Piazza Cavour – Largo delle Pigne – Santa Maria delle Grazie

PROGREDIRE O PRESERVARE?

Provenendo da piazza Carlo III, percorrendo via Foria, appena dopo aver scavalcato l’incrocio con via Duomo, la strada comincia ad allargarsi sulla destra da dove partono alcune diramazioni che si inerpicano nel quartiere della Sanità e dei Vergini.

Queste strade erano, alcuni secoli prima, canali torrentizi che versavano acqua piovana e materiale terroso nel largo sottostante.

Questo largo, che ora prende il nome di piazza Cavour (da Camillo Benso conte di Cavour), ai tempi dei primi insediamenti abitativi era noto come Largo delle Pigne per la presenza di pini ed era, come via Foria, un gran collettore di acque piovane che discendevano dalle varie colline fuori le mura.

I primi veri edifici nella zona, verranno costruiti nel XVI secolo, in particolare il Palazzo della Cavallerizza (1580, oggi Museo Archeologico Nazionale) e la zona bassa della Stella, detta le Cavaiole perché vi risiedevano le famiglie di quei della Cava (cioè Cava De’ Tirreni)

La piazza tuttavia rimase per tutto il XIX secolo un luogo senza forma né ordine: casupole, baracche, botteghe di marmisti e altri mestieri all’aperto pullulavano nella piazza, la quale era anche luogo ideale per l’allestimento di circhi, fiere ed esposizioni di vario genere.

In quel periodo, esattamente nel 1819, a pochi passi da porta san Gennaro, fu costruita la Chiesa di Santa Maria delle Grazie in seguito alle generose offerte elargite in occasione dei funerali di Bruno Amantea, illustre e assai popolare medico di allora, morto il 5 luglio di quell’anno.

Nel suo interno sono conservate opere precedenti alla costruzione dell’edificio, come ad esempio un paio di angeli risalenti al Trecento provenienti da una tomba lavorata dalla bottega di Tino di Camaino e adoperati nella chiesa per reggere le acquasantiere.

Il largo ora cominciava ad avere una forma urbana e ancora a dimensione umana.

Nel 1870 fu adornata dai giardini che tuttora esistono, ripristinando il verde che era stato rimosso nella figura degli storici pini nel 1730.

Purtroppo la civiltà non è sempre sinonimo di progresso, e se il largo fino a quei tempi, ed anche ad inizio secolo XX, era ancora a misura d’uomo, negli anni cinquanta la grande corsa alla ricostruzione della città partorì la cortina di condomìni sul lato meridionale che letteralmente affossarono la chiesa di Santa Maria delle Grazie.

I nuovi edifici distrussero la fila di palazzi ottocenteschi la cui bassezza (possedevano massimo due piani) permetteva una visione della superiore collina di Caponapoli (la punta piu alta della Neapolis greca) e delle prime mura greche e vicereali.Scomparve anche il famoso teatro Partenope, costruito nel 1828 alla sinistra della chiesa di Santa Maria delle Grazie.

La piazza com’è oggi è sempre piacevole e fortunatamente sono salvi e ben tenuti gli alberi che sono al centro per tutta la lunghezza del largo.


 

Purtroppo è la storia ad averne avuto la peggio, sulla piazza affacciavano le mura greche lungo tutto il lato interno, la porta Costantinopoli che con un ponte scavalcava il canalone “via Foria”, le mura che fece ampliare don Pedro de Toledo, unica superstite anche se, come la Chiesa, sopraffatta dai palazzi adiacenti, la prima porta di Napoli, porta san Gennaro cosi chiamata poiché dava alle omonime catacombe.

 

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