Palazzo Orsini di Gravina (Facoltà di Architettura)

FACOLTA’ DI ARCHITETTURA

 l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, fu la prima Università laica al mondo (non gestita da comunità religiose) e la sua istituzione risale al 1224, anno in cui l’Imperatore svevo, dal quale prende il nome, ne ufficializzò l’apertura.

Si insegnarono, fin dall’inizio, oltre al diritto, le arti liberali e la medicina e, oggi, risulta il principale ateneo partenopeo con rilevanza nell’intero ambito accademico nazionale ed europeo; dalla seconda metà del novecento, diventa la seconda università d’Italia per dimensione, dopo “La Sapienza” di Roma.

Quasi tutte le sue facoltà hanno sede, oggi, in antichi manufatti di grande rilevanza storica e, una di queste, la sede centrale della Facoltà d’Architettura, dal 1936 trova sede nel secolare palazzo Orsini di Gravina.

SUA UBICAZIONE

   Questo storico palazzo è ubicato alle spalle di piazza del Gesù Nuovo, nei pressi di calata Trinità Maggiore, adiacente a piazzetta Monteoliveto e nei pressi delle Poste Centrale che inglobano il chiostro e parte dell’antico monastero di Sant’Anna dei Lombardi nelle vicinanze, complesso monacale del 1411; questa annotazione per rilevare l’importanza della sua posizione.

INIZIO DELLA SUA COSTRUZIONE  

 La sua costruzione risale al 1523 durante la reggenza napoletana dei viceré spagnoli, cinquanta anni dopo la realizzazione del vicino palazzo dei Sanseverino, voluto come testimonianza del potere e della ricchezza della famiglia proprietaria, espropriato in seguito a causa della rivalità tra re Ferrante e la famiglia Sanseverino e quindi concesso ai Gesuiti, che lo trasformarono, nel 1580, nella Chiesa del Gesù Nuovo (come già raccontato in un mio scritto), e solo 2 secoli dopo arrivò l’obelisco dell’Immacolata.

E proprio al confine coi potenti Gesuiti, nel 1513 Ferdinando Orsini, duca di Gravina in Puglia, acquistò, per poco più di cento ducati, due appezzamenti di terreno di proprietà delle monache del confinante monastero di Santa Chiara.

Negli anni successivi iniziò, per farne la propria abitazione, l’edificazione del palazzo che, come avvenne per la famiglia sanseverino, avrebbe dovuto rappresentare il prestigio della famiglia Orsini con il maggior esempio dell’architettura rinascimentale napoletana.

Si racconta che il Palazzo, durante la stessa costruzione, fu visitato da Carlo V re di Napoli, che ne rimase talmente affascinato da riuscire a strappare una promessa di regalo dal duca una volta terminati i lavori ma, Ferdinando Orsini, molto scaltro nell’occasione, per non privarsene, fece in modo che l’edificio risultasse sempre in costruzione.

Edificato tra il 1513 e il 1549, non venne inteso completato poiché la sua costruzione si fermò a tre blocchi edilizi intorno ad un cortile rettangolare, mentre il quarto lato era costituito da un corpo basso prospiciente le aree verdi del monastero di Santa Chiara.

Tra la fine del Seicento e la metà del Settecento vi fecero residenza vari esponenti della famiglia, tra cui il fratello del Papa Benedetto XIII e Benedetto Orsini, cardinale e ambasciatore del Re in Vaticano.

Man mano che il palazzo cambiava di “discendenza”, la sua struttura, sia interna che esterna, veniva continuamente trasformata; sempre al lavoro un cospicuo numero di operai in continue attività di ristrutturazioni, e tutti chiaramente salariati dal proprietario di turno del Palazzo.

PERIODO DI CRISI 

 Ma anche i numerosi servitori formavano un vero e proprio esercito di persone a libro paga, chi si occupava degli interni, chi della stalla, chi degli animali e chi delle carrozze, chiaramente personale che incideva molto sulle spese di gestione dell’intero edificio.

Dunque era chiaro che gestire un palazzo di quelle proporzioni significava spendere cifre esorbitanti in manodopera e manutenzione e, quindi, inevitabilmente, nonostante la famiglia Orsini fosse notoriamente ricca, nel tempo si cominciarono ad accumulare sempre piu debiti.

Nel 1799 la lussuosa residenza venne requisita dai francesi per tutto il periodo della republica napoletana venendo adibita ad abitazione del generale Thiebault ma, nel 1830, già tornata da tempo ai vecchi proprietari, fu messa all’asta per pagare i creditori ormai in gran numero.

ESPROPRIAZIONE E VENDITA   

Il palazzo venne quindi espropriato e venduto nel 1837 per 38.000 ducati a Giulio Cesare Ricciardi conte dei Camaldoli il quale decise di trasformarlo in casamento d’affitto cercando di ricavarne il maggior numero possibile di abitazioni e locali commerciali da dare in locazione.

I lavori in in progetto però, mirati al cambio di destinazione d’uso del manufatto, vennero criticati aspramente anche da alcune forze politiche, per la loro invasività, ma il nuovo proprietario, ricevuto il consenso del re, proseguì per la sua decisione.

Venne costruito un secondo piano, mentre al primo furono eliminati gli ovali e i busti che sormontavano le finestre e, al loro posto, si realizzarono dei balconi.

Al piano terra, invece, furono praticate nuove aperture per dare posto a delle botteghe rompendo cosi la continuità originale della facciata in bugnato, ed infine, vennero eliminate tutte le insegne e le scritte che si riferivano alla famiglia Orsini.

Nel 1848 fu coinvolto nei moti rivoluzionari, centinaia di liberali, nel tentativo di sfuggire ad un battaglione borbonico, si rifugiarono nel Palazzo ma, avendo accidentalmente ucciso il comandante dell’esercito, vennero perseguitati e braccati e, per stanarli dal palazzo, non si esitò a sparare con un cannone e con razzi incendiari che ridussero i suoi interni in cenere.

DA PRIVATO A PUBBLICO

 Fu quindi necessario ricostruirlo ma venne acquistato dal governo borbonico che ne fece un utilizzo pubblico apportando altre modifiche quali l’introduzione del bugnato anche sulle facciate laterali e la creazione del quarto lato dal lato(quella che era rimasta una bassa palazzina).

Quindi fu sede delle Regie Poste prima che queste si trasferirono al palazzo Grottolella nell’area di Via Santa Brigida, dove lavoreranno, come ancora semplici e sconosciuti impiegati, sia la Matilde Serao che l’artista E.A. Mario .

Verrà ancora utilizzato per gli uffici dell’amministrazione del Registro, del Bollo e delle Finanze prima che questa occupasse il vecchio monastero di San Pietro Martire all’imbocco su Mezzocannone, mentre al secondo piano trovarono sede gli uffici dell’Amministrazione Generale delle Acque e delle Strade, la Scuola di Applicazione degli Ingegneri ed il Dipartimento delle Acque e delle Foreste.

ULTIMA RISTRUTTURAZIONE

   Nel 1936 fu nuovamente restaurato con il rinforzo delle fondamenta realizzando sottofondamenta in calcestruzzo armato; in più, venne eliminato il secondo piano e si riportarono i busti all’interno dei tondi eliminando i balconi, dopodiché vi si insediò la sede della Facoltà di Architettura dell’Università Federico II ma, purtroppo, si ricorda un ultimo pessimo episodio ai danni del fabbricato quando, nel 1945, gli americani, in piena occupazione alleata, gettarono via una fontana seicentesca per ricavare un parcheggio all’interno del cortile.

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