Il finto palazzo di San Potito (Le scale)

Via Pessina è il prolungamento di via Toledo che va da piazza Dante fino al Museo dove ha poi inizio via Santa Teresa degli scalzi.

300 metri di strada che ospitano molti ingressi di palazzi un tempo residenze di nobili e aristocratici, ma giusto al centro, di fronte alla maestosa e monumentale galleria “Principe di Napoli”, ve ne uno che agli occhi distratti sembra essere tale ma che in effetti non lo è.

Esso è camuffato da ingresso di palazzo ma in effetti ha una doppia funzione, come cassa scala ad alcuni locali ed appartamenti che hanno qui un ingresso secondario, ma anche come scala di accesso alla parte superiore della collina di San Potito.

Entrando nel vano scala ci troviamo in un piccolo androne come ce ne sono tanti, all’interno sulla sinistra un ingresso laterale di un negozio limitrofo e subito dopo la cassa scale.

Scalini in piperno e rampa molto larga le cui pareti sono lisce e prive di qualsiasi decorazioni.

Salendo si oltrepassano 4 pianerottoli intermedi, alcuni presentano ingressi di appartamenti, ma non si capisce se utilizzati, fatto sta che tutti sono protetti da porte in ferro corazzate.

Per due piani il contesto non cambia, ancora rampa molto larga, pavimentazione in piperno, ingressi in ferro chiusi e assoluta mancanza di qualcosa che rompa la monotonia delle pareti, ma alla fine ecco la luce, con grande sorpresa per chi non le conosce , finiscono le rampe e…ci si ritrova per strada, chiaramente ad un livello superiore da dove si è entrati.

In pratica le scale, anche se camuffate da portone, sono una scorciatoia per chi da via Pessina deve salire su in via Tommasi e magari oltrepassare con meno affanno la collinetta di san Potito raggiungendo la parte alta di via S. Rosa, infatti il palazzo che “custodisce” la scala proprio per questo motivo è detto “Palazzo Spuntatore” e affacciandosi dal muretto adiacente si vede il portone da cui si è entrati.

Il suo ingresso inferiore è quasi un portale, il tutto ha la forma di una piccola torretta o un campanile e al centro, su di un finestrone con sopra lo stemma del comune, vi è la scritta:

SCALA A S. POTITO

L’ANNO MDCCCLXVII

L’ ingresso superiore è una piccola costruzione indipendente molto caratteristica sulla cui parete hanno da poco collocato un “piastrellato” con una

Figura dedicata alla Madonna e su cui è scritto:

DESIDERO CHE SI VENGA QUI DA OGNI PARTE DEL MONDO.

A rendere tragicamente famose le scale è lo scrittore e insegnante Luigi Incoronato, nato a Montréal nel 1920 e morto suicida a Napoli 1967 dove si trasferì dopo la seconda guerra mondiale.

Fu autore di numerosi racconti e la sua migliore espressione narrativa è costituita proprio dal suo romanzo d’esordio “Scala a San Potito”, nel quale a fare da sfondo e protagonista è una Napoli stravolta dalla miseria e dalla guerra descrivendo quelle gradinate come lo scenario di vite consumate tra stenti e desideri incompiuti.

In questo libro descrive quell’umanità terribile e dolente che, perduta la casa e il pane sotto i bombardamenti, trova rifugio sui pianerottoli della grande “Scala a San Potito”.

“”Un ambiente in rovina dove alloggiano mendicanti e barboni, intere famiglie disadattate e inseguite dalla sfortuna.

Egli racconta di salirne le scale in cerca di un pertugio, di uno spazio, in mezzo a quei tanti derelitti, per trascorrere la notte:

“Pareva ch’egli fosse in dubbio se dovesse procedere o fermarsi. Uno dopo l’altro, gradino per gradino e gli occhi suoi scorrevano sui corpi sdraiati.”

C’è chi gli domanda che cosa venga a fare alle Scale, un signorino come lui, e anche altri gli si fanno intorno, poiché…

“C’era qualcosa che mi distingueva da essi, il parlare, il vestito migliore e non so che altro, e così poco bastava a convincerli ch’io fossi del mondo di quelli che possono tutto […] impossibile sarebbe stato convincerli che io non potevo nulla.”

Siamo all’indomani della fine della Seconda guerra mondiale, gli americani hanno appena lasciata la città e con la loro partenza Napoli s’impoverisce, vengono a mancare le occasioni di guadagno, disoccupati e inutili sono diventati gli sciuscià che abbiamo incontrato in Curzio Malaparte.

Sui pianerottoli delle scale si ode il cicaleccio, qualche volta le grida dei giocatori di carte, i mormorii, le bestemmie, i brusii, i lazzi, le confidenze, è il verminaio della vita che osserviamo, tranciato però da un sottile ed invisibile velo oltre il quale, così delicato e precario, sta la morte, già delineata un po’ sul volto di tutti.

Tra le pagine di Incoronato le scalinate sono un simbolo partenopeo della cultura dell’accoglienza e dell’arte di arrangiarsi, oggi sono fondamentali per abbreviare un lungo percorso impiegato da centinaia di persone ogni giorno tra cui molti anziani del quartiere che rinuncerebbero a scendere essendo il percorso alternativo a piedi, troppo faticoso.

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