Veduta scenografica della Napoli orientale

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Una panoramica eccezionale della veduta orientale di Napoli che inquadra la parte della città da cui si usciva per dirigersi al sud.

 

Infatti risalta in primo piano sulla sinistra il “Ponte della Maddalena” per secoli passaggio obbligato per chi volesse entrare in città.

Un ponte all’epoca molto alto e lungo che scavalcava il mitico fiume Sebeto e tutto il suo estuario le cui acque allagavano gran parte dell’area non permettendo il passaggio se non attraverso il ponte.
Oggi il fiume è quasi completamente prosciugato e quello che resta ancora è tombato con un percorso a tratti misterioso.
Il disegno è del 1775 e sembra che già all’epoca sia a secco mentre il suo letto è utilizzato come campi arati.
Il fabbricato di forma quadrata che si vede al centro ancora esistente dovrebbe essere probabilmente la “Caserma cavalleria Borbonica” voluto da Carlo III e realizzato tra il 1757 e il 1759 presso un serraglio per belve del 1741 e realizzato a sua volta su una scuderia cinquecentesca preesistente.
L’ampia strada che sale sulla destra è l’antesignana del corso Lucci che porta in una piazza Garibaldi ancora inesistente.
In fondo è visibile un ponticello che potrebbe essere il ponte che scavalcava via Rosaroll una volta impetuoso corso d’acqua e collegato a salita pontenuovo per arrivare a via Carbonara, infatti alle spalle sembra esserci la cupola della chiesa di San Giovanni a Carbonara.
Sulla sinistra si nota ancora il castello del Carmine distrutto intorno al 1900 e la presenza di due torri che potrebbero essere quelle ancora esistenti della Brava e della Spinelli.
Da li parte il muro aragonese che va in parallelo al corso Garibaldi attraversando Porta Mercato visibilissima nel disegno, quindi Porta Nolana, e poi piega sulla sinistra per porta Capuana e Via Rosaroll dove sono visibili porta S.Anna, porta san Michele e la struttura della caserma Garibaldi ad angolo con va Foria.
Ancora sulla sinistra il rione Trieste dove nascerà l’ospedale Loreto mare e che affaccia sul mare del Carmine, raccontato dalla Serao come mare tetro e impetuoso.
ps: il presente articolo è inserito nel libro n° 8 della raccolta “La storia di Napoli nei particolari”

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