Una strada nata tra sangue e rifiuti: via Carbonara”

TRA SANGUE E RIFIUTI

Spesso mi trovo a scendere, in auto, per via Salvator Rosa o per santa Teresa, provenendo dal Vomero o da Capodimonte, allo scopo di raggiungere la stazione centrale.

Oggi grazie alla linea 1 della metropolitana collinare, non è piu un grosso problema affrontare in auto quel tragitto, ma una volta, come si suol dire, erano “castighi di Dio”, infatti proprio quell’inesplicabile incrocio del museo, prima del terzo millennio, era considerato la zona urbana piu irrespirabile d’Europa.

Ma anche oggi, con un traffico sicuramente piu “leggero”, dalla suddetta zona non esistono molte alternative per raggiungere piazza Garibaldi:

  • si potrebbe andare dritto per via Toledo e svoltare per via Diaz, ma occorrerebbe essere muniti di ZTL almeno nel tratto di piazza Dante.
  • Quindi si dovrebbe girare intorno alla galleria Principe di Napoli e dopo un piccolo tratto di via Costantinopoli, imboccare piazza Cavour alla cui fine potrebbe essere utilizzata via Duomo fino al rettifilo, ma tratto ormai da dimenticare poichè senso unico verso la piazza e parzialmente anch’essa ZTL.
  • Si potrebbe svoltare per via Carbonara ma, ultimamente interessata a lavori di riurbanizzazione, essa è ormai piu simile ad una trappola mortale che ad una strada.
  • oppure “prendere il largo”, cioè allungare di un pò e arrivare a piazza Carlo III optando per corso Garibaldi, ma non senza ovvie difficoltà.

A conti fatti, dovendo scegliere il male minore, sembra che l’unica via valida per giungere alla sospirata meta, nonostante i cantieri, sia proprio via Carbonara.

Attenti però all’errore in cui molti cadono, la suddetta strada non comincia già come via Carbonara da via Foria, ma per tutta la parte più stretta essa è via Cirillo, da non confondere con Ciro Cirillo statista napoletano.

Infatti la via è dedicata a Domenico Maria Leone Cirillo (Grumo Nevano, 10 aprile 1739 – Napoli, 29 ottobre1799) medico, entomologo e botanico italiano. Patriota promotore della Repubblica Napoletana del 1799.

Terminata via Cirillo comincia la nostra strada e…vorrei proseguire dicendo…ecco accoglierci una esplosione di storia, arte spazio e alberi che si apre ai nostri occhi perche via Carbonara nasconde molto di piu di quello che lascia intravedere, ma che purtroppo, in buona parte è mal tenuta e mal trattata.

Vorrei incuriosirvi dicendovi che per arrivare qui dal museo, non abbiamo fatto altro che girare esternamente all’antico perimetro della Neapolis greca.

Infatti imboccando via Costantinopoli, siamo in pratica passati a ridosso della parte più alta della Neapolis, Caponapoli, e saremmo passati sotto la porta omonima alla strada (costruita in un secondo allargamento) se non fosse stata distrutta nel 1853.

Saremmo ancora proseguiti, esternamente alle mura, lungo il vallone del largo delle Pigne (piazza Cavour) incrociando porta San Gennaro e, scendendo per via Cirillo, avremmo visto porta Carbonara ad altezza di via Settembrini, e porta Santa Sofia ad altezza dell’omonima via.

Tutto il territorio che ora interessa via Carbonara, era un tempo situato appena fuori le mura della città e lungo tutto il XIII secolo costituiva una vallata incolta che, in mancanza di un adeguato sistema di fognature, convogliava al mare la lava d’acqua, fango e detriti provenienti dalle zone collinari nei giorni di pioggia, in pratica il percorso che abbiamo appena fatto in auto.

Pessime origini le sue: all’epoca dei gladiatori, essa era il ludo gladiatorio, area in cui fin dall’epoca romana si svogevano cruenti giochi di iniziazione alla guerra.

Non andò bene nell’epoca medioevale, considerata una degradata periferia ante litteram: discarica di carbone, acque nere e rifiuti urbani, vale a dire una discarica, dove vi si gettava l’immondizia che veniva data alle fiamme, e in realtà non era certo un posto bello a vedersi, dall’aria pesante e irrespirabile, dai muri anneriti e l’aspetto abbandonato

E proprio per queste caratteristiche che fino al Rinascimento, l’area fu scelta per tutta una serie di attività illecite, illegali e violenti, che ebbero nel 1343 anche un testimone illustre, il Petrarca, che ne scrisse nelle “Epistole Famiiari”.

Accompagnato dalla Regina Giovanna I e da un gruppo di nobili, il poeta fu condotto ad uno spettacolo di morte tenutosi nella zona, e vedendo un giovane ucciso a pugnalate tra gli applausi del folto pubblico, ne fuggi’ via sconvolto.

In epoca successiva, i combattenti si scontravano nella zona franca di Carbonara per tornei o per sfidarsi a morte evitando di incorrere in pene di giustizia. I giochi furono proibiti solo quarant’anni dopo, nel 1383, da Carlo III di Durazzo.

La costruzione della chiesa di San Giovanni a Carbonara avvenne proprio nel periodo degli atroci eventi sanguinari, intorno al 1339, mentre alla fine della strada nacque, circa due secoli dopo, la chiesa di Santa Caterina a Formiello.

Oggi, purtroppo, anche se ricca di storia e di arte, non viene ancora riconosciuta la sua giusta dimensione.

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