentiniano III e alla fine dell’impero romano, il re goto Odoacree nel 476 vi depose l’ultimo Imperatore, Romolo Augusto, risparmiandogli la vita per la sua giovane età.

Dopo l’impero romano, nella villa stessa vi si insediarono dei monaci basiliani, discepoli di san Severino, invitati nel 488 da una dama napoletana a portare il corpo del santo nella villa di Lucullo che, nell’occasione, la trasformarono in monastero per contenere i resti del santo, ma venne demolito nel X secolo per evitare che i saraceni, una volta impossessatisene, lo trasformassero in loro roccaforte.

Nel 1128 si avviò finalmente, tra tante modifiche, la costruzione di un vero e proprio castello e Il primo ad abitarlo, da sovrano napoletano, fu Ruggiero il Normanno che, conquistata Napoli nel 1140, diventò il primo re partenopeo facendo di castel dell’Ovo la propria residenza reale.

CASTEL CAPUANO

Ma solo pochi decenni dopo, il figlio di Ruggiero, Guglielmo I detto “il Malo”, re di Sicilia, diede il via alla costruzione di Castel Capuano, avviata nella metà del XII secolo e portata a termine nel 1160.

Esso fu eretto sull’area in cui nella Neapolis romana sorgeva il Gymnasium, trasformato nei secoli successivi in cimitero, come provano le numerose tombe rinvenute negli scavi successivi.

Dotato di robuste fortificazioni, Castel Capuano diventò da subito residenza reale dei sovrani normanni, malgrado l’austerità degli ambienti e la sua vocazione naturale di presidio militare.

Nel 1231 Federico II, pur conservando le sue indispensabili fortificazioni, lo rese più ospitale e meglio rispondente alla sua dignità di residenza reale.

Dopo circa un secolo, sconfitti gli Svevi casato regnante allora dominante, nel 1266 Carlo I d’ Angiò salì al trono di Sicilia e volle trasferire la capitale del Regno da Palermo alla città partenopea.

CASTEL NUOVO (Maschio Angioino)

Ai due castelli esistenti, gli Angioini ne aggiunsero un terzo, Castel Nuovo (Chastiau neuf), che fu non solo fortificato ma soprattutto edificato a loro grandiosa reggia poiché l’antica fortezza normanna di Castelcapuano venne giudicata inadeguata alle situazioni urbane venutesi a creare.

Il nuovo re volle edificare una residenza reale in prossimità del mare e nei pressi di una zona della città che andava sempre più allargandosi spostando verso ovest il baricentro.

I lavori per la costruzione del Castrum Novum iniziarono nel 1279 ma, anche se terminati dopo soli 3 anni,  re Carlo, decaduto a causa della rivolta dei Vespri siciliani che gli costò la corona di Sicilia conquistata da Pietro III d’Aragona, non arrivò mai ad abitarvi e la nuova reggia rimase inutilizzata fino all’anno della sua morte nel 1285.

Fino al 1503, Castel Nuovo fu residenza di altri sovrani ma, dopo la caduta degli ultimi re di Napoli Ferdinando II e Federico I, il regno di Napoli venne annesso alla corona di Spagna e la città perse la funzione di “residenza Reale” diventando sede di vicereame, dapprima francese, quindi per lungo tempo spagnolo, e alla fine per alcuni decenni austriaco.

In seguito alla scomparsa del Regno napoletano, per un lungo periodo di tempo nessun sovrano risedette nella città e Castel Nuovo venne trasformato in un semplice presidio militare e residenza dei vicereali di Spagna.

Questa situazione si protrasse fino al 1543, anno in cui Pedro Álvarez de Toledo y Zúñiga , uno dei viceré spagnoli urbanisticamente più attivi, decise per la costruzione di un palazzo Vicereale edificato in quel largo ora riconosciuto come piazza Trieste e Trento e, poco dopo mezzo secolo circa, un altro viceré, Fernando Ruiz de Castro, conte di Lemos, e la moglie viceregina Catalina de Zúñiga, in previsione di una visita, a Napoli, del sovrano spagnolo Filippo III d’Asburgo, decisero di far costruire un nuovo palazzo reale che ospitasse, dignitosamente, il sovrano in visita.

L’area prescelta per la nuova costruzione fu un largo a quei tempi chiamato piazza san Luigi, odierna piazza Plebiscito, idoneo per eventuali parate militari o raduni popolari, ubicato tra il palazzo vicereale già esistente e la collina di Pizzofalcone, in una posizione dominante il porto, ottima via di fuga per il re in caso di attacco nemico, e l’anno 1600 iniziarono i lavori.

PALAZZO REALE

A differenza delle sedi adibite a residenze reali fino in quel momento mirate alla fortificazione e alla difesa del potere, questa volta ci si orientò per una costruzione piu rappresentativa che militare, ma il re spagnolo Filippo III non riuscì mai a recarsi a Napoli seppur in visita, e il palazzo rimase come residenza per i viceré fino al 1734, anno in cui Carlo I di Borbone si impossessò del Regno e del Palazzo facendolo ampliare verso il mare e verso il lato che guarda al Vesuvio, vennero inoltre edificati due cortili interni, sistemati i giardini pensili e completata la facciata lungo via Acton.

Durante il regno di Ferdinando I delle Due Sicilie fu progettata e realizzata la Gran Sala, in occasione delle nozze del re, e il teatrino di corte, ma nel frattempo ci fù un breve cambio di gestione dal 1806 al 1815 quando il “fenomeno Napoleone” si impossessò dei regni di mezza Europa compreso il Regno delle due Sicilie, e ad occupare la sede reale fu dapprima Giuseppe Napoleone e poi Gioacchino Murat.

Tornato al potere re Ferdinando, nel 1837, a seguito di un incendio sviluppatosi all’interno delle stanze della Regina Madre, si resero necessari dei lavori di ripristino con cui venne abbattuto il palazzo Vicereale o palazzo vecchio, e si allargò la piazza prospiciente che da piazza san Ferdinando sarà denominata, dal 1919, di Trieste e Trento.

Venne sistemata la facciata che insisteva sul nuovo piazzale; utilizzando una parte dei giardini, venne creato un nuovo corpo di fabbrica verso il Maschio Angioino, il quale ospiterà successivamente la biblioteca nazionale, e verso il mare, quest’ultimo rimasto incompleto dopo la costruzione di sei campate di balconi.

A seguito dell’Unità d’Italia il palazzo divenne residenza dei Savoia, tuttavia i reali lo abitarono solo saltuariamente e al suo interno, nel 1869, nacque Vittorio Emanuele III che, nel 1919, lo cedette al Demanio di Stato.

L’ultimo riordino del palazzo fu il riempimento in alternanza, per ragioni di maggiore stabilità, degli archi della facciata che da su piazza Plebiscito, in esse furono create delle nicchie in cui, nel 1888 Umberto I di Savoia fece posizionare le statue dei re di Napoli, eccoli in ordine cronologico: Ruggero il Normanno, Federico II di Svevia, Carlo I d’Angiò, Alfonso V d’Aragona, Carlo V d’Asburgo, Carlo III di Spagna, Gioacchino Murat ed infine includendo anche chi non fu mai re di Napoli ma re d’Italia, Vittorio Emanuele II.

 

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