Il mercato di via s.Alfonso dei Liguori

Oggi sembra assurdo credere che quella strada che collega piazza Poderico lungo via Arenaccia a piazza Carlo III meno di un secolo fa, potesse essere un enorme mercato dei prodotti della terra in cui si riversavano tutti gli agrioltori provenienti dai terreni ancora agricoli del nord della provincia.

Probabilmente arrivavano o con i loro carri agricoli, o utilizzando i tram che provenendo dal nord della provincia stazionavano proprio li vicino nei pressi del tiro a segno borbonico.

Nell’immagine si può notare l’enorme massa di venditori e acquirenti che di primo mattino affollavano la via e dal numero di ceste ammucchiate vuote ai bordi della strada, sembra che gli affari non andassero per nulla male.

Da notare uno degli archi di ingresso de “l’Albergo dei Poveri” che si intravede in fondo alla strada e che affaccia in piazza Carlo III.

La stessa strada, negli anni ’60, era sede della Lavanderia Papoff s.p.a. che contava oltre un centinaio tra operai ed impiegati solo nella sede principale, più una sessantina di negozi e punti di raccolta fra Napoli e provincia.

Purtroppo, dalla fine degli anni ’60, divisioni interne ed altre vicende fanno sì che l’attività crolli fino ad arrivare alla chiusura negli anni Novanta

In mancanza di altre notizie storiche del grande mercato agricolo, magari ci farebbe bene leggere qualche notizia del santo da cui la via prende il toponimo

Napoli, 1696 – Nocera de’ Pagani, Salerno, 1 agosto 1787

Nasce a Napoli il 27 settembre 1696 da genitori appartenenti alla nobiltà cittadina. Studia filosofia e diritto.

Dopo alcuni anni di avvocatura, decide di dedicarsi interamente al Signore. Ordinato prete nel 1726, Alfonso Maria dedica quasi tutto il suo tempo e e il suo ministero agli abitanti dei quartieri più poveri della Napoli settecentesca.

Mentre si prepara per un futuro impegno missionario in Oriente, prosegue l’attività di predicatore e confessore e, due o tre volte all’anno, prende parte alle missioni nei paesi all’interno del regno.

Nel maggio del 1730, in un momento di forzato riposo, incontra i pastori delle montagne di Amalfi e, constatando il loro profondo abbandono umano e religioso, sente la necessità di rimediare ad una situazione che lo scandalizza sia come pastore che come uomo colto del secolo dei lumi.

Lascia Napoli e con alcuni compagni, sotto la guida del vescovo di Castellammare di Stabia, fonda la Congregazione del SS. Salvatore.Intorno al 1760 viene nominato vescovo di Sant’Agata, e governa la sua diocesi con dedizione, fino alla morte, avvenuta il 1 agosto del 1787.

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