La conquista del Vomero

Via Aniello Falcone al Vomero vista da Attilio Pretella

La città di Napoli, per la sua conformazione fisica, ha avuto sempre problemi a dare ai suoi abitanti idonee linee di trasporto pubblico.

Fino a fine XIX secolo gli unici trasporti disponibili, cosi era del resto ancora in tutto il mondo, erano carrozze e calessi, ma questo chiaramente solo per i privilegiati poichè i costi erano fuori dalla portata del popolino che doveva arrangiarsi cavalcando muli o altro, e con questo e si era già fortunati.

 

Omnibus e calessi su via Roma (Futura via Toledo) a cavallo dei secoli XIX e XX

Nel 1876 nelle strade di Napoli fecero apparizione delle strane carrozze a forma di vagoni ferroviari che scivolavano su dei binari trainati da cavalli con tanto di cocchiere.

Certo ancora molto lenti come mezzi di trasporto ma comodissimi per chi doveva spostarsi ed ammirare la città nello stesso momento, e comodamente seduto, in alternativa ad una lunga camminata.

Il primo percorso fu breve, Torretta-Riviera di Chiaia-Chiatamone, ma immaginate di farlo lentamente, su un tram scoperto, guardando il panorama che la riviera offriva a fine secolo.

Nel 1883 dai cavalli si passò al vapore e le linee cominciarono ad allungarsi e a “ramificare” in tutta la città.

Tram elettrici al capolinea di Piazza Dante, siamo negli anni 20

Nello stesso periodo si sviluppava un’altra realtà, il nascente rione “Vomero” sulla omonima collina, ma era evidente il relativo problema del suo collegamento con il centro della città essendo in quel tempo non disponibile alcun collegamento pubblico in grado di “arrampicarsi” per i pendii.

Escludendo le varie pedamentine lungo il corso Vittorio Emanuele prettamente pedonali, l’unica via idonea ai mezzi di trasporto era via Salvator Rosa con il tratto maggiormente acclive che presentava una pendenza del 59 per mille per cui, per i tram a vapore, fu addirittura previsto l’utilizzo di una cremagliera con la quale la velocità massima dei convogli era di 9 km/h, in pratica per arrivare al centro del vomero ci si impiegava mezz’ora ma considerando il traffico di oggi, ora andiamo anche peggio.

Tram in via salvator Rosa nel 1951

Alla fine dell’800 i cambiamenti economici del Paese rinvigorirono le attività edilizie che aumentarono gli insediamenti urbani di un certo livello sulla collina del Vomero e quindi si impose l’alternativa di agili collegamenti fra collina e centro.

Nel 1880 si studiarono due sistemi meccanici di trasporto con impianto a fune per collegare il Vomero al centro urbano (Funicolare di Montesanto) e con la zona bassa occidentale (Funicolare di Chiaia).

Capolinea di Montesanto della Funicolare per il Vomero

Inizialmente il loro uso era solo per uno scopo legato al puro piacere di salire e scendere dà e per la collina, straordinariamente assai più economico che costruire la rete dei tornanti carrabili, suggerita da altri tecnici, che tra l’altro avrebbero ulteriormente aggredito la collina.

Solo più tardi, in prossimità di continue modifiche tecniche, si pensò alle ”macchine sali e scendi” come di un servizio pubblico continuo, dedicato alle persone di giorno e alle merci di notte.

Le prime due linee funicolari di Napoli furono pianificate dieci anni prima della fondazione del quartiere Vomero, motivo unico e principale per cui vennero costruite e assieme a quest’ultimo realizzate.

Occorrerà attendere il secondo decennio del Novecento, per veder realizzare a Napoli altri impianti Funicolari, infatti testata l’efficacia come mezzo di trasporto vennero costruite le altre due linee, una detta Funicolare Centrale con capolinea in piazzetta Duca D’Aosta a via Toledo, e l’altra a Mergellina, portando a quattro, l’attuale numero delle funicolari in città.

Funicolare di Chiaia. E’ stata la prima funicolare delle 4 esistenti a Napoli ad essere costruita. Iniziata nel maggio 1887 e inaugurata il 20 ottobre 1889. Inizialmente era a vapore e poi fu elettrificata agli inizi del ‘900. Nella foto (inizi ‘900) si vede la stazione inferiore (Parco Margherita), demolita e poi ricostruita nel 2003

Per la linea del quartiere di Chiaia (via del Parco Margherita) che prestò servizio dal 1889 in poi, fu costruito un fregio ricordo sulla facciata della stazione inferiore del parco Margherita al rione Amedeo, da dove tutt’oggi parte la macchina, ma la targa fu rimossa da una recente ricostruzione del manufatto.

L’ apertura delle funicolari segnò per Napoli un nuovo inizio: sarà una delle poche città con un impianto così all’avanguardia.
I prodigi della tecnica del primo Novecento (riveduti e corretti un secolo dopo) e la suggestione del paesaggio sono i due cardini della Funicolare di Napoli, un modo alternativo per muoversi a Napoli.

 

Funicolare di Chiaia, fermata di Corso Vittorio Emanuele, poco dopo l’inaugurazione del 1889, ai tempi della gestione della Banca Tiberina: data la novità, la gente si affollava ancora per osservare il passaggio delle carrozze

 

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