Santa Caterina a Formiello – Porta Capuana – Castelcapuano

Da sinistra a destra: Santa Caterina a Formiello, Porta Capuana, Castelcapuano – 1920

La foto in copertina risale al 1920 circa e vuole probabilmente mettere in risalto la grandezza, anche artistica, della chiesa di Santa Caterina a Formiello.

Il fotografo ha volutamente allargato l’inquadratura per mostrarne tutto il contesto e noi proviamo a individuare tutti i particolari storici che egli ha voluto mettere in evidenza.

Iniziamo il nostro tour visivo da quel grandioso manufatto che tutti i napoletani hanno nel cuore e che hanno visto certo non una sola volta nella loro vita, Porta Capuana, li posizionata da circa 600 anni.

Purtroppo essa non è interamente visibile poichè risulta ancora circondata da tante “superfetazioni” (costruzioni postume di basso o nullo valore artistico) che ne coprono addirittura anche le due torri poste ai lati dell’ingresso.

Porta Capuana ad inizio secolo XX vista dal lato interno e ancora parzialmente coperta dalle superfetazioni

L’opera di demolizioni delle vecchie costruzioni verrà eseguita negli anni ’30 durante la quale la Porta sarà isolata così come la vediamo oggi, verrà eliminata la nicchia posizionata nel lato esterno contenente l’affresco  l’Immacolata realizzato da Gennaro Maldarelli nel 1837 e che sostituiva quello del Preti ormai deteriorato.

Per ragioni di sicurezza venne tolta anche la statua di San Gaetano fortemente voluta dai frati Teatini per contrasto alle immagini di san Gennaro presente in tutte le porte della Città, e fu collocata lungo la facciata laterale della chiesa al centro di un giardinetto che prese il posto delle basse costruzioni che la coprivano parzialmente e che erano sistemate lungo tutto il fianco della chiesa.

Sulla destra visibile uno spigolo di Castelcapuano, in tutto il contesto il manufatto piu antico, voluto da Guglielmo I di Sicilia nel XII secolo e costruito sull’area in cui nella Napoli romana sorgeva il Gymnasium, trasformato nei secoli successivi in cimitero.

Castelcapuano – “Il Tribunale della Vicaria” o “La gran corte della Vicaria e la colonna infame”- prima metà del XVII secolo

La strada dove il fotografo è posizionato è piazza Enrico de Nicola, popolarmente detto “Porta Capuana”, da sinistra si immette, nel largo, via Carbonara, una strada che potrebbe essere una fantastica Boulevard napoletana per la sua grandezza e forma ma che viene urbanisticamente tenuta molto male rispettando le sue malsane origini, un luogo che nel lontano medioevo era chiamato ad carbonetum, cioè destinato a raccogliere i rifiuti fuori dalle mura cittadine, quindi una discarica di carbone, acque nere e rifiuti, dove si gettava l’immondizia per poi darle fuoco.

Via Carbonra nel 1943, il popolo festante saluta l’ingresso delle truppe alleate in città il 1° ottobre 1943

E veniamo alla chiesa, essa sorge dal finire del ‘400 su di una precedente e più piccola chiesa dedicata a Santa Caterina d’Alessandria, vergine e martire, e subito detta “a formiello” (dal latino ad formis, ossia presso i condotti, presso i canali) in quanto nei suoi pressi penetrava in città l’antico acquedotto della Bolla.

L’antica casa di culto custodisce, quasi dalla sua fondazione, le reliquie appartenenti ai celebri Martiri d’Otranto, uccisi dai Turchi il 14 agosto 1480 per non aver rinnegato la propria fede, poste in una sorta di piccola cappella in laterizio sostenuta da angeli di marmo, poi però spostati piu volte all’interno stesso della chiesa ad ogni suo restauro.

La stessa area vista di lato, la porta è completamente nascosta dalle vecchie costruzioni e la chiesa è visibile per tutta la sua lunghezza.

Nella guida di Napoli scritta nell’anno 1724, il canonico Carlo Celano ritenne la cupola della chiesa come la prima nel suo genere architettonico a Napoli: «[…] fu passata in quei tempi per una meraviglia, essendo la prima che fusse stata in questa nostra città: e questa è servita d’esempio all’altre, che sono state fatte appresso […]».

Al finanziamento per la costruzione dell’ultima ristrutturazione della nuova chiesa che le diede l’aspetto odierno, contribuirono diverse famiglie nobiliari della città mentre, tra il 1706 e il 1708 sul sagrato antistante visibile anche nella foto, fu eseguita per commissione della Deputazione del Tesoro, una piccola edicola sacra dedicata a san Gennaro la cui costruzione fu affidata nel 1706 a Lorenzo Vaccaro che riuscì a realizzare soltanto i due angioletti sul timpano prima di essere assassinato l’anno seguente, quindi i lavori furono completati dal figlio, Domenico Antonio Vaccaro che portò a termine l’opera nel 1708.

 

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