Basilica reale pontificia di San Francesco di Paola


L’arrivo di Gioacchino Murat a Napoli coincise con l’inizio di un progetto di riassetto urbanistico della città: in particolare, questo interessò quella zona periferica, che diventerà in seguito piazza del Plebiscito, sede di numerosi conventi e giardini, nonché luogo frequentato da malviventi.



Il generale francese ordinò quindi l’abbattimento di tutti gli edifici e la costruzione di una piazza che avrebbe dovuto prendere il nome di “Gran Foro Gioacchino”: tra i progetti presentati venne scelto quello che proponeva l’edificazione di un porticato con al centro un’aula circolare da utilizzare come sede di assemblee popolari.



I lavori iniziarono nel 1809, tuttavia non vennero mai portati a compimento per via della cacciata di Gioacchino Murat da Napoli e della restaurazione della corona borbonica: Ferdinando I delle Due Sicilie quindi, come voto nei confronti di san Francesco da Paola, che aveva intercesso per lui affinché ritornasse sul trono del Regno, decise la costruzione di una chiesa al centro del costruendo porticato.



Venne indetto un concorso in cui risulto vincitore un progetto che soddisfece tutte le richieste del re, come quella dell’altezza della cupola che non doveva superare il Palazzo Reale, posto proprio di fronte.

La prima pietra venne posta il 17 giugno 1816; la facciata fu terminata nel 1824, le decorazioni interne nel 1836, mentre le statue furono poste nel 1839.



In definitiva la chiesa fu conclusa nel 1846, rispecchiando pienamente quello che era il gusto neoclassico ed ispirandosi nelle forme al Pantheon di Roma, oltretutto, grazie al privilegio concesso da papa Gregorio XVI, fu la prima chiesa di Napoli ad avere l’altare rovescio.



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