Non più “Largo di Castello”

Molte volte si è parlato di piazza Municipio, della sua storia ultramillenaria e multirazziale.
Tanti sovrani son passati da qui e ognuno di loro aggiungeva un tassello; tante battaglie ha visto questo largo e ognuna di loro eliminava un tassello.

Nessuno dei suoi periodi è esente da ogni sorta di trasformazione e anche l’ultimo, quando le battaglie sul suo campo volgevano al termine e i sovrani non si alternavano piu al potere, non fu esente da trasformazioni urbane.

NON PIU ” LARGO DI CASTELLO”.

Nonostante per millenni sia stata fuori dalle mura, piazza del Muncipio ha origini antichissime. Chiamata originariamente “Platea corrigiarium”, prendeva questo nome dalle Corregge, che altro non erano che delle lance usate nelle corse delle bighe ed in altri tornei con cui la piazza intratteneva il popolo della Napoli greca-romana. 

Fino all’unità d’Italia e anche oltre, tutto il sistema difensivo presente in largo di Castello, anche se non piu di uso difensivo, era di proprietà militare. 

Nel 1862 si strinse un primo accordo con il comune che portò alla cessione di parte dei suoli apparati militari, per cui cominciarono i primi lavori di colmata dei fossati esterni e di demolizione dei bastioni dell’Incoronata e della Maddalena.

Il 1870 vede il raggiungimento di un accordo tra il Comune e il ministero della guerra sulla definitiva cessione della cortina nord-occidentale del castello. 

Nel 1871 viene prevista una radicale trasformazione della zona in cui sono previste due ampie strade porticate attorno al castello che sarebbe stato coperto dai nuovi edifici abitativi.

Dal 1872 al 1875 vengono demoliti completamente il bastione settentrionale detto della Maddalena (detto così dopo che fu restaurato per i danni che le artiglierie di Carlo III gli causarono nel 1735, mentre dal 1546 veniva chiamato di Malguadagno perché venne ricostruito con le tasse sul meretricio dopo i danni di un incendio scoppiato in quell’anno), il baluardo del Molo, il torrione dell’Incoronata con l’edificio della Gran Guardia e la cortina intermedia, mentre i locali adiacenti alla caserma vengono adibiti a bottega. 

Nel 1877  il Comune progetta la risistemazione del nuovo rione Santa Brigida, che verrà realizzato alla sinistra di palazzo San Giacomo.

Nel 1884 vengono demoliti gli isolati sul lato destro della piazza, tra la strada dei Guantai Nuovi e via Medina davanti il palazzo Sirignano, causando la perdita dell’antico e glorioso Teatro San Carlin

Si eliminano anche le botteghe tra via Medina e la via del Castello (primo tratto dell’attuale via Depretis) dove tra i tanti esercizi era il famoso Cafè du Commerce.
Saranno occupate dall’edificio del Grand Hotel de Londres costruito tra il 1895 e il 1899.

Infine si comincia la demolizione del baluardo pentagonale di Santo Spirito (detto in origine del Parco e posto presso i Cavalli di Bronzo), conclusa nel 1886

Nel 1885 si demolisce la fontana degli Specchi, la terza fontana posta a ridosso della cortina difensiva. Fu costruita nel 1636 dal viceré conte di Monterey e detta così per via dei giochi di luce causati dall’acqua nelle vasche poste su quattro livelli. Era posta all’altezza del teatro La Fenice, costruito nel 1805 in una scuderia del cinquecentesco palazzo del duca di Grottolella, a destra di palazzo San Giacomo. 

Demolita la fontana, fu rinvenuta nel 1886, nel sottosuolo dove insisteva, una statua acefala in marmo.

In questa radicale ristrutturazione viene anche creato l’impianto stradale della piazza formato da tre carreggiate che scorrono fin giù il molo grande, divise internamente da due ampie aiuole longitudinali dove furono impiantati gli scenografici filari di lecci.

Nel frattempo le aree liberate che non sono interessate dal nuovo assetto della piazza vengono via via occupate da fabbriche e opifici di varia natura.

Nel 1894 finalmente il Ministero della Guerra affida l’incarico di mediatore per la cessione del castello al Comune al generale Achille Afan de Rivera, ma soltanto il 3 luglio 1898viene sancita la convenzione che stabilisce che il Comune, in cambio del castello, conceda al Ministero della Guerra alcuni terreni all’Arenaccia e l’area del forte del Carmine affinché vi fosse costruito un panificio militare. Ma nulla si muove sul piano concreto di intervento sul castello.

Nel 1897, al centro della piazza, viene collocato il monumento a Vittorio Emanuele II, che vede la statua di Partenope posta dinanzi al primo re d’Italia.

Negli anni venti fu realizzata l’ampia fascia di aiuole che costeggiò il Maschio Angioino fino alla fine del XX secolo: nei primi mesi del 1921 il conte Pietro Municchi, ingegnere allora assessore al decoro urbano, presentò al Consiglio Comunale la proposta dell’isolamento del Castel Nuovo. 

Ottenuto finalmente dallo Stato l’intero castello a scopi civili, i lavori cominciarono nel 1923 e interessarono anche le fabbriche e i capannoni costruiti a ridosso della piazza in luogo dei demoliti bastioni: già l’anno successivo tutti i vari edifici furono eliminati e fu creata la spianata dove furono realizzati dei giardini sul lato dell’odierna via Vittorio Emanuele III, nei quali fu collocato il busto di Giovanni Bovio, realizzato nel 1915 dallo scultore Enrico Mossuti, in seguito spostato nella Villa comunale. 

Fu risparmiata soltanto la porta della cittadella, l’originario accesso aragonese al complesso, rifatto nel 1496 da Federico d’Aragona (come testimonia il suo stemma presente sull’arco): isolata e snaturata della sua funzione, è visibile tra le aiuole squadrate lungo via Vittorio Emanuele III. I lavori relativi al restauro del castello, che eliminarono le molte superfetazioni aggiunte nel tempo, durarono fino al 1939.

Tra il 1918 e il 1924 fu realizzato l’ultimo palazzo del rione Santa Brigida: il palazzo della Banca di Roma, in realtà già esistente, ma totalmente trasformato dalla banca; dall’altro lato della piazza, verso la fine degli anni trenta si terminò la demolizione del palazzo Sirignano.

I progetti ponevano al posto del palazzo demolito (insieme ad altri edifici adiacenti che rientravano nel lotto interessato dai lavori) la nuova sede della Banca d’Italia, un grandioso edificio lungo 90 metri, che però non fu realizzato a causa della guerra sopravvenuta. I lavori di ricostruzione erano anche simbolicamente partiti con la posa della prima pietra nel 1940 da parte del re Vittorio Emanuele III.

Da citare infine la progettazione e la costruzione, nella prima metà degli anni trenta, della Stazione Marittima al posto del molo angioino, la quale chiude scenograficamente la piazza verso il mare.

Negli anni cinquanta Achille Lauro, prendendo spunto dalle grandi piazze americane che aveva visitato, il 9 gennaio 1956 fece abbattere (nottetempo per evitare grandi polemiche che non mancarono) la doppia fila di lecci secolari, cancellando il viale centrale, e in seguito fece installare quattro fontane ai lati dei nuovi giardini, rompendo la scenografica fila che partiva sin dalla stazione marittima.

Fu realizzata nei giardinetti paralleli al Teatro Mercadante un’altra fontana formata da più vasche degradanti con dei getti di acqua molto forti tanto da creare una cascata che di sera gli zampilli venivano illuminati con particolari giochi di luce.

La fontana divenne nei periodi estivi una piscina prediletta dai tanti ragazzini meno abbienti, che non potendo permettersi altri lidi, la sceglievano per i loro bagni in città. La cascata, così veniva chiamata, non aveva nulla di monumentale ma tuttavia era molto decorosa ed armoniosa, ma queste caratteristiche non sono bastate per non farla andare distrutta per far posto ai cantieri della metropolitana.

Nel 1957 furono inaugurati due nuovi palazzi costruiti a partire dai primi anni del dopoguerra sull’area di palazzo Sirignano: il palazzo della Banca d’Italia, più ridotto nelle dimensioni rispetto agli iniziali progetti, e un secondo palazzo gemello, di proprietà dell’INA.

Il resto è storia dei nostri giorni.

Ps. la sequenza delle foto è puramente indicativa!

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