Le origini del Ponte di Tappia

Soggetto principale della vecchia immagine è il bar “Augustus”, dal 1927 nome storico della ristorazione, gastronomia e pasticceria napoletana, incastonato nel palazzo oggi denominato”Tocco di Montemiletto”, di età molto più avanzata del nostro rinomato bar.

 

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Questo  palazzo è uno dei primi costruiti sulla antica via Toledo, data certificata del 1566, voluto e costruito dallo spagnolo giudice della Vicaria Egidio Tappia su terreni che appartenevano alla Certosa di san Martino, proprietari di terreni che iniziavano dalla sommità della collina dei Broccoli (Vomero) e di gran parte dell’area collinare ora occupata dai Quartieri Spagnoli.

Il giudice Egidio Tappia, insieme ad altri proprietari dei fabbricati limitrofi, inizialmente progettò una sorta di “arcaica funicolare” che, partendo dal piazzale antistante, percorresse i quartieri spagnoli, attraversasse l’attuale Corso Vittorio Emanuele e si fermasse nella zona attuale di Antignano, ma il formidabile e futuristico progetto fallì e il magistrato preferì investire la sua parte di capitale nell’ampliamento del suo palazzo.

Egli comprò un secondo palazzo limitrofo ma diviso dal primo da una piccola traversa e, per dare continuità abitativa ai suoi appartamenti, fece congiungere i due fabbricati con un ponte su cui edificò altri appartamenti e la strada che veniva scavalcata da esso fù chiamata “Ponte di Tappia”.

Nel 1832 il palazzo fu acquisito dal principe Tocco di Montemiletto che lo ristrutturò completamente, ma in seguito gli eredi decisero di modificarne le varie strutture dando un aspetto più moderno soprattutto alla facciata ,che doveva essere di rappresentanza per la nuova Via Toledo.

Dalla via del Ponte di Tappia e attraverso vico Bei Fiori e Belle Donne, si accedeva al secondo mercato coperto dei commestibili della zona sorto nel 1844 dopo quello di piazza Carità ma anche questo mercato scomparve nelle demolizioni degli anni Cinquanta così come lo stesso Ponte di Tappia.

La foto probabilmente ferma il tempo in un mezzogiorno d’inverno dell’immediato dopoguerra e via Roma (perchè all’epoca era questo il suo toponimo) già come oggi sembra molto transitata con miriadi di persone che la percorrevano nelle più svariate attività.

 

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