Il castello Aselmayer, la funicolare di Chiaia e il corso Vittorio Emanuele

Chissà perchè i fotografi d’epoca per eseguire le loro foto preferivano gli orari compresi tra pomeriggio e sera, forse la bassa luce solare favoriva le ombre del bianco e nero o forse approfittavano della maggiore tranquillità delle strade nelle ore in cui si faceva pericoloso camminare.

Fatto sta che anche in questa foto, vedendo la lunga ombra del muretto basso, sembra che la luce solare arrivi dal lato mare, cioè da ovest, e dimostra un orario neanche tanto tardi, considerando che sembra essere inverno per il soprabito e cappello indossato dal signore che percorre tranquillamente il Corso Vittorio Emanuele e che stranamente sembra stia parlando al cellulare.

 


Proviamo a risalire all’epoca di questa foto  “leggendo” i manufatti presenti nell’immagine.

 

La stessa area dell’immagine in bianco e nero nella realtà odierna

Cominciamo dalla strada, il Corso Vittorio Emanuele è considerata come prima “tangenziale” in ordine di tempo e la sua realizzazione, verso la metà del XIX secolo, si deve alla volontà di Ferdinando II che alla fine del 1852 commissionò il progetto con l’intento di poter avere un asse viario che mettesse in diretto collegamento due parti della città poste agli antipodi e soprattutto la città bassa col quartiere del Vomero.

I lavori della nuova strada, chiamata inizialmente “Corso Maria Teresa” in onore della regina, furono inaugurati dalla famiglia reale il 6 aprile 1853, entro il 1860 fu completato il primo troncone, di cui faceva parte il tratto inquadrato, mentre il secondo tratto, fino a piazza Mazzini, terminò poco prima del 1880, intanto però, nel 1860, dopo l’entrata di Garibaldi in città, la strada cambiò di toponimo e fu intitolata al primo re d’Italia.

 

Napoli, Corso Vittorio Emanuele (prima di Parco Grifeo)

Quindi prima conclusione, la foto potrebbe essere di poco prima dell’unificazione del 1860, proseguiamo.

Il basso manufatto sulla destra ci dice che li vi è la stazione della funicolare di Chiaia, la sua realizzazione fu decisa sul finire del 1800, periodo in cui la collina del Vomero iniziava il processo di trasformazione in area residenziale e per consentire rapidi spostamenti verso il centro fu realizzata la funicolare in questione che nel 1889, fu anche la prima ad entrare in funzione e che collega tuttora Piazza Vanvitelli al Rione Amedeo, nel quartiere Chiaia, infatti quel muretto che si vede in foto sulla sinistra separa il corso da via del Parco Margherita che, nella sua parte più bassa prima di arrivare a piazza Amedeo, contiene il capolinea della suddetta funicolare.

 

Funicolare di Chiaia, fermata di Corso Vittorio Emanuele, poco dopo l’inaugurazione del 1889, ai tempi della gestione della Banca Tiberina: data la novità, la gente si affollava ancora per osservare il passaggio delle carrozze.

Quindi se consideriamo la stazione della funicolare gia funzionante, facciamo un salto di oltre 30 anni e ci assestiamo nell’ultimo decennio del secolo XIX, ora manca l’ultimo elemento da prendere il considerazione, il Castello inglese di Aselmayer.

L’edificio fu eretto definitivamente nel 1902 come residenza personale del suo ideatore Lamont Young ma due anni dopo fu venduto al banchiere Carlo Aselmeyer, quando lo stesso Young si trasferì sull’isola della Gaiola, mentre negli anni successivi gli ambienti interni furono sempre più frazionati, dando luogo a diversi appartamenti privati, oggi il corpo della portineria in basso è deturpato da sopraelevazioni fuori contesto.

 

Il castello Aselmayer visto dal Corso Vittorio Emanuele.

L’edificio rappresenta uno dei più riusciti esempi di architettura neomedievale della città, le torri sporgenti che presenta danno al castello una impronta di carattere medievale, inoltre meritano annotazione anche i materiali utilizzati per edificare il castello, infatti, la facciata è rivestita interamente da bugne in pietra vesuviana mentre gli interni (soffitti, pavimenti, pareti, scale, porte) sono tutti in legno.

Quindi oltrepassiamo anche la fine XIX secolo e ci posizioniamo ideologicamente ad inizio secolo XX, sembrano non esserci binari del tram ma sicuramente saranno presenti poichè in questo periodo cominciò la prima tratta elettrica che collegava la torretta al Museo attraversando il corso Vittorio Emanuele e, considerando che l’elegante uomo che sembra essere al cellulare indossa una bombetta, questo tipo di copricapo fu il cappello formale maschile per eccellenza nella moda occidentale raggiungendo la massima popolarità tra il 1890 e il 1920, io posiziono la foto poco prima della prima guerra mondiale, 1910.

Tram sul Corso Vittorio Emanuele a Napoli

 

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