Palazzo Caracciolo di Santobuono

E RONALDO ENTRO’ NELLA STORIA DI NAPOLI…

07/03/2017 – Champions league, ottavi di finale “Napoli – Real Madrid 1-3”

Perché comincio il racconto con una partita di Champions? Sembra strano ma esiste un sottile legame tra il match su descritto e la storia che vi sto per raccontare.

Spero che i Napoletani abbiano a cuore la loro città da accorgersi sempre e dovunque vadano, degli stupendi particolari storici che la città offre ai loro occhi, anche se, spesso, sono purtroppo abbrutiti dall’abbandono.

Non esisterà nostro concittadino che non abbia percorso più volte, a piedi o in auto, quello che sarebbe potuto essere, se manutenuto in modo ottimale, il fantastico viale alberato e ricco di storia conosciuto con il toponimo di “via Carbonara“.

Al centro del nostro “Boulevard” napoletano, nella parte piu larga della strada, esiste un grande palazzo secolare, una volta di colore rosso, dalla forma imponente e molto ben inserito nel contesto circostante.

Oggi, e da qualche anno, esso sembra sia tornato a nuova vita; adibito ad albergo, è diventato, in poco tempo, uno dei più illustri e aristocratici della città antica.

Oltre a personalità di vari titoli, ha ospitato, nelle sue camere, molte squadre del campionato italiano di massima serie, ma anche di competizioni internazionali ed una, più di tutte, spicca tra i vari nomi, il Real Madrid di Cristiano Ronaldo.

Ma la “location” purtroppo non portò molta fortuna alla squadra del Napoli che, dopo aver subito una sconfitta per 3 a 1 a Madrid, ripeterono tra le mura domestiche, lo stesso punteggio negativo, e a nulla servì il frastuono a suon di clacson e di pentolacce la notte prima della partita, dei tifosi partenopei, sotto le loro finestre dell’albergo, per togliere o quantomeno disturbare il sonno al team madrileno.

Ma torniamo alla storia “pura”.

Cosa era, quell’enorme palazzone, prima di diventare un albergo? Io ho vissuto i migliori anni della mia vita nelle sue vicinanze e ricordo che fino al triste anno del terremoto in irpinia, eravamo nel 1980, esso ospitava alcuni istituti scolastici tra cui il Magistrale Tommaso Campanella, in seguito trasferitosi a piazza Cavour per poi trasferirsi ancora alla salita Stella e cambiare nome.

Dal 1980 in poi, per diversi anni, fu occupato da centinaia di senzatetto in attesa di assegnazione alloggi e, liberato alla spicciolata, fu poi chiuso e dimenticato.

La sua possente forma da adito a pensare che la sua storia sia stata molto più importante di quella che il destino gli abbia preservato negli ultimi decenni quindi, così come è abituato a fare chi segue i miei racconti, teniamoci ben stretti e facciamo un lungo salto a ritroso nel tempo perchè noi, che amiamo Napoli, abbiamo fame di sapere e di scoprire le sue radici, e ci piace andare in fondo, fino ai minimi particolari.

Lungo tutto il 1200 via Carbonara costituiva una vallata incolta che, in mancanza di un adeguato sistema di fognature, convogliava al mare la lava d’acqua, fango e detriti provenienti dalle zone collinari nei giorni di pioggia.

Fino al Rinascimento, via Carbonara era una zona franca, essendo fuori le mura, e tutta l’area fu scelta come palcoscenico per tornei cavallereschi o sfide fino all’ultimo sangue evitando di incorrere in pene di giustizia. Questi giochi furono però proibiti quarant’anni dopo, nel 1383, da Carlo III di Durazzo.

Proprio per assistere a questi eventi ma anche a difesa della vicina porta Carbonara (Santa Sofia) nel corso del 1200 , Carlo I d’Angiò decise di far costruire una fortezza che, successivamente, il nipote Roberto, donò a Landolfo Caracciolo per i servigi prestati alla corona.

Nel 1584 i principi Caracciolo di Santobuono , trasformarono il fortilizio a loro residenza privata ma nel 1647, durante la rivolta di Masaniello causata dalla pesante pressione fiscale spagnola, la plebe napoletana, che non vedeva di buon occhio i Caracciolo, costrinse la nobile famiglia a fuggire e quindi ad abbandonare la loro dimora di via Carbonara, che venne saccheggiata e devastata.

Dopo varie peripezie e altri saccheggi, nel 1692, l’edificio ritornò in possesso dei precedenti proprietari che, nel giro di poco tempo, lo abbellirono e lo arricchirono con opere d’arti.

Nel 1693 vi fu ospitato Emanuele Maurizio di Guisa-Lorena, principe d’Elbeuf, passato alla storia per aver scoperto i primi resti di Ercolano mentre effettuava degli scavi per la costruzione di un pozzo freatico.

E ancora nel 1799 venne ospitato il generale Jean Étienne Championnet, mandato da Napoleone per appoggiare i giacobini partenopei.

Nel 1815 l’immobile fu abbandonato totalmente sebbene ancora in possesso della famiglia Caracciolo. In seguito venne utilizzato dal Ministero degli interni come caserma e questura, infine venduto separatamente a varie attività commerciali e a privati, fin quando, come già scritto, fu nuovamente dimenticato in tempi piu recenti.

Altri video e racconti sulla storia di Napoli nel blog:

“NAPOLI NEI PARTICOLARI”

Capri, da “inferno” a “paradiso”

Corradino di Svevia (video)

La visita di Gioacchino Murat all’ “Albergo dei poveri”

La nascita di “Piazza del Gesu nuovo”

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