Fontana di Medina o di Nettuno

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L’immagine ritrae un soggetto della nostra antica Napoli di cui sono state create infinite prospettive fotografiche, infatti quella del “Nettuno” o di “Medina” è una delle piu belle fontane monumentali della città e i ritrattisti, fotografi e pittori, di tutti i periodi storici si sono sempre sbizzarriti nel riprenderla da tutte le angolazioni possibili senza mai scadere nella qualità del risultato finale.

Qui la vediamo in via Medina fotografata negli ultimi decenni del 1800, ma sicuramente non dopo il 1886 poichè proprio in quell’anno fu tolta da quella posizione e depositata per molti anni nelle grotte/deposito del Chiatamone per poi essere riassemblata e utilizzata a coreografia nella nuovissima piazza Bovio (della Borsa), realizzata a fine dei lavori di risanamento.

Il motivo dei suoi due nomi sta nel fatto che al centro della vasca vi è una statua che raffigura il dio Nettuno con il suo zampillante tridente e da qui l’origine del primo, il secondo “di Medina” gli fu dato dal Vicerè spagnolo che la volle nella nuova strada a cui diede, insieme alla fontana, il nome del suo titolo, via Medina, ex “Largo delle Corregge”.

La fontana del Tritone vista da piazza Municipio verso via Medina

Nella seconda foto sono visibili i giardinetti che si sviluppavano per metà lunghezza della strada e al cui centro fu collocata la statua di Mercadante di cui si vede leggermente la parte superiore.

Nella terza foto si notano parte di quelle costruzioni demolite dopo pochi anni dallo scatto, queste erano basse superfetazioni ( per “superfetazione” si indica un corpo di fabbrica o una costruzione aggiunta successivamente a un edificio già completo e che contrasta con lo stile artistico originario, come fosse un orpello o un fronzolo inutile ), al loro posto fu elevato il “Grand Hotel de Londres” costruito tra il 1895 e il 1899 e di cui il vero e proprio vanto erano gli interni e le loro decorazioni, oggi perdute per lo stravolgimento degli ambienti.

Molto simpatico il nome del “caffè du Commerce”,  dal nome francesizzante come era uso nell’epoca sulla falsa riga dei fasti parigini, e sembra che già dagli ultimi decenni del Settecento fossero tanti i locali in cui veniva servita la classica “tazzulella ‘e cafè”, da diventare ormai prerogativa dell’uso napoletano.

Infatti su questo “uso e consumo” partenopeo si scriveva: Il bere caffè è divenuto un uso generale, fino i più vili lavoratori ne vogliono di mattino e per questo Napoli ha ormai un gran numero di botteghe di gelati e di caffè, e queste ultime in tutte le ore del giorno sono piene di persone che ciarlano o che guardano chi passa, esse sono l’ordinaria dimora degli oziosi: vi si parla di tutto, si giudica di tutto, e si esaminano gli affari del governo e quelli delle potenze straniere”.

Una curiosità da notare ancora nella prima immagine allegata, sulla destra della fontana è ben visibile un soldato reale armato di sciabola e con in testa il classico cappello di era “umbertina, mentre in primo piano appoggiati alla ringhiera appaiono due immagini sfogate di persone che potrebbero anche somigliare a due turisti odierni con tanto di camicetta, jeans e che sembra stiano addirittura fotografando il monumento, lavoro di fantasia o tentativo maldestro di fotomontaggio?

Ultima nota di merito, la palazzina a sinistra del simpatico cafè, con il rivestimento in rilievo, sembra che esista ancora completo anche del disegno della facciata ed è visibile sulla immagine di google earth.

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