Dalle “Fosse del Grano alla “Galleria Principe di Napoli”

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Quale napoletano non è mai passato per quel “trivio” di strade che racchiude la zona del Museo una volta considerato il centro urbano più inquinato e chiassoso d’Italia?

Ora sembra che le cose vadano un po’ meglio ma che differenza e quanto spazio in più vi era fino a poco più di un secolo fa.

Intorno al XVI secolo di fronte al museo vi era uno spazio vuoto che arrivava fino a piazza Dante denominata allora “largo Mercatello”, cosi chiamato per non confondersi con piazza Mercato ben più grande.

Roberto Rive – L’immagine è stata scattata dopo la demolizione delle Fosse del Grano (1852) e prima della costruzione della Galleria Principe di Napoli (iniziata nel 1870).

Tra fine ‘500 e inizio ‘600 si decise di utilizzare l’intera area per costruirvi il deposito granario della città dando luogo alle “Fosse del Grano” realizzate a ridosso delle mura perimetrali dall’antica porta di Costantinopoli ad inizio della omonima via, fin quasi all’altezza di port’Alba.

Queste erano denominate “fosse” perché vennero sfruttate delle cavità naturali e solo in un secondo momento si trasformarono in veri e propri magazzini in elevazione.

L’incisione mostra il progetto che l’architetto Giovanni Riegler aveva proposto di realizzare – nello spazio a cuneo risultato nel 1855 dall’abbattimento delle Fosse del Grano, delle mura di Napoli e della Porta di Costantinopoli – un parco pubblico che unisse Largo Mercatello ( oggi Piazza Dante) col Largo delle Pigne (oggi Piazza Museo), con l’edificio del Museo Nazionale quale quinta scenografica di fondo. Il bel progetto non fu mai realizzato per l’azione di speculatori edilizi che si affrettarono lontano approvare dal Comune l’edificabilità dell’area; i palazzi che tuttora vi insistono.

Ma nel 1804, con l’abolizione del monopolio annonario, ebbe inizio il loro declino e  la struttura, non più utilizzata come deposito, fu adibita prima a prigione e poi come caserma militare.

Nel 1848 fu suggerita la loro demolizione in luogo della sede del nuovo Parlamento, idea che però non trovò appoggi, fu invece accolto il progetto del prolungamento di via Toledo fino al palazzo del Museo che diede il via alla demolizione di alcuni edifici della zona tra cui la porta di Costantinopoli nel 1853, mentre fu aperta nello stesso anno la salita delle Fosse del Grano, attuale via Pessina.

Dopo una fase di inattività per il determinante influsso del convento di Santa Maria di Costantinopoli che risultava coinvolto in quanto veniva intaccato il suo giardino, dopo l’Unità venne risistemata la salita della Fosse del Grano, che assunse il nome di “via Museo Nazionale”, attuale via Pessina e fu aperta via Bellini che sarebbe dovuta arrivare fino a piazza Dante ma che in realtà dovette fermarsi dinanzi al palazzo Rinuccini, ancora esistente, proprietà del barone Tommasi, uno dei più recalcitranti alle trasformazioni che interessavano anche il suo palazzo.

Ma anche all’altro capo di via Bellini si presentarono problemi che impedirono il termine della via davanti al Museo, fu quindi decisa la costruzione di un porticato che nel 1869 fu ampliato in galleria commerciale con copertura in ferro e vetro.

I lavori per l’erezione di questa iniziarono nel 1870 e dopo alcune sospensioni furono definitivamente completati nel 1883.

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