Nisida, l’isola sconosciuta

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In una sua bellissima canzone Bennato asserisce…”Nisida è un isola…” o meglio lo era, in quanto dal 1936 è collegata alla terraferma da un lungo pontile carrozzabile che la relega a breve appendice, infatti poi continua nella stessa canzone…” ma nessuno lo sa”!!!

In realtà essa è un cratere perfettamente circolare e parzialmente riempito dalle acque con un diametro di circa 0,5 km e un’altezza massima di 109 m.

Chiamata dagli antichi Nesís (dal greco, isola) e Nesida (dal greco, piccola isola), è identificata come “l’isoletta delle capre” dove riparò Ulisse poco lontano dal paese dei Ciclopi, (ricordate Polifemo il gigante da un solo occhio?) infatti un antico scritto dice di Nisida “di foreste ombreggiata e abitata da un’infinita nazione di capre silvestri”.

 

Nel Medioevo ospitava il monastero di Sant’Arcangelo de Zippioeera, nel XV secolo la regina di Napoli Giovanna II d’Angiò ebbe qui una villa che ben presto venne trasformata in un castello per contrastare la flotta del pretendente al trono di Napoli Luigi II d’Angiò.

In quegli anni, venne edificata anche la torre di guardia costiera dell’isola e il castello divenne in seguito uno dei capisaldi della difesa di Napoli.

Nel 1623 Giambattista de Gennaro usò l’isola come covo per i pirati barbareschi, di cui rivendeva il bottino facendo da mediatore mentre il viceré di Napoli Don Pedro de Toledo, che si impossessò dell’isola, la usò per contrastare le ripetute scorrerie dell’allora famoso “pirata Barbarossa”.

Nel XVII secolo, i Borbone acquistarono l’isola per farne una riserva di caccia ma nel suo decennio di potere il francese Murat riadattò la struttura della torre di guardia per farne un penitenziario per poi diventare nel 1847 un bagno penale dalle condizioni inumane.

Nel periodo fascista, da bagno penale diventò Riformatorio Giudiziario Agricolo e quindi ancora attualmente diventa Casa di rieducazione minorile.

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