Da Palepolis a Neapolis, la vera storia.

LE ORIGINI DI NAPOLI, PIU’ DI UNA LEGGENDA.

Sono 3 le leggende che il mito di Napoli ha creato per dare una spiegazione alla sua nascita, e tutte sotto il segno della passione, dell’amore e della bellezza.

La piu famosa è quella in cui la sirena Partenope si lascia morire sugli scogli dell’isolotto di Megaride (Castel dell’Ovo) disperandosI di non essere riuscita ad ammaliare, con il suo canto, il greco Ulisse durante il suo fantastico viaggio nell’Odissea e, in suo onore, la città che si verrà appresso a costruire dove fu ritrovato il suo corpo, prenderà il suo nome.

La seconda leggenda parla di un re greco che si mise in viaggio con sua figlia Partenope alla scoperta di nuove terre da colonizzare, ma la figlia morì lungo il tragitto e il padre si fermò sulla parte di costa piu bella del suo viaggio per dare degno riposo alla sua amata figlia, e quel posto, da allora, prese il suo nome, Partenope.

La terza leggenda racconta di due innamorati greci che partirono dalla loro madre patria alla ricerca di terre lontane; il loro amore era contrastato dalle rispettive famiglie e scelsero l’isolotto di Megaride per ricominciare la loro nuova vita dando alla città da loro fondata, il nome di lei, Partenope.

La bellezza della costiera partenopea era tale da far nascere attorno a se leggende legate ai più bei sentimenti umani, ma in effetti, le sue vere origini sono assai differenti, anche se nonostante tutto non raccontano di una sua nascita del tutto casuale, anzi, la sua fondazione ha un motivo quasi unico e storicamente molto interessante, ai limiti della leggenda.

Intorno al 7° secolo a.c., i viaggi alla ricerca di nuove terre e nuovi mercati, venivano intrapresi, per comodità e facilità di spostamenti, per mare e, per maggiore sicurezza, nel percorrerli ci si teneva il più vicino possibile alla linea costiera.

Le vie mercatali più importanti di allora andavano dal medio oriente (Grecia, Egitto etc.) fino alla parte settentrionale del “Mare Nostrum” (Toscana, Liguria, Sardegna etc.) e, creare approdi lungo queste direttive, portava a maggiori possibilità di scambi commerciali e quindi a maggiori ricchezze.

L’isolotto di Megaride, dove ancora oggi fa bella mostra di se il castel dell’Ovo, era un passaggio obbligato perché al centro di tutti gli itinerari, e quindi strategicamente importante per chi volesse controllare questi traffici provenienti sia dal sud che dal nord.

Prima della fondazione di Palepolis, le nostre coste erano già abitate dai Cumani la cui potenza rivaleggiava con quella romana ed etrusca e, per avere il controllo e l’egemonia sui traffici marittimi, decisero di fondare, sull’isolotto di Megaride, uno scalo fortificato, cioe una guardia all’accesso meridionale del golfo, mentre l’accesso settentrionale era già controllato dalle colonie di Pithecusa (Ischia) e di Capo Miseno.

Oltre ad essere una sosta obbligatoria per tutti i mercanti, questo scalo portuale fungeva anche da trampolino di lancio per chi dovesse poi intraprendere il largo verso le isole della Sardegna e delle Baleari, lunghi viaggi e allontanamento dalla costa, in cui si richiedevano maggiori scorte di viveri e di utensileria varia.

Tra il 600 e il 500 a.c. la fortezza-mercato di Megaride ebbe una fase di declino, ma non è ben chiaro se la causa sia stata per l’abbandono dai suoi stessi fondatori Cumani la cui egemonia nel golfo era in crisi, oppure sia stata distrutta dagli Etruschi che più volte assaltarono Cuma, loro principali antagonisti nell’egemonia del Tirreno.

Nel 400 a.c., i Cumani, dopo alcune guerre risolte a loro favore, ripresero il controllo della zona, ma ormai la vecchia rocca (Pizzofalcone) posta su di uno strapiombo, era diventata insufficiente ad accogliere, oltre gli antichi fondatori cumani, anche i Pithecusani e i Siracusani, loro nuovi alleati, e fu quindi necessario fondare un più ampio insediamento urbano, quella che poi sarà Neapolis, ovvero “Città Nuova”, per distinguerla dalla Palepolis, la “Città vecchia”, e cioè Partenope.

Fino al 430 a.c., la “prima Neapolis”, che distava solo un chilometro e mezzo da Palepolis, sarebbe stata circoscritta esclusivamente alla zona della collina di Caponapoli ove era posta anche l’ acropoli con il centro religioso della città, caratterizzato, con ogni probabilità, dalla presenza di un importante tempio dedicato a Demetra.

Il reticolo urbanistico di Napoli greca come lo conosciamo adesso,  sarebbe stato adottato in seguito dell’arrivo in città degli ateniesi e la nuova città fu ampliata fino ad un’area di circa 80 ettari, pari quattro volte quella della vecchia Partenope/Palepolis.

Questo nuovo insediamento aveva la forma di terrazze digradanti dolcemente verso il mare e finiva vicino alla costa con un Salto di circa 15 metri (praticamente parallelo all’odierno corso Umberto).

Questo ripiano era stato scelto non casualmente, infatti era munito di valide difese naturali, a nord vi erano le tre Colline di Capodimonte-Sanità, dell’ Arenella e del Vomero e dall’alto vallone di Foria, il Sud dal litorale marino, mentre ad est  si trovavano naturali deflussi delle acque pluviali denominati lavinarii.

Il tracciato murario era in linea di massima il seguente: da via Foria, lungo via Costantinopoli, piazza San Domenico Maggiore, poi su entrambi i versanti di via Mezzocannone, quindi attraverso le rampe fino all’Archivio di Stato, per poi ridiscendere fino a piazza Nicola Amore, da dove le mura costeggiavano il lato settentrionale del corso Umberto, e da via Pietro Colletta risalivano verso Forcella e Castel Capuano, ricongiungendosi infine in via Foria tramite e ss. Apostoli.

La città murata era percorsa da tre strade più ampie, denominate in greco plateiai ed in latino decumani,  corrispondenti la prima, alle attuali vie SS. Apostoli, Anticaglia, Pisanelli e Sapienza, la seconda a via Tribunali, e la terza alle vie Vicaria e S. Biagio dei Librai.

Alcuni ritengono di dovere aggiungere un quarto decumano da identificarsi nelle vie S. Marcellino e Bartolommeo Capasso.

Oltre le strade principali vi erano in circa venti stradine minori, in greco stenopòi ed in latino cardines, orientate in direzione nord-sud.

Nel centro di Neapolis, coincidente con l’attuale via Tribunali, era posta l’agorà, la piazza ove si riuniva l’assemblea popolare e si svolgeva la vita politica e amministrativa. Qui si trovava anche il tempio dei Dioscuri, al cui posto è oggi la chiesa di S. Paolo Maggiore in piazza san Gaetano.

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