DAL “LARGO DI PALAZZO” AL “MUSEO ARCHEOLOGICO”

” Place del Mercatello et Musée nationale à Naples – D’après les photographies de M. Bernoud “. L’incisione mostra il progetto che l’architetto Giovanni Riegler aveva proposto di realizzare – nello spazio a cuneo risultato nel 1855 dall’abbattimento delle Fosse del Grano, delle mura di Napoli e della Porta di Costantinopoli – un parco pubblico che unisse Largo Mercatello ( oggi Piazza Dante) col Largo delle Pigne (oggi Piazza Museo), con l’edificio del Museo Nazionale quale quinta scenografica di fondo. Il bel progetto non fu mai realizzato per l’azione di speculatori edilizi che si affrettarono a far approvare dal Comune l’edificabilità dell’area; i palazzi che tuttora vi insistono.

El “siglo de oro” di Napoli

La Napoli a dominazione spagnola, copre un arco di tempo che va dal 1503 al 1713 e una grande moltitudine di viceré si susseguì al governo cittadino.

Prima del 1561, l’Impero spagnolo non aveva una vera grande capitale e scelse come città simbolo la piccola cittadina di Madrid per la sua posizione centrale nella penisola Iberica.

Napoli, il Largo di Palazzo (attuale Piazza del Plebiscito), prima della sua sistemazione (lavori iniziati nel 1809). Sul lato sinistro della veduta si vedono una serie di edifici ecclesiastici sostituiti poi dal complesso di San Francesco di Paola. Da notare a sinistra la rampa del Convento della Croce e le facciate dei conventi di San Luigi di Palazzo e di Santo Spirito. Sulla destra vi è la “Fontana del Gigante”. L’opera di van Wittel è nota in almeno quattro esemplari, tutti fondati sul disegno preparatorio conservato a Napoli, nel Museo di San Martino: quello più vicino al dipinto di Intesa Sanpaolo, datato 1706, si trova nel Museo di Cincinnati (Ohio). Fu realizzato a Roma: l’artista olandese vi si era trasferito dopo che, nel 1702 era stato rimosso dall’incarico il viceré che lo aveva invitato a Napoli nel 1699, trasformandolo in una sorta di pittore di corte.

In questo periodo fu Napoli a rivestire il ruolo di città più importante del regno spagnolo, e non solo.

La città partenopea assurse ad un grado di crescita demografica (il secondo agglomerato urbano del Mediterraneo dopo Istanbul e il primo del cristianesimo occidentale del XVI secolo), economica, culturale, urbanistica, divenendo uno dei massimi centri della monarchia spagnola, e maggiore grande centro del Mediterraneo.

Napoli, il Largo di Palazzo (attuale Piazza del Plebiscito), prima della sua sistemazione (lavori iniziati nel 1809).

Culturalmente Napoli divenne un centro così florido che, nel periodo più illustre del “siglo de oro”, oltrepassò, per la sua facoltà di attirare le personalità più estrose dell’Impero, la corte madrilena.

Nel XVI secolo, la zona nord occidentale di Napoli, quella a ridosso della collina del Vomero,(in pratica da piazza Plebiscito a via S. Rosa) fu interessata da una profonda ed elegante urbanizzazione che diede ancora piu lustro al maggiore centro d’Europa e gettò le basi per la capitale che era destinata ad essere.

Veduta di Napoli con l’entrata di Carlo di Borbone in Largo di Palazzo.

Tra il 1500 e il 1600 cominciò a fiorire la parte piu elegante e rappresentativa della Napoli di oggi, nel 1540 prese forma Largo di Palazzo, destinato ad accogliere nel 1600 le prime pietre del palazzo Reale che da allora ebbe continue modifiche e miglioramenti.

Con la nascente reggia, nel 1599 si ebbe l’esigenza di collegare il neo largo con la spiaggia di Santa Lucia creando la panoramica via Cesareo Console allora denominata via Guzmana.

Nel Largo di Palazzo, dal versante opposto, già dal 1536 confluiva via Toledo e 30 anni dopo, il rigagnolo che scendeva da Pizzofalcone diventava via Chiaia.

Nello stesso periodo, i viceré di Spagna, allora governatori di Napoli, riscontrarono il problema nell’ acquartierare il loro esercito.

Per esigenze logistiche militari, venne trovata loro sistemazione al di sopra di via Toledo, in prossimità del palazzo reale, requisendo una zona allora ricca di giardini, orti e boschi di pigne; nascevano i “famigerati” Quartieri Spagnoli.

Immaginate di percorrere via Toledo già in veste di principale “Promenade”, percorrerla in salita da “Largo di Palazzo” ossia piazza del Plebiscito, ed arrivare al suo inizio fino all’odiera piazza Dante, dal 1536 delimitato da una porta di ingresso in città.

La porta fu chiamata ufficialmente porta Reale Nuova, ma veniva anche chiamata porta di Toledo o porta dell’Olio, quest’ultima denominazione giustificabile per la presenza in zona di cisterne per la conservazione dell’olio che oggi viene ricordata dall’omonima via.

In seguito alla costruzione della basilica dello Spirito Santo fu detta appunto porta dello Spirito Santo.

Antonio Joli – Porta Spirito Santo a via Toledo; sulla sinistra la chiesa di Spirito Santo. La Porta fu abbattuta nel 1775, e la statua di S. Gaetano posta in cima traslata su Port’Alba

Attraversandola, ci si trovava fuori dalle mura, precisamente nel Largo del Mercatello, odierna piazza Dante e piccolo mercato fuori alle mura, differenziato dal più grande di piazza Mercato.

Un secolo dopo, lo stesso largo fu usato come camera ardente dove venivano depositate migliaia di morti di peste provenienti dal centro città.

Largo Mercatello a Napoli durante la peste del 1656.

Proseguendo il cammino arriviamo alla parte più alta della urbanizzazione del secolo XVI, più in là non si poteva andare, mancavano ancora piu di due secoli alla costruzione del ponte della Sanità e via santa teresa degli scalzi ancor non esistente, terminava lungo la contrada del Casciello, colle dove si ergeva la chiesa di Santa Teresa degli Scalzi.

Ponte della Sanità inizio 900

Ai piedi di questo colle si decise, nel 1586, di trasferirvi le scuderie per la cavalleria militare, ma una volta iniziato, il progetto venne abbandonato quando ci si rese conto che l’area era povera d’acqua, elemento necessario per la sopravvivenza dei cavalli.

via Santa Teresa degli Scalzi (a sinistra la curvatura per via Salvator Rosa; a destra l’ingresso di servizio al Museo Nazionale).

Si decise quindi, nel 1612, di trasformare il manufatto in “Palazzo degli Studi” per cui il progetto venne ancora più volte modificato e sospeso, ma anche questa nuova destinazione d’uso venne archiviata.

Dopo gli “studi”, divenne sede del Tribunale e, successivamente, tornò ad ospitare le truppe del regno che lo occuparono fino al 1735.

Palazzo degli Studi. Autore sconosciuto. L’incisione ritrae l’edificio dell’Università dei Regi Studi (poi Museo Nazionale) dopo il completamento dell’ala orientale ma prima dei lavori di soprelevazione per la realizzazione del primo piano.

Nel 1742 l’università ritornò in questa sede ma, nel 1767, con l’espulsione dei Gesuiti dal regno, l’università venne trasferita nel convento rimasto vuoto e il palazzo fu destinato, da Ferdinando IV, a sede del Real Museo, in modo da conservarvi le collezione Farnesiane e quelle degli scavi di Ercolano.

Palazzo degli Studi. Progetto dell’astronomo Giuseppe Casella (1755-1808) per la realizzazione di un Osservatorio Astronomico nell’edificio. La torretta qui ritratta non fu mai realizzata. Infatti il ​​luogo approvato e finanziato da re Ferdinando IV, pur avviato progetto fu presto sospeso non solo per la rivoluzione del 1799 ma anche e soprattutto perchè il era troppo infossato e racchiuso dalle colline circostanti da non permettere una veduta ampia del cielo (difatti l ‘Osservatorio fu realizzati alcuni anni dopo sulla collina di Capodimonte). Interessante sull’incisione di fronte al Palazzo, il dettaglio del giardino del convento della chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, realizzato al di sopra delle mura della città

Inoltre ospitò, per un breve periodo di tempo, l’Accademia delle Scienze e Lettere e quella delle Belle Arti.

“Veduta dei Publici Studii fuori la Porta di Costantinopoli”. Autore ignoto del ‘700. L’immagine molto schematica e dilatata, mostra sulla sinistra il Palazzo degli Studi (oggi Museo Archeologico Nazionale) in costruzione (è stato aggiunto il corpo centrale col nuovo ingresso, ma manca ancora il corpo orientale), mentre sulla destra corrono le mura della città con la Porta di Costantinopoli (abbattute nel 1852).

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