Quando la nave “San Giorgio” si incagliò al largo della Gaiola

Singolare episodio che avvenne in una torrida estate del 1911, dovuto all’imprudenza del comandante Capitano di Vascello Marchese Gaspare Albenga, fu l’incaglio sulla secca della “cavallara” (nelle acque antistanti la Gaiola) dell’incrociatore corazzato “San Giorgio”.

La manovra azzardata dell’ufficiale, che si avvicinò alla costa ad una velocità sostenuta, circa 16 nodi, fu provocata da un capriccio della passeggera marchesa Boccardi Doria (che nel rapporto della Marina Militare viene definita “antica amica del comandante”), che voleva ammirare da vicino la costa.

La signora fu immediatamente sbarcata su di una scialuppa di salvataggio, sulla quale prese posto un altro ospite l’avvocato Parascandolo.

La cosa però si riseppe immediatamente, della notizia s’impadronì la stampa, e fece grande scalpore.

La secca era infatti ben nota e chiaramente evidenziata sulle carte nautiche. Inoltre 10 anni prima, nel 1901, a poca distanza, a “pietra salata”, si era incagliata una lancia a motore della marina.

Il comandante si giustificò col dire che sulla carta idrografica la secca avrebbe dovuto essere segnalata da una boa, e che questa era stata spostata da una mareggiata.

Il clamore e la “eco” suscitato dall’evento contribuì a far crescere nei napoletani la convinzione che l’isola fosse “jellata”

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