La Darsena e l’Arsenale

Nella foto di copertina è inquadrata la vecchia Darsena adiacente al porto di Napoli, sulla sinistra è riconoscibile il lato del Palazzo Reale esposta verso il mare, e ai suoi piedi la palazzina più bassa detta “Spagnola”, sulla destra, al centro dell’immagine e quasi irriconoscibile, vi è il Maschio Angioino.

Tutta l’area attualmente è occupata dai giardini del Molosiglio costruiti negli anni ’20 insieme a via Acton nella foto ancora non esistenti e realizzata per la necessità di avere un grande asse viario che collegasse la parte est della città con la riviera di Chiaia attraverso il tunnel della Vittoria e, per questa progettazione urbana, fu demolita l’intera antica darsena con gli edifici dell’Arsenale, in pratica tutto ciò che è rappresentato nell’immagine.

Via Cesario Console realizzata (1927) e vecchio Arsenale (negli attuali giardini del Molosiglio) non ancora demolito (1929)

L “arsenale” è un insediamento adibito alla costruzione, alla riparazione, all’immagazzinamento e alla fornitura delle armi e delle munizioni, il suo termine proviene dall’arabo دار الصناعة (Dār al-ṣināʿa), ovvero “sede d’industria” o “casa del mestiere”.

Arsenale della Marina con Vascelli – 1865

   Il primo arsenale a Napoli risale al 1300 circa e fu posto in un’area a ridosso delle attuali piazza Municipio e via Cristoforo Colombo, praticamente li dove oggi vi è la banchina avanzata con il grande parcheggio del porto turistico.

Veduta della darsena, inizio Settecento. L’arsenale è sulla sinistra

Nel 1575 il luogo fu considerato ormai poco adatto al suo scopo e si decise di trasferirlo costruendone uno più grande sulla spiaggia di Santa Lucia presso la torre di San Vincenzo, un avamposto difensivo del Castel Nuovo costruito in età angioina su un’isoletta dove in epoca ducale era stata eretta una chiesa, la nuova costruzione venne terminata alla fine del 1583.

Veduta dell’ingresso all’antico arsenale presso il Castello Angioino (sull’odierna piazza Municipio)

 Nel 1667 al fianco dell’arsenale venne scavata la darsena, un bacino acqueo artificiale utilizzato per l’ormeggio e il rimessaggio di imbarcazioni, in pratica è la parte più interna di un porto, cinta da dighe e protezioni, dove si procede alla riparazione delle navi e gli specchi d’acqua interni degli arsenali militari marittimi.

 Presso il molo San Vincenzo, il 1853 fu inaugurato il bacino di carenaggio in muratura nell’arsenale di Napoli, il secondo realizzato nella penisola dopo quello di Genova, struttura che permetteva l’eventuale riparazione o manutenzione delle navi all’asciutto, in particolare delle carene e delle altre parti dello scafo che sono poste sotto il livello di galleggiamento.

 Nella primavera del 1900 dall’arsenale di Napoli si imbarcarono le truppe italiane al seguito delle grandi potenze per raggiungere la Cina a seguito della rivolta dei Boxer, infatti dopo le prime violenze a Pechino contro gli occidentali, presero la via dell’oriente un contingente di 436 marinai (75 russi, 75 inglesi, 75 francesi, 60 statunitensi, 50 tedeschi, 41 italiani, 30 giapponesi e 30 austriaci) per proteggere le rispettive delegazioni a Pechino.

Tra il 16 e il 19 luglio 1900 ci furono a Napoli nei pressi della Darsena le operazioni di imbarco del Corpo di Spedizione sui piroscafi MinghettiGiava e Singapore, messi a disposizione dalla Compagnia di Navigazione Italiana.

Alla mattina del 19, il re Umberto I ed il ministro della Guerra Coriolano Ponza di San Martino passarono in rassegna i reparti. I tre piroscafi furono scortati dalla R. Nave Stromboli.

Al seguito del Corpo di Spedizione vi furono numerosi giornalisti e altri, come Luigi Barzini, che raggiunsero il contingente nel 1901.

Il Corpo di Spedizione partì la sera del 19 luglio 1900 e, dopo aver sostato a Porto Said (il 23 luglio), ad Aden (il 29) e a Singapore (dal 12 al 14 agosto), giunse a Taku il 29 agosto 1900.

Una volta sbarcato, il personale percorse in treno i 150 chilometri che lo separavano da Pechino.

Napoli, appena giardini realizzati dopo l’abbattimento del vecchio Arsenale (1929)

Negli anni venti, a causa della riorganizzazione urbanistica della litoranea l’arsenale venne completamente demolito e trasferito nella zona est di Napoli, in via Emanuele Gianturco, ormai divenuta zona industriale.

Il vecchio arsenale in demolizione per far posto alla via Acton

Con il decreto ministeriale della Difesa del 20 gennaio 1998 si decise la chiusura definitiva dell’arsenale di Napoli (che nel secondo dopoguerra si era di nuovo trasferito, prima in una grotta di via Orazio, dietro il palazzo della Clinica mediterranea, poi nello stabilimento Bombrini-Parodi di via Campegna, nei pressi di Bagnoli), assieme a quello di Messina e de La Maddalena, lasciandone solamente tre attivi in Italia per la Marina Militare: Augusta, Taranto e La Spezia.

Palazzo Reale e lavori in corso per l’apertura di via Acton dopo l’abbattimento del Vecchio Arsenale (1929).

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