Fontana del Formiello – Storia e origine del nome

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Nel IV secolo avanti Cristo, alla fondazione dell’antica Neapolis, i coloni greci cominciarono ad estrarre, dal sottosuolo della città, il materiale lapideo necessario ad edificarla.

Queste cavità furono successivamente sfruttate come acquedotto dai stessi greci, i quali misero in correlazione le cisterne attraverso una rete di cunicoli che andavano a prelevare l’acqua da una sorgente alle falde del monte Somma, nel paese di Volla, da cui nacque il nome “acquedotto della Bolla”.

In seguito i romani ampliarono questo sistema creando 400 km di cunicoli e cisterne sotterranee che dalla sorgente del Serino in Irpinia, distribuiva l’acqua in tre diramazioni principali.

Una giungeva fino ai paesi di Pompeii, Ercolano e Stabiae; la seconda approvvigionava Napoli, Casalnuovo e Acerra; la terza arrivava a Bacoli per riempire la cosiddetta Piscina Mirabilis.

L’acquedotto, che attraversava il centro di Napoli, ebbe vita fino al 1884 anno in cui venne definitivamente chiuso poiché inquinato dalla linea fognaria sovrastante.

Nel suo percorso alimentava diverse fontane pubbliche disseminate per la città è tra queste anche quella oggetto di questo articolo.

Il largo E. De Nicola, quello che il popolo ama denominare Porta Capuana, presenta un secolare Patrimonio storico tra cui la chiesa di Santa Caterina, l’edicola di San Gennaro, e il Castel Capuano alla cui parete è addossata la fontana paretale del Formello. ( “Paretale” perché appunto appoggiato
a parete).

Realizzata nel 1573 su una precedente struttura omologa medievale ormai in disuso, in origine era chiamata “Fontana reale con abbeveratoio” perché la sua funzione principale era di far abbeverare gli animalii.

Il suo nome attuale “a formiello” proviene dal latino “ad formis”, ossia “verso i condotti” dei canali dell’acquedotto della Bolla.

La sua architettura è suddivisa in due livelli: in basso dove c’è la vasca, sono collocate tre maschere leonine dalla quali sgorga acqua, mentre nel livello superiore è posto lo stemma del viceré.

Sono presenti anche quattro medaglioni, scolpiti a bassorilievo, con due volti maschili e due femminili, identificabili, forse, con le quattro stagioni.

Inoltre, nel primo ordine in alto, al centro, è presente una lapide affissa dal viceré don Pedro Tellerz Giron duca d’Ossuna, datata 1583, che recita:

«Regna Filippo
Fermati viandante a venerare le acque della fonte che il Sebeto illustre padre
Qui il coro delle Aonidi
Qui l’onda del fiume Parnaso
Qui per te regala dalla fonte Melpomene
E l’aria canta le opere del re
Anno 1583»

Alla fine del XVII secolo il viceré don Pedro Antonio d’Aragona, per abbellirla, provò ad apporvi la statua di Filippo IV di Spagna, poi rimossa dal popolo stesso, che non gradì l’offerta.

Sul finire dell’Ottocento, la fontana fu smontata e riposta nei depositi comunali.

Venne poi ricostruita nel 1930 e isolata con un recinto per apparire così come la vediamo oggi.















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