Nascita del “Real Edificio” (Palazzo san Giacomo)

Nel 1816 il re Ferdinando I di Borbone-Due Sicilie dispose la costruzione di un prestigioso palazzo dove riunire i ministeri e le segreterie di Stato che, fino ad allora, avevano trovato sede in diversi luoghi della città.

L’area individuata per la realizzazione dell edificio fu quella compresa tra la via di San Giacomo, il vico della Concezione (l’attuale via Paolo Emilio Imbriani), il largo del Castello (all’incirca l’attuale piazza del Municipio) e via Toledo (oggi via Roma): una superficie complessiva di 215.000 palmi napoletani quadrati (circa 57.000 metri quadrati).

Furono necessari espropri e demolizioni che riguardarono abitazioni, il monastero e la chiesa della Concezione (detta anche di Maria Fior delle Vergini), un ex ospedale ed il Banco di San Giacomo; la cinquecentesca chiesa di San Giacomo degli Spagnoli, invece, non fu demolita ma inglobata nella costruzione che ne assunse comunemente il nome.


La realizzazione del grande edificio, progettato dagli architetti Stefano e Luigi Gasse, Vincenzo Buonocore e Antonio De Simone, durò dal 1819 al 1825 ed al termine dei lavori l’imponente facciata principale in stile neoclassico si mostrò per un altezza di tre piani più un piano ammezzato e con tre portoni: uno centrale di rappresentanza e due laterali simmetrici (quello di destra costituiva l ingresso della ormai invisibile chiesa di San Giacomo).

L’ingresso centrale si apriva sul vestibolo principale da cui si accedeva al corridoio (in parte galleria coperta con tettoia in vetro e ferro, una delle prime del genere in Europa) lungo circa 160 metri che consentiva di attraversare tutto il fabbricato giungendo, dopo alcuni tratti a gradini, in via Toledo.

Nel real edificio dei Ministeri di Stato si contavano 7 ingressi, 6 cortili (2 con fontane), 40 corridoi, 846 stanze che ospitavano: al primo piano la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero degli Affari Esteri e quello degli Interni; al secondo piano i Ministeri di Grazia e Giustizia, degli Affari Ecclesiastici e della Polizia; al terzo piano il Ministero della Guerra, quello della Marina e il Ministero delle Finanze.

Dai due portoni che si aprivano sulla facciata allungata su via Toledo avevano entrata i Ministeri dei Lavori Pubblici, dell’Istruzione, dell’Agricoltura e del Commercio.

Inoltre erano sistemati nel Palazzo l ufficio della Borsa, il Banco delle Due Sicilie, la Gran Corte dei Conti e sezioni di altre amministrazioni delle finanze.

Tutti gli uffici e gli ambienti erano arredati esclusivamente con prodotti dell’artigianato del Regno delle Due Sicilie.

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