Via Santa Lucia e i “Luciani”

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Nonostante siano passati solo 130 anni sembra che ad essere immortalata nei vari antichi dipinti e foto, non sia assolutamente la via “Santa Lucia” che tutti noi conosciamo oggi , un altro panorama, un altra atmosfera, un altra…città.

La storia del Borgo di Santa Lucia, primo quartiere cittadino, si identifica con le origini di Napoli, infatti Parthènope fu fondata dai cumani nel VII secolo a.c. sul Monte Echia, il promontorio che sovrasta l’antico borgo e che fa parte della collina di Pizzofalcone,  anche questa visibile in quasi tutte le immagini.

Questo primordiale “quartiere” fino al 1600 era solo una misera e naturale stradina ai margini della civiltà e la pesca era l’unica attività a cui si dedicavano i suoi abitanti, i Luciani.

Un micro contesto urbano formato da una piccola spiaggia che terminava in una profonda insenatura sotto il basso altopiano da cui si affacciava il palazzo del Viceré realizzato nel vicino slargo di Santo Loise (piazza Plebiscito), una doppia fila di poverissime case di pescatori sorvegliate dall’antichissima chiesa di S. Lucia risalente al IX secolo e da cui la strada ne erediterà il nome.

Ma un bel giorno il vicerè spagnolo Gusmano di Olivares, cominciò a capirne la potenzialità turistica e naturalistica, fece demolire le vecchie e misere case di pescatori e costruì quella che ora è via Cesareo Console (allora via Guzmana) per creare un rapido collegamento che dalla sua residenza Reale arrivasse subito nel Borgo.

Da allora la località diviene meta rinomata del turismo d’élite e degli artisti di tutto il mondo che sfoggiano la propria arte e bravura ritraendo l’antico borgo in tutte le angolazioni e per secoli senza mai che perdesse il suo fascino.

Fino a circa metà ‘800 la zona rimane così come si vede nei dipinti, una caratteristica strada costiera con una visione panoramica rinomatissima come poche al mondo, la città di Napoli in quel periodo era la più grande e florida capitale d’Europa alla pari di Parigi.

Nelle immagini quasi sempre gli stessi soggetti, oltre a carrette varie, al centro della strada anche un “tram a Cavalli” che proprio in quel periodo di massimo splendore prende il posto degli “Omnibus”, carrozzoni con vari posti a sedere trainati da cavalli ma con ruote in legno, il 25 giugno del 1876 a Napoli veniva inaugurata la prima tramvia a cavalli con ruote ferrate trainati su binari.

Il periodico “Illustrazione Italiana” dedica all’avvenimento un interessante articolo che così inizia:

“A voi milanesi, che aspettate con desiderio il tramway da Milano a Monza, ai torinesi che vanno lieti, da breve tempo, di quello fino a Moncalieri, ai trentini, ai romani, ai genovesi, ai palermitani, ai veneti, che ne hanno così vivo desiderio, giungeranno gradite queste primizie, intorno alla inaugurazione delle grandi linee di ferrovie a cavalli della città e della provincia di Napoli”.

Dunque, il tram a Napoli, che non aveva perduta ancora l’importanza di capitale europea, fece la sua apparizione prima che a Milano, a Trento, Roma, Genova, Palermo e Padova, per cui una passeggiata su un trasporto del genere lungo l’antica via Santa Lucia doveva essere sicuramente un avvenimento impagabile vista la risonanza turistica di cui tutta la zona godeva.

Ma questo purtroppo non durò molto, nel 1869 iniziarono i lavori della colmata a mare per conto del comune che prolungarono la terraferma allontanando il mare dal popolo pescatore e sulla nuova area venutasi a creare vennero progettati e quindi costruiti i principali edifici che oggi danno su Santa Lucia e via Partenope.

In pratica tutta quella zona di mare visibile sulla sinistra del primo dipinto allegato che faceva di santa Lucia una delle strade più rinomate al mondo, si trasforma in una anonima strada interna e da allora la costa, il mare e il Vesuvio scomparvero dalle foto e dalle tele di Santa Lucia, e con loro Napoli perse anche i pescatori “luciàni”.

L’area evidenziata in giallo fa parte del riempimento avvenuto successivamente.






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