La dimenticata stazione Bayard della linea Napoli-Portici

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Il napoletano, nel suo camminare per la città, è ormai assuefatto a vedere intorno a se strutture fatiscienti, abbandonate e, in molti casi, anche non transennate pur se in pericolo di crollo imminente.

Non parliamo poi, negli ultimi tempi, di cantieri stradali chiusi in maniera molto approssimata e senza adeguate segnalazioni.

In molti casi, il “napoletano tipo”, ormai abituato a questo genere di “arredo urbano”, non riesce più a distinguere un ordinario rudere in decadenza, da un manufatto di pregevole valenza storica abbandonato a se stesso.

Di questi casi la nostra città ne è purtroppo satura ma ce ne uno in particolare che talmente ci si è abituati alla sua presenza che non ci si fà più neanche tanto caso.

La stazione Bayard situata sul corso Garibaldi ex via dei fossi capolinea della Napoli-Portici nei suoi tempi migliori.

Ci troviamo sul corso Garibaldi, lato mare, dove ad inizio secolo XIX esisteva una strada non regolare, chiamata strada dei fossi.

A ridosso della stazione della odierna circumvesuviana esiste un “monumento” eccezionale che dovrebbe ricordare a tutta l’Italia uno dei tanti record di cui Napoli è fautrice.

 

Dettaglio di una vecchia pianta topografica di Napoli del 1844 che mostra l’attuale Corso Garibaldi con le due stazioni ferroviarie affiancate e collegate. In basso c’è Piazza Mercato e lo sperone triangolare del distrutto Castello del Carmine.

Una anonima recinzione fatta molto provvisoriamente racchiude un complesso di mura diroccato che nei suoi tempi più brillanti fungeva da capolinea della prima ferrovia in Italia, la Napoli-Portici.

La stazione di partenza della linea era compresa tra la Porta del Carmine nei pressi dell’omonimo Castello ambedue non più esistenti, e Porta Nolana posta dall’altro lato delle mura aragonesi che collegava le due porte, mentre tutta l’area circostante era in gran parte paludosa.

l’antica Stazione Bayard Napoli-Portici, poi divenuta Teatro Italia, distrutta dallo scoppio della nave “Caterina Costa” nel porto di Napoli il 28.3.1943.

Il capolinea fu inaugurato il 3 ottobre 1839 alla presenza del re Ferdinando II delle Due Sicilie e delle più alte cariche del Regno.

Il primo convoglio che fece il viaggio di inaugurazione era composto da una locomotiva a vapore battezzata “Vesuvio”, e da otto vagoni, il percorso fino alla Stazione del Granatello di Portici , l’altro capolinea, venne compiuto in nove minuti e mezzo tra ali di gente stupita e festante.

 

1939; francobollo commemorativo dell’emissione “Centenario delle ferrovie italiane” (100° anniversario delle Ferrovie Italiane (15 dicembre 1939)”); bollo con il disegno del primo convoglio ferroviario italiano e di una locomotiva elettrica degli anni ’30 a rivestimento aerodinamico; timbro postale di Olgiate Comasco (Provincia di Como, Regione Lombardia), 1940

L’area della stazione, all’epoca periferia della città, era raggiungibile, dal centro, da due omnibus a cavallo che, partendo dal largo del Castello, percorrevano la strada del Piliero oggi inglobata nel porto e via Marina  fino a raggiungere la via dei fossi.

All’arrivo del treno immaginate la variegata folla dei viaggiatori provenienti dalla costiera o verso la costiera, un via vai di persone che trasportavano ogni tipo di oggetto e per i tempi era facile anche vedere gente della terra trasportare i loro prodotti e animali sulle spalle.

E questi, lasciati il convoglio, si affollavano negli unici mezzi a disposizione, i due omnibus per recarsi nel centro città.

Viaggio di inaugurazione con il primo convoglio sulla linea Napoli-Procida.

La stazione era elegante e ben attrezzata con sale d’attesa delle tre classi sociali, e pensiline coperte che accompagnavano i viaggiatori fino all’interno del treno.

Sembra starno oggi ai nostri occhi come fosse cosi coccolato il viaggiatore nella stazione e nelle sale d’aspetto, per poi farlo viaggiare, nella maggioranza dei casi, in vetture mal protette o addirittura allo scoperto esposto alle intemperie.

Una delle prime carrozze costruite nel 1839

Emmanuele Bidera, scenografo, costumista, attore, autore, traduttore di commedie dal francese e poi impresario teatrale, fu particolarmente noto per aver scritto una guida turistica di Napoli e dei suoi dintorni: “Passeggiata per Napoli e contorni(1844)“, questo uno stralcio:

L’obelisco situato sul piazzale della Circumvesuviana con cui si celebra l’entrata a Napoli di Garibaldi su un convoglio della Napoli-Portici

… io mi diedi ad osservare quel luogo che chiamasi stazione. La prima classe, con tutta l’eleganza con la quale è messa, era quasi deserta: tre o quattro signori, l’uno discosto dall’altro, e tutti taciturni… Offriva la seconda un miscuglio di allegria e serietà: artisti, commessi, letterati, negozianti, che affratellavansi conversando, e si davano bel tempo; e fra questi non era io il secondo. La terza era zeppa di artigiani, contadini, marinari, servi, i quali facevano un vero baccano. Il buon umore dunque si perde salendo e si acquista scendendo.

Il fumare nella stazione era … riservato alle sole locomotive, ma qualcuno cedeva alla tentazione ed accendeva il sigaro trasgredendo alle norme. Un tal fatto, di così poca rilevanza ai nostri giorni, provocò addirittura un’interrogazione ministeriale alla Società (31 maggio 1844) che dovette giustificarsi attribuendo l’accaduto alla momentanea asportazione del divieto affisso in una graticola di ferro a causa dei lavori di imbiancatura delle sale d’aspetto.

Al calar della sera tutta la stazione assumeva un aspetto suggestivo: il fumo delle locomotive, lo stridere delle ruote, il movimento ed il vociare dei passeggeri si fondevano in un unico quadro rischiarato dalla luce soffusa delle lampade ad olio sparse un po’ dovunque.

 

Una panchina della stazione Bayard donata dal museo di Pietrarsa all’istituto Silvestri succursale di Portici

Il declino della stazione cominciò con l’entrata in esercizio del nuovo complesso di piazza Garibaldi voluto dal subentrato Regno d’Italia.

E leggete con quali poche e semplici parole re Ferdinando II nell’anno 1836 si assicurò la manutenzioni:

– Se dopo che sarà compita la strada di ferro, non verrà la medesima costantemente mantenuta in buono stato, l’amministrazione pubblica avrà il dritto di provvedervi di uffizio a spese del concessionario, o di chi avrà causa da lui, indennizzandosi delle anticipazioni che farà su’ prodotti della strada medesima.

– nostri Ministri Segretarj di Stato delle finanze e degli affari interni sono incaricati della esecuzione del presente decreto.

Firmato, FERDINANDO.

 

 

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