Un primato del sud, l’Università degli studi di Napoli “Federico II”

UN PRIMATO CHE PARTE DA MOLTO LONTANO

Oggigiorno il nostro amato sud fa purtroppo incetta di record/primati negativi di cui non può certo vantarsi e, sembra, che questa inclinazione vada sempre più marcandosi senza alcuna soluzione all’inversione di tendenza.

In tanti sono pronti a  “documentare” che questa repentina discesa comincia dalla “famigerata” unità d’Italia, una situazione con la quale deliberatamente vennero annientate sia la forza materiale che l’orgoglio per una rinascita del meridione.

Si parla tanto dei primati a cui, in numerosi campi, “il Regno delle due Sicilie” può vantare di essere arrivato prima, con largo anticipo, non solo in Italia, ma in tutto il mondo.

In questa lettura vorrei ricordare uno dei tanti primati che non è legato al regno Borbonico ma all’ illuminismo di uno dei tanti sovrani che, nell’arco di due migliaia di anni, hanno regnato nel sud dando alle nostre terre non violenze e sopraffazioni, ma tanta cultura e arte.

Uno di questi record/primato è fortemente collegato ad una straordinaria figura che pur non governando solo Napoli, scelse la nostra città per dare piu lustro e potenza al suo grande impero.

Federico Ruggero Costantino di Hohenstaufen fu re di Sicilia, Duca di Svevia, Re dei Romani (dal 1212)
e poi Imperatore del Sacro Romano Impero, e re di Gerusalemme.

Fondatore del Regno di Sicilia, passò alla storia con gli appellativi stupor mundi (meraviglia o stupore del mondo) o puer Apuliae (fanciullo di Puglia)

Il suo carisma era tale che all’indomani della sua morte, il figlio Manfredi, futuro re di Sicilia, in una lettera indirizzata al fratello Corrado IV citava tali parole: “Il sole del mondo si è addormentato, lui che brillava sui popoli, il sole dei giusti, l’asilo della pace”.

Il suo regno fu principalmente caratterizzato da una forte attività legislativa e di innovazione artistica e culturale, volta a unificare le terre e i popoli,  oltre ad essere un apprezzabile letterato, convinto protettore di artisti e studiosi: la sua corte fu luogo di incontro fra le culture greca, latina, germanica, araba ed ebraica.

Uomo straordinariamente colto ed energico, stabilì in Sicilia e nell’Italia meridionale una struttura politica molto somigliante a un moderno regno, governato centralmente e con un’amministrazione efficiente.

Federico II parlava sei lingue (latino, siciliano, tedesco, francese, greco e arabo) e la sua corte reale siciliana a Palermo, vide uno dei primi utilizzi letterari di una lingua romanza (dopo l’esperienza provenzale), il siciliano.

La poesia che veniva prodotta dalla Scuola siciliana ha avuto una notevole influenza sulla letteratura e su quella che sarebbe diventata la moderna lingua italiana. La scuola e la sua poesia furono salutate con entusiasmo da Dante e dai suoi contemporanei, e anticiparono di almeno un secolo l’uso dell’idioma toscano come lingua d’élite letteraria d’Italia.

Da persona colta e intelligente, non incline solo alle armi, desiderava che il suo impero fosse gestito da uomini alla sua altezza e si occupò della formazione esclusiva del personale amministrativo e burocratico e della classe dirigente del regno con la preparazione dei giuristi che avrebbero aiutato il sovrano nella definizione dell’ordinamento statale e nell’esecuzione delle leggi.

Ma la sua cultura andava oltre, sapeva che un regno, un impero, non poteva crescere nella sua potenza se non istruiva anche la sua popolazione e cercò di agevolare i propri sudditi nella formazione culturale, evitando loro inutili e costosi viaggi all’estero.

Per dare vita al suo progetto costituì la  più antica università laica e statale del mondo, anticipando di 86 anni la Sapienza di Roma nonostante la citta papale avesse alle spalle l’appoggio della millenaria chiesa romana e come promotore papa Bonifacio VIII

Non ebbe nessun dubbio sulla scelta della sede, anche questa meditata su criteri culturali e logistici.

Criteri Culturali poiche la città di Napoli, tra le altre, aveva una lunga tradizione legata alla figura di Virgilio.

Criteri logistici in quanto favorita in maniera determinante da motivi geografici ed economici per i traffici via mare, il clima mite e la posizione strategica all’interno del Regno.

Inizialmente gli studi furono indirizzati verso il diritto , le arti liberali, la medicina e la teologia, quest’ultima, rispetto alle altre materie, venne insegnata presso sedi religiose, in particolare nel convento di San Domenico Maggiore, dove insegnò dal 1271 al 1274 Tommaso d’Aquino.

A partire dal 1616 la sede universitaria fu posta nel Palazzo dei Regi Studi (ora sede del Museo Archeologico Nazionale di Napoli), edificio un tempo caserma della cavalleria.

Durante il Settecento, dopo un periodo di decadenza generale, ebbe una ulteriore spinta prima con gli insegnamenti  del filosofo Giambattista Vico, poi con la creazione nel 1735 della cattedra di Astronomia e nel 1754 della prima cattedra di meccanica e di commercio, ovvero di Economia, del mondo.

Nel 1777 la sede fu trasferita nel Convento del Salvatore, dove prima risiedeva il Collegio Massimo dei Gesuiti,  Per tutta la seconda metà del XVIII secolo, l’ateneo divenne il fulcro della cultura del regno borbonico, e da lì partì quel movimento di intellettuali che diede vita ai moti del 1799 e alla breve esistenza della Repubblica Partenopea.

Anche durante il decennio francese (1806 – 1815) ci furono opere di modernizzazione in campo culturale, fu creata la prima cattedra italiana di Zoologia.

Furono collegati all’ateneo e diretti da professori universitari l’osservatorio astronomico, l’orto botanico e i musei di mineralogia e zoologia.

Nonostante la popolazione studentesca si moltiplicasse, portandola al terzo posto in Europa, dopo Berlino e Vienna, gli edifici a disposizione dell’Università erano carenti e talvolta non adeguati (difatti la maggior parte di essi erano ex conventi riconvertiti).

Nel 1884, dopo una violenta epidemia di colera, essendo la struttura del Convento del Salvatore ormai inadeguata, l’Università fu spostata, grazie ad iniziative di rinnovamento urbano, nella nuova sede di Corso Umberto I, dove tuttora risiede.

A cavallo tra Ottocento e Novecento il prestigio dell’Università di Napoli aumentò, in particolare in ambito scientifico: nel campo della genetica fu pioniera, con la nascita della prima cattedra in Italia.

Nel dopoguerra, l’Università degli Studi di Napoli divenne il secondo ateneo più importante d’Italia per numero di iscritti, secondo soltanto alla Sapienza di Roma.

Oggi purtroppo nelle varie diverse classifiche italiane che considerano il punteggio finale come combinazione di parametri di ricchezza dell’ateneo, eccellenza nella ricerca o la reputazione internazionale, la selettività e le opinioni degli stessi studenti, la nostra gloriosa “FEDERICO II” non risulta neanche più tra i primi dieci posti.

Guarda anche il nostro video in cui su una galleria di immagini amatoriali, raccontiamo dei vari record conseguiti nella stessa università

 

Università degli Studi di Napoli “Federico II” (il video)

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