Marechiaro – S. Maria del Faro

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La didascalia della foto allegata risalente al 1870 circa, parla di “ Villaggio di Marechiaro ”, quindi l’odierna rinomata piccola spiaggia, nella sua recente storia, non era altro che uno sparuto gruppetto di povere case di pescatori, ma prima ancora era molto ben diversa.

Anticamente l’area era denominata “Borgo di Santa Maria”, da un racconto che risale al 1500 e che vuole che un’edicola votiva vi fu eretta dai marinai di un galeone spagnolo che navigava nelle acque del golfo.

Questi, in balìa delle onde durante una mareggiata, per evitare il rischio di un naufragio, fecero voto alla Madonna di erigere un’edicola nel punto in cui sarebbero cadute le palle di cannone sparate come richiesta di aiuto.

Dalla spiaggia di Marechiaro, capendo il segnale, alcuni pescatori si misero in mare in direzione della nave mettendo in salvo l’equipaggio portandoli a riva e proprio lì, dove misero piede, come da loro promesso, edificarono il primo nucleo di questa chiesa realizzata su una antica torre romana di avvistamento e per questo denominata “di Santa Maria del Faro”.

Nel suo interno sono ancora visibili alcuni resti della villa romana di Pausilypon voluta nel I secolo a.C. dal cavaliere romano Publio Vedio Pollione, una edicola in cui è ritratta la madonna in vesti greche e resti di un tempietto dedicato alla dea Iside.

Oggi tutta l’area è conosciuto popolarmente come “Marechiaro”, denominazione non riferita alla limpidezza delle acque ma per la loro quiete, infatti in alcuni documenti risalenti al periodo svevo si parla di “mare planum” tradotto in lingua napoletana “mare chianu” da cui l’odierno Marechiaro.

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