Il “Ponte della Maddalena”, un ponte che ha seguito la storia di Napoli

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A causa del lungo rilievo collinare che circonda la città, numerosi fiumi anticamente provenivano da esse e attraversavano Napoli per riversarsi nelle acque del golfo.

Il fiume Sebeto – Giuseppe Checchetelli (1841)

Uno di essi, il più grande, il mitico Sebeto , arrivato in prossimità dell’abitato proveniente dal monte Somma, si divideva in due rami, uno diretto verso ovest e versava le sue acque nei pressi di piazza Municipio, l’altro invece si dirigeva verso il sud/est della città formando una enorme foce tra san Giovanni a Teduccio e l’area napoletana dove ora vi è il corso Lucci.

 

“Veduta scenografica a ponente della città di Napoli in Campagna Felice”. Particolare della zona orientale della città, con via Marina, il Castello del Carmine, le mura aragonesi, il Ponte della Maddalena

Per la presenza di questa larga foce, tutto il terreno circostante era costituito in gran parte da paludi e rigagnoli che ne rendevano difficile l’attraversamento e quindi l’ingresso in città da est per cui era indispensabile la costruzione di un ponte che agevolasse il transito.

 

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Per poco meno di mille anni fu un’unica e sola struttura a risolvere il problema dell’agevole ingresso alla città, il ponte della Maddalena.

Particolare della zona orientale con il Castello del Carmine, le mura aragonesi, il Ponte della Maddalena. 1647

Il nome proviene da una chiesa voluta nel XIV secolo in onore di Santa Maria Maddalena, nel XIX secolo affidata alla Congrega del Santissimo Rosario e oggi non più esistente.

Testimone di una buona parte della storia di Napoli, il ponte vide un suo primo danneggiamento nel 1528 durante l’assedio del maresciallo francese Lautrec, ebbe ancora danni per un’alluvione nel 1556 per cui fu interamente ricostruito grazie all’intervento monetario di tutte le province della nazione, tale era la sua importanza e utilità.

Carlo di Borbone lo restaurò nel 1747, ma l’episodio che lo vide maggiormente protagonista, fu durante la Repubblica Partenopea del 1799 quando le truppe francesi del generale Championnet, appoggiate dai giacobini locali, lo attraversarono sbaragliando l’ultimo ostacolo prima di entrare a Napoli.

Il Ponte della Maddalena nel 1750 circa, in questo caso denominato “Dell’Annunziata”

Sullo stesso ponte, due settimane dopo il Cardinale Ruffo forte dell’armata Sanfedista, si unì con i Lazzari e vi diede battaglia per riconquistare la città e ricacciare i francesi.

Ulteriore episodio da non dimenticare accadde il 19 novembre del 1767 quando la forza distruttrice della lava del Vesuvio arrivò fino al Ponte dove, nel frattempo, una folla terrorizzata aveva portato una statua di san Gennaro supplicandolo di arrestare la furia del vulcano, la lava “ubbidì” al Santo fermandosi prima di fare danni e vittime.

 

Per la grazia ricevuta, nel 1768 fu apposta, sul ponte, un’edicola votiva in piperno in cui è ancora oggi ospitato San Gennaro col braccio destro disteso verso il Vesuvio, a ricordare il momento in cui “fermò” la lava, poco prima del ponte.

Fiume Sebeto al Ponte della Maddalena”. 1890

Fu ancora restaurato e ribassato verso la fine del XIX secolo per permettere il transito delle nuove vetture tranviarie, infatti presso il ponte della Maddalena terminava il servizio omnibus nel 1875 con corse da piazza San Ferdinando dopodiché venivano sostituite le ruote per proseguire in modalità tranviaria fino a Portici.

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Le truppe francesi attraversano il ponte

Le successive trasformazioni urbane che hanno caratterizzato il territorio hanno prima ridimensionato e, in seguito sepolto il corso del fiume Sebeto e tutti i suoi rigagnoli da rendere inutile la presenza del ponte facendo dimenticare la sua utilità, infatti oggi ha perso completamente la sua forma e i suoi archi di sostegno sono quasi tutti murati o utilizzati diversamente.

 

Eruzione del Vesuvio del 1906 – Napoli, “La statua di San Gennaro al Ponte della Maddalena”.

 

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La statua di san Gennaro sul ponte dopo il miracolo della lava

 

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Il dipinto allegato è del tedesco Oswald Achenbach con predilezione artistica per un tipo di paesaggio dolce e meridionale. Nell’immagine atipica si vede il Vesuvio in fase di eruzione e delle donne in preghiera vicino alla statua di san Gennaro stranamente già esistente

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