Da “vascio” a “Piano terra”

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Tra il XVI e il XVII secolo ebbe inizio l’emigrazione dei contadini verso la città con la speranza di trovarvi migliori condizioni di vita e un lavoro che portasse a meno sacrifici.

Per arginare questo fenomeno migratorio ed evitare lo spopolamento delle campagne, venne vietata la realizzazione di nuove costruzioni abitative all’interno dei muri di cinta della città ma i contadini, non perdendosi d’animo e in mancanza di nuovi alloggi, si adattarono a vivere nei locali al piano terra dei palazzi, dove erano collocate botteghe e depositi, iniziando anche, nello stesso locale abitativo, attività commerciale di vendita o di artigianato e questi locali presero il nome di “bassi”, in napoletano “’o vascio!”.

Questi non sono assolutamente ricordi legati ad un vecchio passato ma sono tuttora esistenti, ormai igienicamente più idonei, piu ariosi e meglio arredati, ma la struttura resta quella, un’abitazione composta da una stanzetta, soppalchi e scantinati che spesso diventano camere da letto, se non addirittura salottini, e accesso diretto sulla strada, e il tutto circondato dall’ allegra e pittoresca coreografia che solo il popolo partenopeo riesce a dare a quello che potrebbe sembrare povertà.

Camminando per i vicoli millenari si potrà notare che, in fondo, la vita dei suoi abitanti non è cambiata molto, da sempre le persone anziane siedono nei pressi dell’ingresso vuoi spesso per la frescura ma anche per ammirare il continuo teatro della vita popolare delle piccole stradine.

A fianco al “Vasciaiolo” fanno la loro presenza da secoli panni stesi ad asciugare, e il passante che ha la sfrontatezza di guardare al suo interno probabilmente noterà una TV accesa o ascolterà una radio ad alto volume la cui musica rallegra anche i vicini di “vascio”.

Ma purtroppo non sempre il basso è stato sinonimo di allegro folklore, nel corso dei secoli sono stati teatro di tragici avvenimenti come numerose epidemie di peste e colera per colpa delle cattive condizioni igieniche.

Durante l’unità d’Italia scoppiarono cinque epidemie di colera e il governo promosse la legge per il risanamento dei quartieri bassi realizzando grandi opere urbanistiche per migliorare la salute dei cittadini.

Ma nonostante le buone intenzioni dei governi succedutosi in un censimento realizzato nel 1881 i bassi erano 22.785 e 105.257 i napoletani che ci vivevano, nel1931 i bassi erano cresciuti a 43.507 con una popolazione di 218.865 quindi quasi il 26% dei napoletani viveva in condizioni penose mentre negli anni cinquanta erano 65.000 e oggi si stima 40.000.

Durante il fascismo i bassi vennero evacuati, ma furono rioccupati durante la guerra, ed ancora oggi si possono vedere questo tipo di abitazioni anche nei quartieri popolari di nuova costruzione.

In molti bassi del centro antico è ancora possibile trovare botole che portano al sottosuolo di Napoli, dove è spesso possibile vedere i preziosi resti greco-romani, rimasti inglobati sotto terra.

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