Pio IX benedice l’esercito borbonico

Nel dipinto di Antonio Vespa è rappresentata una parata di militari borbonici in largo di Palazzo (piazza del plebiscito)qualche anno prima dell’unità d’Italia. L’evento è la benedizione dell’esercito da parte di papa Pio IX rifugiatosi nella capitale meridionale dopo la conclamazione della Repubblica Romana da parte di Mazzini. Sulla destra il palazzo reale borbonico ancora senza le statue dei re sulla facciata, di fronte il palazzo della foresteria mentre a sinistra una parte del colonnato della chiesa di san Francesco di Paola.

Una possente e spettacolare parata militare in un fantastico dipinto di Antonio Vespa che immortala un fittissimo esercito borbonico in Largo di Palazzo nel 1849 mentre viene benedetto da Papa Pio IX.

Il dipinto inquadra per intero “Largo di Palazzo”, il largo frontestante il palazzo Reale di Napoli visibile sulla destra e su cui sventola la bianca bamdiera borbonica.

A sinistra è rappresentato parzialmente il colonnato esterno a forma di emiciclo, della basilica di san Francesco di Paola eretto a fine del decennio francese cosi come le due statue equestri dedicate a Carlo III e il figlio Ferdinando poste su piedistalli al centro della piazza.

Al centro dell’immagine è interamente visibile il palazzo della foresteria, ancora esistente, che i regali borbonici utilizzavano per ospitare i loro illustri ospiti.

Al di sopra di esso, onnipresente in tutte le vedute verso l’interno del panorama napoletano, sulla collina del Vomero fa mostra di se Castel Sant’Elmo che vigila sulla città dal 1300.

Appena dopo il palazzo della Foresteria si “percepisce” la cupola della chiesa di san Ferdinando da cui, fino al 1919, il largo frontistante ne prende il toponimo.

E quindi il Palazzo Reale già con metà archi tompagnati per maggiore stabilità ma  ancora senza le statue dei re volute dalla monarchia Savoia dopo l’unità d’Italia.

L’assembramento di una tale parata militare così ciclopica può essere giustificata solo da un importante avvenimento, e infatti fu in onore del papa Pio IX che, affacciandosi dalla balconata centrale del Palazzo reale, benedisse il “sacro esercito borbonico”.

Ma in questa visita vorrei raccontarvi un aneddoto che dimostra come anche una figura “mondiale” come il papa possa entusiasmarsi per la civiltà avveniristica che dimostrava il Regno delle due Sicilie”.

Sul finire degli anni Quaranta vi era in Europa una ventata rivoluzionaria che andava investendo anche tutta la Penisola e anche i territori pontifici non ne furono esenti a tal punto che il Pontefice Pio IX fu indotto, per sicurezza della persona, a lasciare Roma per rifugiarsi a Gaeta, nel Regno di Ferdinando II di Borbone.

Approfittando del suo soggiorno forzato, Ferdinando volle invitarlo, in sua compagnia, ad un breve viaggio sulla nuova portentosa invenzione di cui Pio IX ne sentì solo parlare.

E così successe che l’8 settembre 1849, il Santo Padre salì per la prima volta su una carrozza ferroviaria per effettuare il suo primo viaggio in treno lungo lo spettacolare tracciato della linea da Portici a Pagani e ne scese così entusiasta accrescendo dentro di sé ancor più fortemente la volontà di realizzarne di simili anche nel proprio Stato.

Ma non fu egualmente entusiasta del viaggio di ritorno dal soggiorno napoletano alla propria residenza pontificia, infatti nell’aprile del 1850, esso si rivelò assai lungo e faticoso sia per le cattive condizioni delle strade a causa di giorni di intense piogge, sia per l’itinerario scelto dal Papa, che preferì la più accidentata e malagevole via per Frosinone e Velletri per far visita a quelle città.

Partito in treno dalla stazione di Portici in direzione di Caserta dove il viaggio procedette tranquillamente e comodamente, dovette poi proseguire in carrozza non essendovi ancora linee ferroviarie.

Narrano le cronache che il ritorno si trasformò in una vera odissea, con le ruote delle carrozze che sprofondavano continuamente nel fango delle precarie strade del tempo.

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