La linea Napoli – Portici (stazione Bayard)

LA STORIA DIMENTICATA

Il napoletano, nel suo camminare per la città, è abituato a vedere strutture fatiscienti, abbandonate e, in molti casi, anche non transennate pur se in pericolo di crollo.
Non parliamo poi, negli ultimi tempi, di cantieri chiusi in maniera molto approssimata senza adeguate segnalazioni.

In molti casi, il “napoletano tipo”, ormai abituato a questo genere di “arredo urbano”, non riesce più a distinguere un ordinario rudere in decadenza, da un manufatto di pregevole valenza storica abbandonato a se stesso.

Di questi casi la nostra città ne è piena ma ce ne uno che forma un caso assai eclatante.

Ci troviamo sul corso Garibaldi, lato mare, dove ad inizio secolo XIX esisteva una strada non regolare, chiamata strada dei fossi.
A ridosso della stazione della odierna circumvesuviana lato Carmine, esiste un “monumento” eccezionale che dovrebbe ricordare a tutta l’Italia uno dei tanti record di cui Napoli è fautrice.

Una anonima recinzione fatta molto provvisoriamente racchiude un complesso di mura diroccato che nei suoi tempi piu brillanti funzionava come capolinea della prima ferrovia in Italia, la Napoli-Portici.

La stazione di partenza della linea da Napoli era compresa tra la Porta del Carmine, non piu esistente, e Porta Nolana, fuori le mura aragonesi che all’epoca ancora facevano bella mostra di se tra le due Porte, ed il terreno occupato era in gran parte paludoso

Questa fu inaugurata il 3 ottobre 1839 alla presenza del re Ferdinando II delle Due Sicilie e delle più alte cariche del Regno. Il primo convoglio era composto da una locomotiva a vapore battezzata “Vesuvio”, e da otto vagoni. Il percorso fino alla Stazione del Granatello di Portici , l’altro capolinea, venne compiuto in nove minuti e mezzo tra ali di gente stupita e festante.

La stazione era stata costruita nell’allora periferia della città ma raggiungibile, dal centro, da due omnibus a cavallo che, partendo dal largo del Castello, percorrevano la strada del Piliero e via Marina e giungevano alla via dei fossi.

Immaginate la folla dei viaggiatori provenienti dalla costiera o verso la costiera, un via vai di persone che trasportavano ogni tipo di oggetto e per i tempi era facile anche vedere gente della terra trasportare i loro prodotti o anche animali sulle spalle. E questi si affollavano tutti negli unici mezzi a disposizione, i due omnibus per recarsi nel centro città o il treno per Portici per uscirne fuori.

La stazione era elegante e ben attrezzata con sale d’attesa delle tre classi sociali, e pensiline coperte che accompagnavano i viaggiatori fino all’interno del treno.

Certo ai nostri occhi sembra strano come fosse cosi coccolato il viaggiatore nella stazione e nelle sale d’aspetto, per poi farlo viaggiare, nella maggioranza dei casi, in vetture mal protette o addirittura allo scoperto.

Emmanuele Bidera, di volta in volta scenografo, costumista, attore, autore, traduttore di commedie dal francese e poi impresario teatrale, fu particolarmente noto per aver scritto una guida turistica di Napoli e dei suoi dintorni: Passeggiata per Napoli e contorni(1844), questo uno stralcio:

… io mi diedi ad osservare quel luogo che chiamasi stazione. La prima classe, con tutta l’eleganza con la quale è messa, era quasi deserta: tre o quattro signori, l’uno discosto dall’altro, e tutti taciturni… Offriva la seconda un miscuglio di allegria e serietà: artisti, commessi, letterati, negozianti, che affratellavansi conversando, e si davano bel tempo; e fra questi non era io il secondo. La terza era zeppa di artigiani, contadini, marinari, servi, i quali facevano un vero baccano. Il buon umore dunque si perde salendo e si acquista scendendo.

Il fumare nella stazione era … riservato alle sole locomotive, ma qualcuno cedeva alla tentazione ed accendeva il sigaro trasgredendo alle norme. Un tal fatto, di così poca rilevanza ai nostri giorni, provocò addirittura un’interrogazione ministeriale alla Società (31 maggio 1844) che dovette giustificarsi attribuendo l’accaduto alla momentanea asportazione del divieto affisso in una graticola di ferro a causa dei lavori di imbiancatura delle sale d’aspetto.

Al calar della sera tutta la stazione assumeva un aspetto suggestivo: il fumo delle locomotive, lo stridere delle ruote, il movimento ed il vociare dei passeggeri si fondevano in un unico quadro rischiarato dalla luce soffusa delle lampade ad olio sparse un po’ dovunque.

Il declino della stazione cominciò con l’entrata in esercizio del nuovo complesso di piazza Garibaldi voluto dal subentrato Regno d’Italia.

E leggete con quali poche e semplici parole re Ferdinando II nell’anno 1836 si assicurò la manutenzioni:

– Se dopo che sarà compita la strada di ferro, non verrà la medesima costantemente mantenuta in buono stato, l’amministrazione pubblica avrà il dritto di provvedervi di uffizio a spese del concessionario, o di chi avrà causa da lui, indennizzandosi delle anticipazioni che farà su’ prodotti della strada medesima.

– nostri Ministri Segretarj di Stato delle finanze e degli affari interni sono incaricati della esecuzione del presente decreto.

Firmato, FERDINANDO.

Osservatene i ruderi quando passate di lì ma…trattenete le lacrime.

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