Dal “Largo di Palazzo” al “Museo Archeologico”


La Napoli a dominazione spagnola, copre un arco di tempo che va dal 1503 al 1713 e una grande moltitudine di viceré si susseguì al governo cittadino.

Prima del 1561, l’Impero spagnolo non aveva una vera grande capitale e scelse come città simbolo la piccola cittadina di Madrid per la sua posizione centrale nella penisola Iberica.

In questo periodo fu Napoli a rivestire il ruolo di città più importante del regno spagnolo, e non solo.

La città partenopea assurse ad un grado di crescita demografica (il secondo agglomerato urbano del Mediterraneo dopo Istanbul e il primo del cristianesimo occidentale del XVI secolo), economica, culturale, urbanistica, divenendo uno dei massimi centri della monarchia spagnola, e maggiore grande centro del Mediterraneo.

Culturalmente Napoli divenne un centro così florido che, nel periodo più illustre del “siglo de oro”, oltrepassò, per la sua facoltà di attirare le personalità più estrose dell’Impero, la corte madrilena.

Nel XVI secolo, la zona nord occidentale di Napoli, quella a ridosso della collina del Vomero,(in pratica da piazza Plebiscito a via S. Rosa) fu interessata da una profonda ed elegante urbanizzazione che diede ancora piu lustro al maggiore centro d’Europa e gettò le basi per la capitale che era destinata ad essere.

Tra il 1500 e il 1600 cominciò a fiorire la parte piu elegante e rappresentativa della Napoli di oggi, nel 1540 prese forma Largo di Palazzo, destinato ad accogliere nel 1600 le prime pietre del palazzo Reale che da allora ebbe continue modifiche e miglioramenti.

Con la nascente reggia, nel 1599 si ebbe l’esigenza di collegare il neo largo con la spiaggia di Santa Lucia creando la panoramica via Cesareo Console allora denominata via Guzmana.

Nel Largo di Palazzo, dal versante opposto, già dal 1536 confluiva via Toledo e 30 anni dopo, il rigagnolo che scendeva da Pizzofalcone diventava via Chiaia.

Nello stesso periodo, i viceré di Spagna, allora governatori di Napoli, riscontravano il problema nell’ acquartierare il loro esercito.

Per esigenze logistiche militari, venne trovata loro sistemazione al di sopra di via Toledo, in prossimità del palazzo reale, requisendo una zona allora ricca di giardini, orti e boschi di pigne; nascevano cosi i “famigerati” Quartieri Spagnoli.

Immaginate di percorrere via Toledo, non certo come è oggi ma già rivestita da principale “Promenade”, percorrerla in salita ed arrivare al suo inizio, dal 1536 delimitato da una porta di ingresso in città.

La porta fu chiamata ufficialmente porta Reale Nuova, ma veniva anche chiamata porta di Toledo o porta dell’Olio, quest’ultima denominazione giustificabile per la presenza in zona di cisterne per la conservazione dell’olio che oggi viene ricordata dall’omonima via.

In seguito alla costruzione della basilica dello Spirito Santo fu detta appunto porta dello Spirito Santo.

Attraversandola, ci si trovava fuori dalle mura, precisamente nel Largo del Mercatello, odierna piazza Dante e piccolo mercato fuori alle mura, differenziato dal più grande di piazza Mercato.

Un secolo dopo, il largo fu usato come camera ardente dove vennero depositate le migliaia di morti di peste provenienti dal centro città.

E arriviamo cosi alla parte più alta della urbanizzazione del secolo XVI, più in là non si poteva andare, mancavano ancora piu di due secoli alla costruzione del ponte della Sanità e la strada terminava lungo la contrada del Casciello, colle dove si ergeva la chiesa di Santa Teresa degli Scalzi.

Ai piedi di questo colle si decise, nel 1586,
di trasferirvi le scuderie per la cavalleria militare, ma il progetto venne abbandonato quando ci si rese conto che l’area era povera d’acqua, elemento necessario per la sopravvivenza dei cavalli.

Si decise quindi, nel 1612, di trasformare il manufatto in “Palazzo degli Studi” per cui il progetto venne ancora più volte modificato e sospeso, ma anche questa nuova destinazione d’uso venne archiviata.

Dopo gli “studi”, divenne sede del Tribunale e, successivamente, tornò ad ospitare le truppe del regno che lo occuparono fino al 1735.

Nel 1742 l’università ritornò in questa sede ma, nel 1767, con l’espulsione dei Gesuiti dal regno, l’università venne trasferita nel convento rimasto vuoto e il palazzo fu destinato, da Ferdinando IV, a sede del Real Museo, in modo da conservarvi le collezione Farnesiane e quelle degli scavi di Ercolano.

Inoltre ospitò, per un breve periodo di tempo, l’Accademia delle Scienze e Lettere e quella delle Belle Arti.

Il complesso del “Carminiello ai mannesi”

L’isolotto di San Leonardo

“Il lungomare piu bello del mondo”, natura o manipolazione?

Il giardino d’Inverno

Il Duomo di Napoli – La storia a strati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.