Il crollo della galleria “Principe di Napoli”

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Nella città di Napoli esistono 2 gallerie commerciali nate all’incirca nello stesso periodo.

La maggiore è piu famosa è la “Galleria Umberto I”  costruita  tra il 1887 e il 1890 e, come dice il nome, dedicata a Umberto I re d’Italia in ricordo della sua generosa presenza durante l’epidemia di colera del 1884, pandemia che mostrò l’esigenza di un “Risanamento” della città.

 




Napoli: facciata della Galleria Umberto I. Disegnatore: Carlo Cornaglia – Incisore: Giuseppe Barberis. – 1894

Quella di cui si parlerà in questo articolo invece è una galleria minore, realizzata alcuni anni pima ma destinata ad essere la sorella povera nata solo perchè la chiesa di S. Maria di Costantinopoli, che affaccia tutt’ora sull’omonima strada, per salvaguardare parte del suo convento e dei propri giardini, si oppose fermamente alla riurbanizzazione dell’area che prevedeva grandi progetti mirati a collegare con larghe strade e giardini via Toledo con la zona museale.

Incisione di Basilio Anito del 1791, periodo nel quale il fabbricato museale era “Palazzo degli studi”, ed è interessante notare di fronte al Palazzo, il dettaglio del giardino del convento della chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, realizzato al di sopra delle mura della città.

Infatti la nascente aristocratica via Bellini che doveva collegare piazza Dante con piazza Museo, fu troncata di netto nel tratto superiore e al suo posto venne eretto un porticato che, nel 1869, fu trasformato in galleria commerciale con copertura in ferro e vetro.

Napoli, portico della Galleria Principe di Napoli

I lavori iniziarono nel 1870 e dopo un paio di sospensioni dovuti a problemi di urbanistica, furono definitivamente completati nel 1883.

Costituita da tre bracci, ognuno dei quali termina con un’uscita, era prevista anche la costruzione di un quarto braccio, ma non fu possibile realizzarlo per la presenza, come scritto prima, della chiesa di Santa Maria di Costantinopoli che con i suoi giardini occupava gran parte dell’area.




“Napoli – Galleria Principe di Napoli” in Piazza Museo.

Curioso notare che le tre uscite della galleria sono caratterizzate da scalinate di lunghezze diverse a causa del dislivello presente tra le varie strade sulle quali la galleria si affaccia, mentre di fronte al Museo archeologico, l’uscita si inserisce in un ampio porticato, ed è proprio di questa facciata che tratta l’argomento di questo articolo.

Abbiamo già accennato a questa galleria come “sorella povera” della più grande e ben più lavorata “Galleria Umberto I, infatti per tanti anni fu completamente dimenticata e abbandonata poichè senza alcuna destinazione d’uso e a causa del degrado per mancanza di manutenzione, nell’agosto 1965 crollò la facciata del suo ingresso su piazza Museo.

Napoli – Galleria Principe di Napoli: crollo della facciata (agosto 1965)

Per due anni non fu presa nessuna iniziativa, se non l’erezione di due barbacani per puntellare la Galleria che presentava comunque delle gravi lesioni.




Poiché il suo stato era alquanto fatiscente, e fu riconosciuto che per la Galleria non si era mai realizzata quella funzione per la quale era stata costruita, fu proposto da più parti, anche da enti e personalità di rilievo, un suo definitivo abbattimento per realizzare al suo posto un edificio per uffici e abitazioni, o un’area verde, o un parcheggio sotterraneo per il Museo.

In particolare il “Sindacato architetti liberi professionisti per la Campania” propose al Comune di Napoli una ristrutturazione dell’intero isolato, avendo in ciò l’appoggio del soprintendente archeologo; per questa ragione non videro di buon occhio lo stanziamento, seppure tardivo nel 1967 da parte del Comune, di 107 milioni di lire per la ricostruzione della facciata crollata, giudicandolo uno sperpero di denaro pubblico.

Nonostante ciò nel giugno-luglio del 1969 furono intrapresi ed infine realizzati quei radicali lavori di restauro che ci hanno conservato la Galleria fino al giorno d’oggi.

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