La storia di san Gennaro

Sapete chi è l’intestatario del tesoro piu ricco del mondo??? e sapete dove si trova questo tesoro più grande del mondo? Più grande di quello della Regina di Inghilterra? più di quello dello Zar di tutte le Russie?

Probabilmente avrete già le risposte, ma avete mai pensato di esserne stati cosi vicini, passeggiando per via Duomo, da arrivare a sentirne l'”odore”?

Sentite la sua “aurea” invadere tutta l’atmosfera che circonda la Chiesa Madre di Napoli quando siete nelle sue vicinanze?

Siete vicino al più inestimabile tesoro al mondo, nessuna emozione passa per la vostra testa?

Una domanda su tutte, chi era mai e quale potere tuttora ha quest’uomo vissuto 1900 anni fa’ e in nome del quale si è arrivati ad accumulare un simile valore?

Giuste riflessioni che aspettano giuste considerazioni e, con questo breve racconto, ( tralasciando i tanti vari episodi e particolari che meriterebbero di essere evidenziati ma che farebbero perdere la fluidità della lettura rendendola più complessa), si cercherà di dare una semplice e cronologica indicazione aiutando a conoscere meglio il personaggio in oggetto.

Una storia comunque lunga nel tempo, che ci fa fare un salto a ritroso di circa 1800 anni, quando ancora esistevano i Decumani, via Duomo non era altro che un loro lungo e stretto cardine, e la greca Neapolis era sotto il controllo romano.

Nello stesso periodo, il cristianesimo era ancora una religione emergente e Napoli, ebbe in Aspreno, il suo primo Vescovo, ordinato dallo stesso San Pietro che, leggenda vuole, dicesse messa nello stesso luogo dove poi sorse, nel 1650, la basilica di San Pietro ad Aram, attualmente tra corso Umberto e piazza Garibaldi,fuori le mura di Neapolis, nella cui costruzione venne inglobato “l’Ara Petri”, l’altare su cui il santo pregò durante il suo soggiorno nella nostra città.

Era anche il periodo delle crudeli persecuzioni cristiane che ebbero fine solo nel 311 con un editto imperiale romano in cui si concedeva loro libertà di riunione e di professione della loro fede.

Ma ancora nel periodo delle persecuzioni, nel 272 nacque Gennaro, (molto probabilmente nato a Benevento anche se alcune fonti dicono che sia venuto alla luce a Napoli), ossia “consacrato al dio Giano” , in realtà questo non era il suo nome che, purtroppo, non è arrivato a noi, bensì era il nome gentilizio della famiglia, corrispondente al nostro cognome.(Alcune fonti ipotizzano straordinariamente che il santo non sia mai esistito, ma questa ipotesi richiede ricerche più approfondite che vanno al di là dello scopo di questo racconto).

Diventato vescovo di Benevento Intorno al 300 d.c., si recò a Pozzuoli in visita di Sossio, un suo amico arrestato e condannato a morte per aver divulgato la religione cristiana ma, avendo interceduto per la sua liberazione, fu anch’esso arrestato per aver professato la frase “perché quest’uomo di Dio è tenuto prigioniero senza alcun motivo?” e da qui fu condannato ad essere sbranato dagli orsi nell’anfiteatro di Pozzuoli.

Una leggenda racconta che il santo, una volta al cospetto delle belve, fece, in loro direzione, il segno della croce a mo di benedizione, e queste si accovacciarono al suo cospetto rinunciando al pasto e invalidando la condanna.

Ma la verità sembra sia un altra, durante i preparativi, il giudice persecutore, si accorse che il popolo dimostrava simpatia verso il condannato e quindi, prevedendo disordini durante lo “spettacolo”, cambiò decisione e condannò il prigioniero alla decapitazione.

Si racconta ancora che il giudice, pronunciando contro il martire di Cristo la seconda sentenza capitale, divenne cieco sull’istante, ma recuperò la vista solo per le preghiere del Santo.

A questo miracolo quasi cinquemila uomini abbracciarono la fede di Cristo, tuttavia l’ingrato giudice, non convertito dal beneficio, anzi sdegnato per la moltitudine delle conversioni e fanatico osservatore dei decreti imperiali, ordinò definitivamente che il santo Vescovo fosse ucciso per il taglio della testa.

Tradizione vuole che, subito dopo la decapitazione, il sangue fu raccolto da una pia donna di nome Eusebia, la quale lo racchiuse in alcune ampolle, tuttora conservate; era il 305 dopo Cristo.

Da questo episodio di martirio, cominciò la sua adorazione e, mentre aumentava il culto per san Gennaro, diminuiva quello per sant’ Agrippino vescovo, fino allora patrono della città di Napoli fin quando, nel 472, prese il suo posto.

Le sue spoglie, dall’iniziale tumulazione nell’agro Marciano nei pressi della solfatara di Pozzuoli, furono trasferite nelle catacombe della Sanità, dove già vi erano le spoglie del vescovo Agrippino, fuori le mura di neapolis da dove, per recarvisi, si accedeva da una porta cittadina denominata, in seguito, nel X secolo, “porta san Gennnaro”, attualmente, tra le esistenti, la piu antica della città.

E qui la cripta del martire divenne centro di un culto assai vivo, che si diffuse rapidamente da Napoli in tutta l’Italia, raggiungendo l’Africa, l’Inghilterra e addirittura l’Oriente.

Nel IX secolo, precisamente nell’anno 831, i sacri resti furono ancora spostati da Napoli a Benevento, città di origine del santo, ma non si fermarono qui e, dopo circa due secoli, vennero traslate nell’abbazia di Montevergine, nell’avellinese.

Ma sul “sacro monte” irpino, era molto amata la “Madonna Schiavona” e la fede per lei offuscò quella di san Gennaro per cui, delle sue spoglie, se ne perse ogni traccia e memoria da far dimenticare anche il luogo della sua sepoltura.

Al contrario, a Napoli, il suo culto aumentava sempre di più e, in suo onore, in occasione dei 1000 anni dal suo martirio, venne fuso un preziosissimo busto-reliquiario in argento dorato in cui furono conservate la testa e le ampolle con il sangue, queste ultime, in seguito, custodite in una teca d’argento.

Animati da questa grande passione, dopo alcuni anni di ricerche a Montevergine, le sue ossa furono ritrovate e, traslate di nuovo a Napoli, come degno luogo di sepoltura, fu costruita, nel Duomo, al di sotto dell’altare maggiore, una cripta, la Cappella del Succorpo.

Durante la peste del 1526, i napoletani fecero voto al santo, di edificargli una nuova cappella all’interno del Duomo per avere la sua protezione e, chi si salvò, mantenne la promessa, e una nuova  Cappella di “San Gennaro e del suo Tesoro” venne consacrata nel 1646.

A protezione della cappella fu posto un cancello, un portale che lascia incantati. La costruzione è del 1665, ed è in ottone per un peso di circa 14mila chilogrammi, con ai lati due statue di marmo, San Pietro e San Paolo.

Altro particolare di unica bellezza risiede nel fatto che il cancello suona come un vero e proprio strumento musicale, infatti battendo una moneta o un bastoncino sul cancello, si sentono le note musicali.

La bellezza sta anche nel San Gennaro che troneggia sulla parte alta del cancello, il mezzo busto in ottone del Vescovo che benedice coloro che entrano nella Cappella per pregare dinanzi alle sue reliquie…e al suo tesoro.

Un Tesoro composto da straordinari capolavori raccolti in sette secoli di donazioni di papi, re, imperatori, regnanti, uomini illustri, gente comune, e facente parte di collezioni uniche e rimaste intatte grazie alla protezione della “Deputazione della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro”, antica istituzione laica, ancora esistente, nata nel 1527 per un voto della città.

Essa, da più di 500 anni, ha il compito e la responsabilità di promuovere il culto di San Gennaro e di custodirne le reliquie (il Busto che contiene la testa del Santo e la teca che accoglie l’ampolla con il suo sangue), e il Tesoro.

Quasi tutti i membri sono di estrazione nobiliare, più altri due membri espressione del popolo. Uno dei membri, a turno, durante la festa del Patrono, ha il compito di annunciare solennemente alla città, l’ avvenuta liquefazione del sangue sventolando un fazzoletto bianco.

Oggi il tesoro è esposto nel “Museo del tesoro di San Gennaro”.

Ma non è solo il tesoro a fare di san Gennaro il beato forse piu “osannato” al mondo, egli fu martire e il suo sangue fu raccolto in piccole ampolle e, proprio queste, danno al personaggio, quell’aurea di santificazione e di mitizzazione che lo evidenzia da tutti gli altri.

Il sangue raccolto dà spettacolo, da solido e raggrumato esso si scioglie durante le solenni cerimonie in suo nome, e non solo, sembra che per la prima volta si sia sciolto quando nel trasferire le spoglie del santo, durante il tragitto, avrebbe incrociato la nutrice Eusebia con le ampolline, e alla vicinanza della propria testa, il sangue avrebbe reagito sciogliendosi.

In una notizia ufficiale, sembra che la prima volta, in una funzione pubblica, accadde nel 1389, nel corso delle manifestazioni per la festa dell’Assunta di quell’anno, il liquido conservato nell’ampolla si era liquefatto “come se fosse sgorgato quel giorno stesso dal corpo del santo”.

Da allora si sono verificate circa 11.000 liquefazioni in condizioni ambientali e culturali molto diverse.

Il popolo napoletano, nei secoli, ha voluto vedere, nel prodigio, un auspicio positivo per il futuro della città, mentre una sua assenza o un prolungato ritardo è stato sempre visto come presagio negativo per possibili calamità da venire.

Oggi le due ampolle sono conservate nella cassaforte dietro l’altare della cappella del Tesoro. Una delle due è riempita per 3/4 mentre l’altra, più alta, è semivuota poiché, alcune fonti storiche riportano che, parte del suo contenuto, sia stato sottratto da re Carlo di Borbone il quale, divenuto re di Spagna, lo portò con sé.

Sembra che una terza ampolla sia conservata nella cappella reliquiaria del Complesso Monumentale Vincenziano, nel popolare e suggestivo Borgo dei Vergini, di fronte al famoso palazzo Spagnolo, ma non tutte le fonti storiche ne accennano la presenza.

Questa, in sintesi, è la storia della sua vita e dei suoi resti e, da questa, si intuisce il perché dell’enorme diffusione che ha avuto il suo culto nel mondo.

Oltre 25 milioni i devoti che seguono la sua processione il 19 settembre di ogni anno, distribuiti in tutto il mondo, a New York, a Los Angeles, a Rosario in Argentina, a San Paolo del Brasile, a Chicago, a Toronto, a Melbourne, a Sidney e nei luoghi più disparati della Terra, fenomeno dovuto soprattutto all’emigrazione campana esplosa dopo l’Unità d’Italia a cavallo tra i secoli XIX e XX, il più grande esodo umano della storia moderna.

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